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Gioco con le due palline

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Il gioco con le due palline è quello più usato per insegnare al nostro cucciolo (ma anche all’adulto) alcuni comandi base importanti.

Di cosa abbiamo bisogno: due palline IDENTICHE

COME INIZIARE:

  • fare in modo che il cane focalizzi l’attenzione sulla prima pallina, ad esempio facendola rimbalzare con la mano, successivamente agitare la mano come per lanciarla, finché il cane è pronto a inseguirla

primo movimento:

  • pronunciare un comando (es. “VAI!”)
  • lanciare la pallina a una distanza media, non troppo avanti, 15 metri indicativamente

primo rinforzo:

  • appena il cane sta abboccando la pallina, rinforzarlo (es. “BRAVOOOO!”)
  • il rinforzo automatico è costituito dal fatto che il cane abbocca la pallina desiderata

secondo movimento:

  • chiamare il cane con il suo nome
  • appena si volta a guardarci, attirare la sua attenzione facendo rimbalzare la seconda pallina
  • dare il comando per il richiamo (es. “TORNA!” o “VIENI!”) mimando di porgergliela

terzo movimento:

  • appena il cane arriva da noi con la pallina in bocca, dare il comando “LASCIA!” e far rimbalzare la seconda pallina

secondo rinforzo:

  • appena il cane lascia la prima pallina, rinforzare con un “BRAVOOO!”
  • istantaneamente, dare il comando “VAI!” e lanciare la seconda a una distanza media (es. 15 metri)
    (QUINDI STIAMO RICOMINCIANDO COME SOPRA)

quarto movimento:

  • mentre il cane sta andando a recuperare la seconda pallina, raccogliamo da terra la prima pallina che ha lasciato

ELEMENTI DECISIVI:

  • il tempismo con cui si esegue ogni movimento
  • il timbro di voce con cui si danno i comandi: NEUTRO
    e con cui si danno i rinforzi: CHIARO (DOLCE)
  • se il cane non esegue correttamente, correggerlo con un “NO!” di timbro SCURO (ASPRO)

Il caso frequente, ad esempio, è che il cane lasci cadere la prima pallina quando lo richiamiamo a noi con la seconda pallina (secondo movimento) in tal caso, immediatamente dopo aver detto “NO!” andiamo con passi decisi a raccogliere la pallina e torniamo al posto di lancio (il cane dovrebbe seguirci).

vVolendo innestare complicazioni successive in questo gioco, oltre all’invio, al richiamo e al riporto, possiamo inserire altri comandi come:  SEDUTO, TERRA, etc.

Addestramento e Educazione del cane

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PREMESSA:

L’ educazione deve essere progressiva ed impartita in un clima di grande calma ed affetto. Durante il primo periodo di educazione insegneremo al cane a conoscere il proprio nome e ad accorrere al nostro richiamo. E’ molto importante curare la socializzazione, non solo con altri individui ma con l’ambiente, il cucciolo deve poter fare esperienza in tutte le situazioni che potrà incontrare da adulto. Una volta terminato il ciclo vaccinale, portatelo con voi quando uscite di casa, in luoghi frequentati da persone e da altri cani. Fatelo giocare spesso con cani di taglia simile, poco aggressivi e socievoli e non permettetegli di essere aggressivo verso gli altri cani. Aumentate la sua attenzione verso di voi, e rinforzatelo quando ignora i cani che incontrate a passeggio. Cercate di canalizzare questo comportamento in attività gradite e controllabili, giocate con un nodo di stoffa, con un salamotto o una pallina o attiratelo a voi con dei bocconcini.

Rivolgetevi quanto prima ad un campo di addestramento dove poter portare il vostro cucciolo a socializzare, magari frequentando una puppy class: questo servirà molto anche a voi per capire ed essere pronti quando verrà il momento dell’addestramento vero e proprio.

ADDESTRAMENTO

Quando si parla di addestramento, viene in mente una scuola, un addestratore, rimane da stabilire cosa noi intendiamo per addestramento e cosa intendiamo per educazione. Il proprietario di un cane può educare il proprio soggetto senza ricorrere ad aiuti o ad interventi di altre persone, a meno che non desideri uno specifico addestramento a fini prettamente agonistici.

Avere un soggetto educato ed addestrato, non significa che il cane debba essere un campione di addestramento. Così come una persona può essere in possesso della sola licenza della scuola dell’obbligo o anche essere totalmente illetterata e, al contempo, ben educata…così anche un cane può risultare assolutamente ben educato senza aver ricevuto un elevato grado di addestramento. Senza porre in essere comportamenti scorretti od oppressivi, o comunque tali da costituire per il cane causa di traumi, saranno sufficienti pochi e semplici accorgimenti per avere un cane utile ed educato.

