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Cuccioli in arrivo

Posted on 12 novembre 2014

Quando si è in procinto di avere dei cuccioli in arrivo, è importante essere sufficientemente preparati e attenti.

Preparazione al parto…

Durante le prime 4 settimane di gestazione, l’esigenze nutritive della fattrice rimangono pressoché invariate. Verso la 5° settimana di gravidanza è invece opportuno aumentare l’assunzione giornaliera di cibo (da frazionarsi in due o più razioni) fino ad ottenere un incremento del 50% di apporto energetico (entro la fine della 6° settimana). Tale razione potrà essere determinata seguendo le tabelle della casa mangimistica, in base al contenuto di energia metabolizzabile dello specifico alimento (espresso in Kcal/kg oppure Kcal/dosatore.)

Tra le diverse gamme proposte dal mercato, da preferire una linea che evidenzi all’incirca, il 30% di proteine ed il 20% di grassi, con un rapporto tra gli Omega 6 e gli Omega 3 compreso tra i valori 5:1 e 10:1 (valori riscontrabili utilizzando un puppy oppure un’energy).

PORRE PARTICOLARE ATTENZIONE nella scelta: alcuni mangimi per cuccioli riportano in evidenza la dicitura NON INDICATO per cani durante la gravidanza e l’allattamento (a causa della percentuale di minerali adottata).
L’utilizzo di integratori, si rivela necessario soltanto in presenza di un’alimentazione che non assicura i livelli ottimali di elementi nutritivi (ad esempio la dieta casalinga) oppure in caso di accertate carenze o malassorbimento.

Nella dieta casalinga risulta estremamente difficile ottenere un pasto bilanciato e completo, in quanto gli ingredienti utilizzati possono rivelarsi carenti nel contenuto proteico, vitaminico, minerale e nel dosaggio degli aminoacidi e grassi essenziali.
Nel caso si decida di cimentarsi ai fornelli, la piramide nutrizionale indica questi essenziali elementi: proteine-carboidrati-fibre-grassi-minerali e vitamine. Un pasto preparato in casa dovrà quindi contenere:
carne, pesce, latticini ed uova per l’apporto proteico (da evitarsi il formaggio grana) grano, mais, frumento e riso per l’apporto di carboidrati e fibre (sconsigliata la pasta ad uso umano) olio di girasole e/o grassi vegetali-animali (vedi lo strutto) integratore di supplementi vitaminici e minerali, verdure crude o cotte utilizzando l’acqua della cottura (con particolare attenzione ad alcuni vegetali ricchi di ferro).

Le dosi ed il quantitativo di ogni singolo componente non sempre sono facili da quantificare, per questo motivo preferisco non indicare la percentuale suggerita. Il consiglio è un mangime preconfezionato, dove la somministrazione è chiaramente espressa ed i principi nutrizionali già calcolati in percentuale.

