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Il Difficile e duro lavoro del Cane da Pastore

Dedicato a qualunque tipo di discorso sul Pastore Tedesco diverso da quelli previsti

Il Difficile e duro lavoro del Cane da Pastore

Messaggioda Tex&Marcomgn » 27/12/2016, 15:17

Di Antonio Scungio
Dal sito www.k9uominiecani.com

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Il compito di protezione delle greggi e del bestiame in generale dagli attacchi dei predatori selvatici resta sicuramente uno dei compiti più duri e aspri che l’uomo abbia affidato al cane. Nell’arco del tempo l’uomo ha diversamente utilizzato prerogative anatomiche, fisiologiche e comportamentali del cane per meglio gestire e soprattutto per alleggerire il proprio lavoro in tantissimi ambiti, come la guardiania in generale e nello specifico la protezione dei greggi e degli armenti. Come detto, questa è tra le più dure mansioni affidate al cane nel senso più ampio del termine, dove il lavoro coincide con un’ampia possibilità di perdere la vita svolgendo il compito. Spesso, in primis gli addetti ai lavori e poi taluni presunti esperti in questo settore, dimenticano questo aspetto cruciale che fa di questi cani dei veri eroi. Qualcuno in tempi non lontani ha anche portato esemplari di questo tipo di cani sotto le cineprese per meglio sfruttare le ondate moderecce che in maniera repentina e disarmante si alternano, e che a volte celano la strenua sponsorizzazione di se stessi attraverso il cane, se non addirittura attività truffaldine.

Ma a noi interessano i fatti e a questi ci atterremo. La guardiania degli animali domestici in realtà naturali non interessa la protezione solo ed esclusivamente dall’attacco dei lupi ma – per quanto riguarda solo i mammiferi e a livello mondiale – da molte altre specie, dai grandi mustelidi a volpi, coyote e sciacalli, dalle linci ai cinghiali ai babbuini, dalle iene fino all’orso, puma e leopardo. Non solo un terribile lavoro da svolgere per questi cani, ma anche da affrontare in modo diverso a seconda dell’incombenza, tanto che sono state selezionate razze o tipi di cani adeguate e tipiche di certe zone o aree.

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Mastini tibetani a protezione del bestiame scacciano un leopardo delle nevi.

In questo articolo ci soffermeremo sull’azione del cane da guardiania per quanto riguarda la difesa dei greggi e degli armenti dal lupo eurasiatico (Canis lupus lupus) e in particolare dell’ecotipo Canis lupus italicus, che è il lupo presente in Italia e ormai, per dispersione, anche in alcuni Paesi europei. Questo impiego del cane deriva da attriti antichissimi tra l’uomo e il lupo, tanto da essere presente in molte culture mondiali. Fino al secolo scorso – ossia fino al 1970 – non c’erano solo i cani per difendere il bestiame, poiché li si cacciava e ancora in precedenza si facevano grandi battute per uccidere soprattutto i cuccioli nonché gli adulti, si piazzavano trappole di ogni sorta, si pagavano taglie e si facevano dannosissime e terribili campagne di avvelenamento. Con l’avvento dei fucili a canna rigata l’uomo ebbe a disposizione armi molto più potenti, precise e con una gittata diverse volte superiore di quelli a canna liscia. E il lupo diminuì drasticamente, fino a estinguersi nella maggioranza d’Italia.

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All’estero però andò peggio, e anzi tuttora viene perseguitato. Oggi in Italia il lupo, specie molto adattabile e intelligente, è notevolmente aumentato grazie alla protezione concessagli, alla reintroduzione ed enorme aumento delle sue prede selvatiche, all’espansione delle foreste e anche a una fase di aumento riproduttivo naturale, che è sempre correlato alla maggiore disponibilità di prede. Col variare del numero dei predatori ovviamente aumentano anche le predazioni degli armenti – più facilmente individuabili e abbattibili rispetto alle specie selvatiche – e pertanto variano le strategie di difesa e come ovvio l’impiego, la gestione e anche la cultura del cane da protezione. Naturalmente è basilare conoscere il “nemico”, ossia il lupo e pure l’orso, almeno per quanto riguarda determinati aspetti come le dinamiche predatorie, perché va da se che per conoscere un difensore dei greggi, se così vogliamo chiamarlo, tocca ben conoscere colui che i greggi li attacca per predarle.