Nell’indole di tutti i cani – in quanto animali da branco – la tendenza ed il desiderio di apprendere e comprendere il comportamento degli altri componenti del proprio gruppo è assai spiccata, perchè è funzionale alla instaurazione ed al mantenimento di un corretto rapporto di convivenza. Questa stessa caratteristica è anche il mezzo che consente l’avvicinamento del cane all’uomo, che l’animale dovrà imparare a comprendere per vivergli accanto. Questa innata disponibilità sta alla base del processo di socializzazione e costituisce il presupposto irrinunciabile del lavoro di educazione ed anche del futuro addestramento che vorremo impartire al cane. Di tale disponibilità si deve fare buon uso, tenendo conto che in fase di apprendimento non vale la regola del silenzio-assenso ed il cane va per tentativi, abbisognando della conferma per distinguere e ripetere il comportamento desiderato.
Si verifica, invece, di frequente che venga dedicata poca attenzione ai comportamenti positivi o comunque questi sono sottolineati da confronti e rinforzi assai più blandi di quanto non lo siano i rimproveri a fronte di comportamenti indesiderati, perchè la maggior attenzione dell’educatore è rivolta a questi ultimi. In altre parole, si trascura di intervenire complimentando il cane e rafforzandolo nel suo atteggiamento, quando questo è gradito e desiderato; inoltre, dopo aver stigmatizzato un comportamento indesiderato, quasi mai si provvedere ad insegnare con metodi idonei il comportamento sostitutivo.

Seguire una tale impostazione implica il grave ed imperdonabile errore, secondo cui, il cane è in grado di distinguere “a priori” quali siano i comportamenti graditi e quelli sgraditi all’uomo: in questo modo si pretende di applicare al cane il metodo di apprendimento ed un livello di elaborazione proprio dell’uomo. L’impostazione dell’addestramento in funzione di un corretto comportamento del cane, vale per tutte le razze siano queste da compagnia, da difesa o da caccia.

Dobbiamo essere consapevoli che anche abbandonare un cane a se stesso, magari libero di crescere in un ampio giardino, credendo con ciò di renderlo felice, costituisce un modo – quantunque indiretto – di proporgli un modello di vita e di comportamento che sul cane ha lo stesso effetto dell’addestramento, in quanto, in questo caso, impara che è lui che può scegliere come comportarsi e che deve farlo senza l’aiuto di nessuno, con la ovvia conseguenza che il cane adotterà solo quei comportamenti che gli vengono suggeriti dal suo istinto.

Questo auto-addestramento non sempre porta ad ottenere quello che ci si attende dal cane ma in questo caso, non avendo avuto alcun aiuto, il cane non ne avrà nessuna colpa. Allora si decide di inviarlo presso una scuola, per fargli comprendere cosa deve fare e come si deve comportare. Questa scelta, tuttavia, non aiuterà il cane a crescere educato e capace di svolgere al meglio le proprie funzioni, come ad esempio la guardia alla proprietà. Il cane darà il meglio di sé, nel lavoro al quale sarà adibito, solo se questo costituirà la risposta naturale e conseguente a tutto il processo di educazione, formazione ed addestramento. Un processo che inizia sin dalla fase di socializzazione del cucciolo. L’addestramento più proficuo per il cane, inizia in sostanza, fino dal momento in cui il cucciolo entra a far parte della famiglia dell’uomo e prevede che gradualmente impari a conoscere le regole di quel gruppo ed a autodisciplinarsi all’occorrenza, per potervisi inserire.

Per il cane è addestramento quando gli neghiamo di fare una determinata cosa; lui comprende cosa fare (o meglio, nella fattispecie, cosa non fare!) al momento dell’intervento, ma perchè inserisca questo comportamento correttivo nella sua memoria, si deve riperterlo creando al cane analoghe situazioni con interventi relativi ed adeguati, facendogli comprendere che non deve fare quella certa e determinata cosa.

E’ addestramento, quando insegnamo o cerchiamo di fargli capire che non deve salire sulle poltrone o sui divani del salotto, ma anche questa situazione deve essere ricreata al cane più volte, perchè questi la comprenda e la esegua.
Addestramento è anche quando facciamo capire al cane che non può venire a letto con noi, il che si verifica puntualmente la prima notte che il piccolo trascorre in casa, in nostra compagnia; comportarsi brutalmente o in modo scorretto nei suoi confronti, per fargli capire che sul letto non si può salire, è sbagliato e crudele.

Dobbiamo sapere e tenere presente che la sua ultima notte l’ha trascorsa con i fratelli e con la madre, pertanto è abituato alla compagnia; ora, trovandosi solo, crede di poter trovare la sua tranquillità, rimanendo costantemente vicino ai suoi nuovi compagni. Questo suo comportamento deve essere, quindi, totalmente giustificato. Fargli capire che non può venire sul letto con noi, è un addestramento che riesce molto bene a tutti, perchè l’intervento avviene ogni qual volta il cane tenta di salire sul letto e “tentativo” ed “intervento” sono sempre contestuali.