Per i motivi sopra citati, la scelta migliore è insistere e persistere con le crocchette aggiungendo un insaporitore per renderle maggiormente appetibili. In commercio si trovano dei prodotti realizzati solo per tale scopo, quindi non sostituibili dalle scatolette contenenti l’umido.
In alternativa un mangime a base di pesce auspicandosi che un gusto diverso dal solito venga gradito.
In commercio, ad esempio, il Forza 10 produce un Puppy Junior adatto anche per femmine in gestazione, mentre il Power Fish della Trainer è indicato durante la fase della lattazione e per cani anoressici.
Durante la gravidanza e l’allattamento le integrazioni sconsigliate sono quelle a base di calcio ed acido folico. Altri tipi di integratori, quali i supplementi vitaminici e minerali ed i preparati che contengono concentrazioni naturali di Omega 3, non presentano particolari controindicazioni.
In presenza di particolari patologie o problematiche, delle quali si conosce l’origine e la causa, è uso somministrare un alimento mirato.
Ad esempio un prodotto che utilizza un’unica fonte proteica di origine animale (evitando l’eccesso nella quantità) ed una sola fonte di grassi vegetali, è da suggerirsi nella dieta ipoallergenica.
Soffermandoci ancora al soggetto che presenta reazioni allegiche ed intolleranze alimentari, un mangime al pesce ricco di acidi grassi (Omega 3 Omega 6) è l’ideale pure durante la fase di gravidanza e di allattamento.
In ogni caso usando un mangime al pesce l’integrazione a base di Omega non si rende indispensabile. Al limite se il caso lo rende necessario, un supplemento come il Ribes Pet. Quest’ultimo preparato poi, può essere somministrato a cicli, visto che l’effetto persiste nel tempo (chiaramente il tutto dietro consiglio del veterinario). Il ricorso ad integrazioni nutrizionali costituisce un argomento fortemente dibattuto. Ognuno di noi conosce qualcuno pronto a sostenere l’efficacia e l’utilità di alcuni supplementi nutriceutici (e talvolta farmaceutici) destinati a contribuire e risolvere non solo patologie insorte, ma pure problematiche che coinvolgono il sistema riproduttivo.

D’importanza fondamentale, ricordare e comprendere che le integrazioni nutrizionali si rendono necessarie quando:

  • l’alimentazione utilizzata non è in grado di assicurare livelli ottimali di elementi nutritivi
    oppure
  • in presenza di un deficit dell’organismo laddove lo stesso non è in grado di assimilare o produrre le sostanze necessarie.

Uno dei regimi integrativi più accreditati è quello che prevede la somministrazione di calcio alla fattrice in gestazione, ed anche se ciò appare logico, in effetti potrebbe rivelarsi inutile o addirittura nocivo.
Questo motivo è da ricercarsi in una delle esigenze essenziali per la fattrice che allatta la capacità di regolare in maniera autonoma il deposito e la pronta disponibilità di calcio per la produzione del latte. L’organismo infatti, è predisposto metabolicamente nel rendere disponibile (quando la situazione lo necessita) il calcio dalle ossa.
Alterando tale meccanismo durante la gravidanza, al momento dell’allattamento la fattrice non sarà in grado di fronteggiare le sollecitazioni metaboliche richieste dall’elevato fabbisogno, cosa che invece accade attraverso l’assunzione di una maggiore quantità di cibo.

Un’altra integrazione diffusa è la somministrazione dell’acido folico.
Questo elemento è indicato nella prevenzione (umana) delle anomalie del tubo neurale (colonna vertebrale).  Nel genere canino tale problematica si è riscontrata molto raramente, inoltre, la maggior parte dei mangimi consigliati durante la gravidanza e l’allattamento, contengono livelli di acido folico in quantità superiore al 200% rispetto ai minimi fissati per la crescita. Utilizzandoli, quindi, carenze di questo tipo sono decisamente improbabili.

Qualche piccolo consiglio sull’allestimento della sala parto.

Partendo dal presupposto che il “cuccione” è già stato realizzato, è importante collocarlo in un posto tranquillo, in una zona dove il passaggio sia limitato. Talvolta una cagna alla prima esperienza, per quanto premurosa appaia, viene distratta ed infastidita da tutte quelle situazioni che attirano l’attenzione.

Nella settimana che precede il parto, è consigliabile che la futura mamma dimori nel luogo dove nasceranno i cuccioli. Fondamentale, nel caso di soggetti che condividano gli stessi spazi, riservare esclusivamente alla fattrice quella zona che ora rappresenta l’habitat dove avverrà il parto.