Un aspetto importantissimo da tenere sempre in considerazione è che ogni predatore nell’interezza dell’azione predatoria ha delle fasi più o meno rigide che rispecchia sempre. Sono due: la fase costante della predazione e la fase variabile della predazione. Nel caso specifico del lupo le fasi costanti della predazioni si dividono in due sottofasi: inseguimento e abbattimento della preda (nei felini spesso le fasi sono tre, c’è anche l’agguato). L’aspetto più interessante non è dato tanto dalle fasi costanti di predazione quanto dalla fase variabile della predazione (ossia la seconda) che nel lupo viene rappresentata dalla strategia che è in continuo cambiamento ed è tanto più rapido e complesso quanto più aumentano le variabili che possono impedire la predazione stessa. Il lupo difatti è astuto e prudente ma anche intelligente: impara, modifica e fa tesoro delle nostre reazioni. Ecco perché il lupo è il lupo, in tutte le culture. Potranno odiarlo, ma tutti lo ammirano.

Ma quali sono quindi le caratteristiche che il cane da guardiania del bestiame deve avere per contrastarlo? Sicuramente un’analisi delle motivazioni, vocazioni e attitudini riusciranno a farci capire meglio.

Le motivazioni: sono ciò che il cane ricerca nel mondo o nell’ambiente in cui vive e che vengono considerate il trigger comportamentale. Le motivazioni alte sono: 1) territoriale. 2) possessiva. 3) protettiva. 4) affiliativa. Le motivazioni basse sono: 1) predatoria. 2) collaborativa. 3) perlustrativa. 4) esplorativa. 5) cinestesica. 6) sociale intraspecifica. 7) sociale interspecifica.

Le vocazioni: indicano cosa il cane desidera fare, gli ambiti in cui tende a operare e l’elezione di particolari target. Dipendono in massima parte dalle motivazioni precedentemente descritte . Le vocazioni alte alte sono: 1) difesa del territorio. 2) diffidenza verso gli estranei. 3) predatorietà verso il selvatico non predatore. 3) forte legame sociale con i conspecifici. 4) grande autonomia decisionale. Le vocazioni basse sono: 1) predatorietà azzerata verso i conspecifici e gli affiliati (armenti). 2) delega di responsabilità. 3) collaborazione con un eventuale conduttore.

Le attitudini: la capacità di un soggetto di mettere in atto un determinato comportamento attraverso strumenti innati (schema di comportamento), strumenti cinestesici (organizzazione motoria, coreografica, strutturazione), strumenti emotivi (profilo emozionale, arousal) e strumenti fisiologici. Possiamo definire il tutto così: 1) basso arousal. 2) profilo emozionale calmo. 3) grande resistenza ai traumi, al freddo, alla fame. 4) schema comportamentale innato molto forte.

Da queste piccole delucidazioni si evince che il cane deputato a questo ruolo deve avere delle prerogative precise in modo tale da poter portare a termine il compito affidatogli con estrema precisione e diligenza. A oggi in tutti gli areali mondiali in cui si alleva il bestiame in modo estensivo e semibrado si notano delle razze canine adatte, che sono davvero numerose e con aspetti comportamentali in alcuni casi molto diversi. Quale razza risulta essere la migliore per questo tipo di lavoro? Nessuna, non esiste una razza principe come taluni gruppi e/o associazioni voglio far credere. Un perfetto cane nativo di una zona potrà risultare discreto o anche meno in un’altra e in base a molteplici fattori, fra cui anche la specie di bestiame da proteggere. Diciamo che esistono razze o tipi di cane in grado di adattarsi meglio di altre a variazioni orografiche di territorio deputato a pascolo e stazzo a diverse latititudini, ma mai questo avviene in senso assoluto.

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Mongolia, cane da pastore

Un distinguo importante lo si può fare in relazione alla latitudine passando per le specie allevate e soprattutto alla conformazione territoriale, quindi si possono evidenziare due grandi gruppi di cani da guardiania per gli armenti, ossia dell’Europa orientale e dell’Europa occidentale. Gli aspetti comportamentali e di lavoro ovviamente variano e in alcuni casi ci sono delle differenze nettisime soprattutto collegate all’aspetto territoriale. Per quanto riguarda il gruppo europeo occidentale, le razze cardine della nostra penisola e in particolare delle regioni centromeridionali sono il Pastore Abruzzese (per l’Enci Pastore Maremmano Abruzzese) e il Pastore della Sila, molto più comune e utilizzato il primo, meno il secondo. Queste due razze millenarie per alcuni tratti sono sovrapponibili, per altri sono completamente diverse. Un aspetto particolare da considerare è come entrambe le razze si siano adattate alle specie zootecniche con le quali lavorano. L’Abruzzese è specializzato nella guardiania dei greggi di ovini, mentre il Sila in quella dei caprini. Tuttavia entrambe possono adattarsi a fare l’una o l’altra cosa, con risultati però non così scontati in quanto le loro “protette” al pascolo si comportano ben diversamente. Gli erbivori poligastrici (ovini, caprini, bovini) al pascolo devono espletare due fasi e cioè l’approvvigionamento del foraggio che chiameremo pastura, e la ruminazione. Il fatto è che gli ovini hanno una pastura decisamente più raccolta e meno dispersiva rispetto ai caprini, e la svolgono come si dice in gergo tecnico “a terra” e pertanto sulle piante erbacee del prato pascolo. Insomma, stanno relativamente vicine e in spazi aperti che permettono all’Abruzzese di controllarle bene.

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caprini invece hanno un’azione di pastura decisamente più dispersiva, essendo selezionati dalla natura per vivere in zone ripide e sassose, con poca erba ma più cespugli che crescono sporadicamente e non in modo uniforme. Sono in grado di digerire anche foglie e rametti giovani di alberi e cespugli e pertanto vanno anche dove l’erba non cresce, nel bosco. Proteggerle per il Pastore della Sila è pertanto arduo, poiché il lupo (e un tempo in Meridione pure l’orso e la lince) può avvicinarsi rimanendo nascosto. Il cane pertanto deve muoversi di più. Per cercare di spaziare con la vista in quelle condizioni, questi cani hanno persino imparato ad arrampicarsi sui bassi alberi fronzuti.

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Il lavoro del cane da protezione del bestiame non viene certo svolto da un singolo esemplare ma da un gruppo, secondo una procedura complessa e direttamente proporzionale a quella parimenti elaborata attuata dal lupo. Anzi, dai lupi, perché si tratta di una specie gregaria. Prima agivano spesso isolatamente perché rimasti in pochi e sparsi. Oggi, tornati numerosi, hanno riformato gruppi familiari e branchi.

A questo punto è molto importante citare una ricerca sul lupo allo stato selvatico, con monitoraggi e osservazioni comportamentali per 365 giorni l’anno, portata a termine e pubblicata nel 2009 dal noto biologo David Mech, in cui emerge un aspetto molto importante e cioè che la tanto citata dominanza nel lupo non esiste, o meglio, non così marcata come detto. Non esiste chi domina e chi viene dominato, ma esistono dei ruoli che sostanzialmente ricalcano quelli di una famiglia. Chiariamo, di una famiglia con buoni genitori. Una curiosità: Mech con questo studio ripudia (ma l’aveva già fatto nel 1999) quel che asserì in precedenza, fin da 1970, e cioè che in un branco vi fossero due esemplari detti alfa e brutalmente dominanti sugli altri. Si era sbagliato, in pratica, osservando i branchi di lupi in cattività e composti di animali non imparentati, e si era sbagliato pure dando credito alla stessa tesi del 1947 di Rudolf Shenkel dell’Università di Basilea (sbagliatosi anche lui avendo osservato il comportamento di lupi in cattività). Insomma, in natura è diverso. Perché abbiamo detto questo? Perché nel cane è lo stesso, essendosi basati su questo concetto di dominanza del lupo traslandolo sul cane. In poche parole, in famiglia ci si comporta in un certo modo, mentre con altri diversamente: fate entrare in contatto un branco di lupi con un esemplare adulto sconosciuto di lupo e quest’ultimo molto probabilmente verrà ucciso; fate entrare in contatto un gruppo di cani da guardiania con un esemplare adulto sconosciuto di cane e quest’ultimo molto probabilmente verrà ucciso. Da tutti, non da uno, perché il branco o gruppo di lupi o cani è sempre formato da individui con diversi ruoli tutti basilari e quindi secondo precisi parametri, che nel lupo sono rappresentati dalla strategia d’attacco e nel cane dalla strategia di difesa. Tutto secondo schemi complessi, come in una partita a scacchi. Dipende da chi sono i giocatori. Ma questo è un gioco letale in cui possono perdere la vita i cani o i lupi o il bestiame (e in tal caso il pastore ha perdite economiche spesso ingenti).