Ricordiamo pure l’importanza della lampada a raggi infrarossi, da utilizzare anche in ambiente riscaldato per limitare la differenza di temperatura corporea al momento della nascita. Il calore diretto che questa produce, garantisce poi al nascituro una rapida asciugatura del pelo, nella prima fase di vita e dopo ogni accurata pulizia (leggi leccamento) della mamma.
Nella cassa parto, si suggerisce inoltre di fissare alla pareti dei bordi antischiacciamento. Talvolta la minor sensibilità cutanea, l’istinto materno poco accentuato o l’elevato numero di cuccioli, impediscono alla mamma di accorgersi della presenza di un piccino in posizione pericolosa.
Nel concludere questa parte prettamente “organizzativa e gestionale”, aggiungiamo una cosa: molti consigliano di usare stracci, tappetini o fogli di giornale all’interno della cuccia e sostituirli ogni qualvolta si sporchino e si bagnino. Un altro metodo è quello di adoperare un foglio molto spesso di gomma antiscivolo, assicurandosi di adattarlo a misura e fissarlo agli angoli con dei muraletti in legno, ovviamente munendosi di carta assorbente per pulire la parte e conservarla asciutta.

Il travaglio

La durata della gestazione è all’incirca di nove settimane, durante le quali non noteremo particolari differenze nel comportamento e negli atteggiamenti assunti. Nei giorni che precedono il parto, invece, la futura mamma si dimostrerà particolarmente ansiosa ed irrequieta, inizierà a grattare all’interno del cuccione ed in alcuni casi, masticherà il bordo dello stesso. Talvolta, cercherà rifugio in un luogo diverso dalla sala parto, scavandosi “una tana” in un posto a lei congeniale. Nostro compito, convincerla a rientrare nella “nursery”, rassicurandola e riempiendola di lodi.
All’inizio del travaglio (preceduto da un abbassamento di temperatura corporea) la femmina diverrà particolarmente inquieta, rifiuterà il cibo e ricomincerà a grattare il fondo (stavolta ad intervalli ravvicinati ed in maniera decisa), muterà lo sguardo e l’espressione, gli angoli della bocca tirati all’indietro ed un respiro accelerato, segnali inequivocabili che il parto è imminente.

Le doglie (contrazioni uterine che spingono i feti verso la cervice) compariranno a breve, unite a spasmi contrazioni addominali durante le quali la cagnetta tratterrà il respiro ed inarcherà la schiena.

..ci siamo quasi..

La fase di travaglio dura in genere delle ore (a livello indicativo da due a quattro o addirittura sei) protraendosi a volte nelle primipare (il fattore è soggettivo).
Nel momento in cui le contrazioni uterine aumentano di frequenza e gli intervalli diminuiscono, la cagna inizierà a spingere per favorire l’uscita del feto.
Generalmente, il cucciolo si presenta in posizione cefalica (la testolina e le spalle) avvolto in una membrana da cui esce il cordone ombelicale a cui è attaccata la placenta. Compito della mamma lacerare questa pellicola, recidere il cordone ombelicale e pulirlo per stimolare i primi atti respiratori. Il piccino potrebbe presentarsi pure in posizione podalica senza che ciò desti problemi.
Le difficoltà potrebbero sorgere quando questi rimane per lungo tempo in trazione di parto. Ritardando nel canale vaginale, aumentano infatti le possibilità che il cordone ombelicale si schiacci spontaneamente (determinando l’apertura dei polmoni e quindi l’inspirazione di liquidi). In alcuni casi, questa situazione è determinata dalle deboli ed inefficaci spinte della mamma o dal malposizionamento del piccolo (spalle e zampine si intravedono per prime) .
L’aiuto dell’uomo, quindi, si rende necessario ma è fondamentale comprendere la reale ed immediata necessità di intervento. Il farmaco indicato per pilotare il parto DEVE essere usato soltanto dietro indicazione del veterinario, che suggerirà pure la manipolazione corretta per accelerare l’espulsione del feto.
In ogni caso, a carattere generale, quando il cucciolo si presenta di spalle e fatica ad uscire è meglio manipolare delicatamente piuttosto che tirare le parti esposte, mentre, se si presenta in posizione cefalica o podalica si cerchi di fare presa sul corpicino tirandolo leggermente in concomitanza delle contrazioni.