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quanto riguarda la costruzione del gruppo di cani da protezione, devono esserci dei punti fermi dai quali non bisogna prescindere. Prenderemo in esame il lavoro che va a svolgere il Pastore Abruzzese in un gregge medio di circa quattrocento pecore. In tal caso i cani dovranno essere non solo buoni ma almeno da quattro a sei, meglio se tutti della stessa famiglia, magari madre e figli, mentre per evitare la consanguineità il padre sarà stato il maschio prescelto di un altro pastore (presso il quale avviene l’accoppiamento fra i due esemplari, isolati dagli altri). Questo per rinforzare il più possibile la motivazione affiliativa e le sinergie e abbassare conseguentemente le possibilità di eventuali conflitti tra i soggetti. Di solito il pastore opta per un numero di femmine sempre superiore rispetto al numero di maschi, comunque tutti nati e cresciuti insieme alle pecore, con le quali il rapporto non muterà mai divenendo inscindibile (attenzione, con “quelle” pecore di quel gregge, non è detto che funzioni con le altre). Alcuni cani, anche di una decina di mesi d’età, arrivano addirittura a suggere il latte delle pecore consenzienti.

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Cuccioli di Pastore Abruzzesi insieme alle pecore. (Per gentile concessione dell'Azienda Agricola La Sopravissana dei Sibillini, Ussita)

Naturalmente, il numero dei cani da impiegare dipende anche dal fatto se in zona i lupi hanno formato un branco numeroso, nel qual caso il numero di cani dovrebbe essere aumentato anche di parecchio. https://www.youtube.com/watch?v=kNHlVrKjAvw

Durante lo spostamento il gregge viene scortato dai cani davanti, ai lati, dietro e pure in mezzo. Facile a dirsi se avviene in vasti spazi aperti, difficile invece se si pensa a uno stretto percorso fra dirupi o fra bosco e bosco. I lupi eventualmente in agguato infatti lo sanno benissimo e scrutano, valutano e pianificano, individuando immediatamente i punti deboli del percorso e dello schieramento da colpire. E lo fanno rimanendo in silenzio e controvento per non farsi fiutare dai cani, che sospettano ma nulla di più. È qui che il gioco comincia a farsi interessante (per noi), e rischioso per il bestiame e i cani. La gran massa di bestiame è costretta ad allungarsi, anche per centinaia di metri. Se si tratta di una sola morra, altrimenti molto di più. Il cane di ogni lato ha pertanto un lavoro immane da affrontare, mentre quelli davanti e dietro, ossia l’avanguardia e la retroguardia, sono molto più facilitati. L’attraversamento di punti boscosi è sempre difficoltoso e a rischio. https://www.youtube.com/watch?v=qAyyPqEfgz4

Ma pure i cani sono intelligenti e grazie alla continua selezione e utilizzo sul campo sanno istintivamente cosa fare, se il caso. Un aspetto poco conosciuto è che i cani che precedono il gregge effettuano una sorta di bonifica dell’area antecedente, mettendo in fuga – o uccidendo (e mangiando) – gli eventuali selvatici incontrati. Lo stesso avviene, se si presenta l’occasione, durante il pascolo del gregge. In pratica, utilizzando pur giustamente i cani da protezione del gregge, non c’è un impatto “zero” sulla fauna selvatica. Una volta giunti al pascolo un aspetto molto importante lo riveste l’indice di dispersione degli armenti, che varia a seconda della specie – abbiamo detto che le capre si disperdono molto più delle pecore –, del terreno e delle razze di pecora: per esempio la Sopravissana si disperde meno della Suffolk. Ovvio che tale dispersione complichi il lavoro del cane e avvantaggi l’azione del lupo, ed è per questo motivo che un buon cane istintivamente andrà a porsi in una posizione più rialzata con il ruolo di vedetta. Dalla mia esperienza con questi cani e da quella di chi tutti i giorni ci lavora posso affermare che l’Abruzzese, almeno in Italia ma anche in qualche stato europeo come ad esempio la Francia, resta la soluzione canina principale per la salvaguardia degli armenti da attacchi da grossi predatori selvatici. Un po’ meno il Pastore della Sila, cane per troppo tempo dimenticato e abbandonato a se stesso come razza, ultimamente rivalutato ma ancora non testato se non in rarissimi casi che risultano essere per numero assolutamente non significativi rispetto al Pastore Abruzzese.

La formazione di un buon gruppo di cani da protezione è un aspetto molto importante. Devono essere più maschi che femmine, e mai di un solo sesso e mai tutti pesanti o tutti leggeri. Il maschio è più grande, massiccio e forte e adatto se necessario alla lotta con i predatori. Le femmine sono generalmente più snelle ma caratterialmente più precoci, accorte, reattive. Ovviamente possono esserci maschi più veloci e atletici e altri più grandi e pesanti e questo vale anche per le femmine, in quanto nel cane il dimorfismo sessuale è relativamente ridotto, come nel lupo (circa il 10-15 %). Sono tutti utili, anzi importanti, nel gruppo: quello più veloce accorrerà prima degli altri, quello più forte combatterà con più veemenza, quello dal migliore olfatto, vista o udito percepirà prima la presenza di predatori, quello maggiormente prudente e sospettoso frenerà i temerari e così via. Del resto è la stessa cosa nel branco di lupi, in cui ci sono praticamente gli stessi ruoli e specializzazioni. Naturalmente quando si parla di cani da pastore da protezione da utilizzare sul campo ci si riferisce a esemplari impiegati e selezionati da generazioni (e selezionati da pastori che conoscono la materia nei fatti) e certo non a quelli – magari anche della stessa razza – provenienti dagli allevamenti, pur blasonati che siano. Sono due mondi assolutamente diversi. Tuttavia è giusto dire che ricercando un cane di queste razze per diletto sia molto più assennato rivolgersi a un buon allevamento piuttosto che procurarsi un identico cane ma da lavoro, dalle necessità e problematiche ben accentuate che non si adattano alla vita cittadina.

Per quanto riguarda l’alimentazione o per meglio dire la gestione dell’alimentazione dei cani guardiani degli armenti, esistono sostanzialmente due filoni di pensiero che vengono anche oggi applicati. Uno dice che ai cani va somministrato cibo sempre e comunque, di solito in un’unica somministrazione serale, mentre l’altro, minoritario, dice che i cani non devono affatto essere nutriti e che devono procacciarsi il cibo da soli (!). A seconda se si dà da mangiare al cane oppure no, si hanno delle – ovvie – differenze comportamentali anche notevoli. Appare evidente che cani non alimentati dovranno abbandonare in parte l’attività di protezione del gregge per procurarsi da mangiare e inoltre potrebbero causare altre spiacevoli situazioni a prescindere dall’aspetto illegale – di cui sono responsabili gestori e proprietari – della caccia alla fauna, incluse specie anche protette. Normalmente chi invece li alimenta lo fa utilizzando sottoprodotti della lavorazione del latte come il siero, molto ricco di proteine, e farina d’orzo. Oppure scarti di altro tipo e mangimi, che però devono essere trasportati là dove stanno i cani, spesso luoghi lontani e impervi. In entrambi i casi, come precedentemente menzionato, durante la fase di spostamento del gregge o della mandria da un pascolo a un altro può verificarsi che i cani si nutrano di animali selvatici catturati da loro.

A seconda del predatore i cani hanno un determinato comportamento. Sanno che dall’orso bisogna stare lontani – specie dalla bocca e dalle zampe anteriori –, girargli intorno (meglio se in tanti), morderlo da dietro e insomma frastornarlo e dargli fastidio. I cani sanno anche che se l’orso è determinato non potranno fare assolutamente nulla per fermarlo. Ci vogliono cani coraggiosi per l’orso, e senza la pretesa di sconfiggerlo. https://www.youtube.com/watch?v=8gLWT5lPRBI