..manca soltanto l’ultima fase..gli aiuti pratici ad un nascituro sofferente e le prime mosse da farsi nel caso la mamma..risulti impacciata.
Il primo cucciolo dovrebbe nascere entro due ore dalla rottura delle acque.
La durata del parto è correlata a diversi fattori, quali il numero dei cuccioli presenti e l’età della fattrice. Di norma, i primi feti vengono espulsi in un lasso di tempo piuttosto ravvicinato (potrebbe trattarsi di mezz’ora come di un paio d’ore) ad intervalli crescenti. Gli intervalli di tempo tra una nascita e l’altra non sono mai regolari (specialmente nelle primipare) ed è possibile assistere ad una pausa o totale arresto (determinato dalla momentanea cessazione delle contrazioni) senza che ciò influisca sullo stato di salute dei “piccini”. La cosa importante è che il cucciolo non sosti a lungo nel canale pelvico. Talvolta è possibile accorgersi di questo, palpando delicatamente il ventre della mamma sino a discendere nella zona tra la vulva e l’ano (notando un maggior rigonfiamento).
Se la femmina non dovesse mantenere i tempi indicati tra una espulsione e l’altra, o se notate che le spinte sono molto deboli e poco efficaci, è preferibile interpellare il veterinario (che quasi certamente vi consiglierà l’uso di un farmaco). Attenzione: questi farmaci  non si devono assolutamente adoperare se vedete che la cagna spinge regolarmente, ma non nasce nulla (potrebbe essere un problema meccanico dovuto al malposizionamento).

Nel caso si renda necessario rianimare un piccino
Prendete il cucciolo, adagiatelo dorsalmente sulla mano destra, appoggiate sopra la mano sinistra con indice e medio divaricati in modo da trattenere il tronco del cucciolo lasciandogli libero il collo e la testa. Con le braccia tese, abbassate le mani (il cucciolo sarà a testa in giù) e fatelo oscillare delicatamente, ma con una certa velocità, da sinistra verso destra. Badate che la testa sia effettivamente appoggiata alla mano destra! Questo movimento, da ripetere alcune volte, serve per liberare le vie respiratorie da eventuali residui di liquido, quindi, soffiate leggermente sul musetto del cucciolo per permettere all’aria di entrare nel naso e nella bocca. Ora rialzate il piccolo, pulitegli l’interno della bocca ed il naso e strofinatelo con decisione servendovi di un asciugamano.

Prima ancora d’iniziare (visto la tematica che ora affronteremo) è d’obbligo ricordare che ogni accorgimento da adottare nelle situazioni d’emergenza, richiede una certa manualità e destrezza nell’esecuzione. Pertanto, invitiamo a leggere il proseguo ed interpretarlo soltanto come uno scritto che illustra le modalità d’intervento.
Applicare nella pratica ciò che si apprende da un testo, risulta spesso estremamente complicato!

Al momento della nascita, il cucciolo compare avvolto da una membrana che la mamma provvederà a lacerare per poi recidere il cordone ombelicale. Nel caso si noti una totale mancanza d’istinto della fattrice, sarà nostro compito strappare questa pellicola afferrandola saldamente nella parte che non aderisce al feto (nella zona tra la testa e le spalle). Fatto questo, massaggiare il piccino ed offrirlo alla mamma, nella speranza che inizi ad accudirlo e da sola spezzi il cordone ombelicale. Se, e sottolineiamo se, questo non accade stringiamo con le dita il cordone (a non meno di 3 cm dal corpo) schiacciando per un attimo la parte, poi leghiamo le due estremità e tagliamo con la forbice dalla parte della placenta (mantenendo ancora per un attimo la pressione favorendo così la cicatrizzazione del tessuto). Ovviamente ogni attrezzo utilizzato dovrà essere stato sterilizzato in precedenza.

Come anticipato in precedenza..operazioni da eseguire con estrema cautela (meglio ancora in presenza del veterinario).

 

 

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