Con la lince, che all’improvviso attacca pecore e capre e in particolare i piccoli, i cani sanno che occorre essere veloci a intervenire, perché il felino subito si rifugia su un albero con la preda. Il lupo…invece è il lupo! L’azione predatoria del lupo è decisamente più complessa, di solito agisce in branco e mettendo quindi in campo i vari esemplari, tutti validi ma ognuno anche con un particolare ruolo. Come avviene nei loro antagonisti, il branco dei cani da protezione. Si tratta di uno scontro fra due eserciti, due strategie, ognuna delle quali impara dai propri errori e da quelli del nemico, e si adatta in un continuo evolversi tattico. I cani da guardiania degli armenti – che siano pecore, capre, bovini, cavalli o altro, il Pastore Abruzzese e il Pastore della Sila li proteggono comunque – se validi ed esperti sanno ciò che pensa il lupo e quando potrebbe attaccare e come. Arriva un forte temporale? Le pecore al pascolo potrebbero sbandarsi e fuggire in ogni direzione disperdendosi, col risultato che i cani sarebbero spiazzati. Le pecore sono rinchiuse nelle reti posta dal pastore? I lupi allora cercano di spaventarle da fuori, correndo ed evitando i cani, fintanto che le reti vengono sfondate dagli ovini in fuga. Accade anche se la rete è elettrificata, tanto i lupi, se l’hanno già provata, stanno bene attenti a non sfiorarla neppure. C’è vento e tuoni? I lupi sanno che se il vento viene verso di loro i cani non potranno fiutarla e inoltre che i rumori saranno coperti dal frastuono. Ecco, questi sono solo pochi esempi che dovrebbero farci ammirare non solo l’astuzia del lupo ma anche la perspicacia del cane.

I cani inselvatichiti o i cosiddetti “ibridi” – che per legge fino alla terza generazione, ossia F3, sono considerati lupi a tutti gli effetti e quindi, non si capisce per quale motivo, totalmente protetti – predano pure loro animali selvatici o bestiame e quindi i cani da guardiania devono fronteggiare anche questa minaccia. C’è da dire che gli appassionati del lupo hanno fatto da decenni una tale campagna di divulgazione da convincere l’opinione pubblica che la stragrande parte delle predazioni di bestiame sia fatta da cani inselvatichiti o vaganti, mentre i lupi non ne sarebbero quasi mai responsabili. Ovvio che è una vera menzogna. I cani da pastore trovano in quelli vaganti o inselvatichiti (vittime comunque dell’uomo che li abbandona o non se ne cura) avversari di diversa pericolosità, mentre gli ibridi sono per loro pericolosi, essendo selvatici con alta percentuale di lupo e tutte le potenzialità fisiche, caratteriali e istintive per predare come i lupi puri.

Un buon cane da protezione del gregge è amico delle “sue” pecore (o di altro bestiame, anche se con specie diverse il rapporto non sappiamo se sia così profondo) e sacrificherebbe la vita per salvarle. Attenzione, abbiamo scritto un buon cane, perché anche fra loro alcuni prendono a ucciderle e mangiarle oppure scappano davanti al pericolo. Può capitare e capita, e in questi casi, per diretto intervento del pastore, hanno di norma vita breve. Tuttavia la regola è che questi siano buoni cani, abbastanza affettuosi con il padrone anche se riservati, di carattere fermo e sottomesso solo quel tanto che basta e senza esagerare, affidabili con la famiglia e giudiziosi. Eppure sono tanto forti e coraggiosi da lottare contro il lupo (ma il pastore dev’essere sempre presente, perché quello che funziona è il binomio uomo/cane). Però solo se strettamente necessario, perché sia il lupo che il cane ragionano, nessuno dei due vuole rischiare troppo se non necessario. Spesso nascono luoghi comuni errati che hanno vita lunga, sovente sostituiti da altri di durata parimenti lunga e altrettanto falsi. Prima si diceva che uno di questi cani avrebbe potuto difendere il gregge lottando vittoriosamente anche contro diversi lupi contemporaneamente, mentre in realtà sarebbe finito sbranato in brevissimo tempo. Oggi per contro si vorrebbe fare intendere che cani di tal tipo, anche di altre razze, non potrebbero mai battere un lupo, uno a uno. E anche questo è falso, perché se fossero così inutili i pastori non li impiegherebbero da millenni. La parola giusta è: “dipende”. Dipende da quanti sono i cani e quanti sono i lupi, le loro condizioni fisiche ed esperienza, se i cani hanno i vreccali (il collore irto di lunghe punte metalliche), quanta fame hanno i lupi, ecc.

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Comunque, nello scontro fra uno di questi cani e un lupo, il primo mette in campo le maggiori dimensioni (ma non sempre), la tenacia (sa che arriverà in suo aiuto l’uomo o comunque lo curerà e nutrirà se ferito), la potenza del suo colpo di petto e la presa ferrea delle sue mascelle, specie se ha nelle vene sangue di molosso (accoppiamenti un tempo non rarissimi con i Cani Corsi). E naturalmente avrà la gola protetta dal vreccale con i chiodi. Il lupo invece conterà sulla forza e agilità, sulla incredibile prontezza di riflessi, sui denti più lunghi e grossi e sulla capacità di uccidere con devastanti morsi di precisione chirurgica. Il morso del lupo è parecchio più potente di quello di qualsiasi cane.

Secondo alcuni esperti e appassionati, similari cani da protezione di altre aree, come quelli asiatici, sarebbero superiori a quelli nostrani, perché quelli asiatici attaccano il lupo da lontano e lo inseguono a lungo per ucciderlo. Ma siamo sicuri? E se fosse invece questione di prossemica? La prossemica è una scienza che si occupa della comunicazione verbale o non verbale per mezzo dei gesti, comportamento, spazio e distanze. Nel caso del cane, nel nostro discorso, è relativa alla distanza che lo separa da un potenziale target che può essere rappresentato da un altro cane o comunque da un altro individuo appartenente a una specie diversa. Definiamo questa distanza come un nostro spazio vitale da non invadere (capita anche a noi magari in ascensore, se ci stanno troppo vicini ci sentiamo a disagio, cerchiamo di ritrarci oppure aumenta l’aggressività), altrimenti possiamo fare due cose: scappare o attaccare. Bene, i cani da pastore non possono scappare se un lupo entra nella zona vitale, perché significherebbe abbandonare il gregge dietro di sé. Devono quindi attaccare ma se il lupo fugge il cane si ferma dopo poco. Perché? Perché è stato ristabilito il suo spazio vitale, quello di un cane da pastore che operi in Italia dove non ci sono spazi sconfinati e liberi. Un cane da pastore asiatico, selezionato per fare altrettanto bene il suo lavoro ma in spazi immensi e privi della nostra copertura arborea e quindi aperti e con ottima visibilità, ha una prossemica diversa, nel senso che il suo spazio vitale è molto più ampio e quindi inseguirà un lupo molto più a lungo. Ma state tranquilli che pure lui poi tornerà indietro, perché sé è un buon cane esperto saprà due cose: che non riuscirebbe mai a raggiungere un lupo, che ha un fiato fantastico; e che quel lupo in fuga potrebbe essere un’esca e appostati potrebbero esserci altri lupi, pronti a fargli un’imboscata e a ucciderlo. Molti giovani, irruenti e inesperti cani da pastore, nel mondo e anche da noi finiscono così. Diciamo che in Italia, dove la copertura arborea è molto presente, i nostri cani hanno prudentemente e saggiamente adottato una prossemica più limitata…


Antonio Scungio, veterinario, vive a Gubbio. Ha fondato un gruppo di lavoro denominato Luna Lupis che si occupa di gestione, educazione e riabilitazione del cane da lavoro e ricerca scientifica e attività gestionale e di salvaguardia delle popolazioni di animali selvatiche, nonché della gestione dei conflitti tra animali selvatici e ambiente agro-zootecnico. Negli ultimi anni si occupa con passione di valorizzazione e promozione del territorio montano sia alpino che appenninico e salvaguardia delle attività culturali montane.




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Re: Il Difficile e duro lavoro del Cane da Pastore

Messaggioda Tex&Marcomgn » 28/12/2016, 12:02

Interessante?


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Re: Il Difficile e duro lavoro del Cane da Pastore

Messaggioda espada » 28/12/2016, 13:43

molto!
ottima iniziativa questa rivista del dott. Todaro (quello de I cani in guerra)

ma perché l'hai messo nella sezione sulla Protezione Civile?
anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno
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Il Difficile e duro lavoro del Cane da Pastore

Messaggioda Tex&Marcomgn » 28/12/2016, 21:15

Ho sbagliato sezione, modificato. [emoji23]


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