Addestramento è, inoltre, quando gli facciamo capire che non deve mendicare a tavola durante il nostro pasto, così come è addestramento quando riusciamo a fargli comprendere che durante la notte non deve abbaiare se non in caso di necessità; è parimenti addestramento abituare il cane a rispettare gli ospiti, evitando di metter loro le zampe addosso.

E’ purtroppo addestramento quando siamo di cattivo umore e lo allontaniamo con un calcio ed è addestramento quando lo prendiamo in braccio o ci sediamo sulla poltrona, tenendolo in grembo.

Come possiamo vedere, tutte le nostre azioni negative o positive, sono per il cane momenti di apprendimento e quindi, di addestramento; a volte trascuriamo di porre attenzione ad alcuni nostri comportamenti che il cane invece assimila senza che ce ne accorgiamo. Dobbiamo, invece, costantemente essere consapevoli che il cane tende a ricordare tutto ciò che avviene in sua presenza; questo ci consentirà di non farci fraintendere da lui e di evitare molti errori nel nostro comportamento e di conseguenza nel suo apprendimento. Così facendo gli faremo comprendere, in tempi brevi, cosa può o non può fare e , se verrà confortato, egli imparerà presto a dare le risposte che noi desideriamo. In caso contrario sarà lui a scegliere cosa potrà o non potrà fare, seguendo le regole che avrebbero governato la sua vita se il suo branco fossero rimasti i suoi fratelli e non la famiglia dell’uomo con il quale vive.

A volte per farsi obbedire si usano metodi e sistemi che umiliano il cane. Si realizza, cioè, una forma di imposizione che non può essere chiamata addestramento od educazione, anche se il cane (umiliato o peggio, sottomesso) è costretto ad obbedire.

Se un soggetto sarà trattato con la forza, si rifiuterà all’occorrenza di accettare il nostro aiuto per l’insegnamento; ogni nostro intervento, anche se non repressivo, sarà rifiutato dal cane. Non esiste molta differenza fra educare un bambino od un cane; in particolare se con quest’ultimo si inizia dall’età di due o tre mesi.  Se è certo che si deve circondare di un alone di affetto e molta pazienza un bambino per insegnargli le cose che deve fare e, per fargli comprendere che altre non si possono o non si devono fare, non si vede perchè, al cucciolo, non si debba riservare il medesimo trattamento per facilitargli l’apprendimento.

Il comportamento dell’uomo nella fase di educazione del cucciolo, in particolare nel primo periodo della sua vita, dovrà rispettare le stesse regole qualsiasi sia la razza ed il futuro utilizzo del cane. Le metodologie saranno differenziate solo nell’addestramento specifico del soggetto, quando, cioè, l’insegnamento sarà orientato al lavoro che il cane dovrà svolgere.

Taluni sostengono che ogni azione del cane è determinata dal solo istinto, altri invece attribuiscono al cane una intelligenza analoga o molto vicina a quella dell’uomo. L’intelligenza del cane – comunque – è certamente idonea a consentirgli di memorizzare le esperienze passate ed elaborare le informazioni e conoscenze acquisite, al fine di risolvere e superare difficoltà che lo ostacolano nel perseguire un obiettivo.

Nel gergo quotidiano, si usa qualificare come istintitve tutte quelle azioni che si compiono involontariamente, ovvero che costituiscono la reazione ad uno stimolo, ma non sono determinate da un atto volontario e cosciente, frutto e conseguenza di una ragionamento. In questo senso, tutti gli esseri viventi, uomo compreso, compiono azioni istintive e talora l’impulso determinato dall'”istinto” è così repentino od intenso, da non poter essere contenuto o represso, neppure da un atto di volontà determinato dal ragionamento. Per contro, si vuole attribuire all’intelligenza, ogni azione che sia frutto di un ragionamento e – soprattutto – utile e finalizzata ad uno scopo determinato e coscientemente perseguito. L’intelligenza, inoltre, viene riferita ad un comportamento “composito”, nel quale l’obiettivo perseguito non è la conseguenza diretta di una singola azione. bensì il risultato di una somma di azioni tra di se collegata – anche temporaneamente- in modo definitivo e preordinato.

In questa prospettiva, è un errore ritenere che il comportamento degli animali sia determinato esclusivamente dall’istinto. Molte loro azioni, infatti, per essere portate a compimento, non possono che essere guidate ed ispirate da una sorta di ragionamento e quindi da una forma di intelligenza. Questo si può riscontrare, non solo osservando il comportamento e le azioni del cane, ma anche quelle di molti altri animali.

Non dobbiamo dimenticare tuttavia, che gli animali hanno un’immagine del mondo diversa da quella dell’uomo e che, per ciascuna specie, è possibile definire ed individuare comportamenti tipici. In ciascuna differente specie si può osservare infatti, che uno dei sensi prevale sugli altri e ciò ne condiziona il comportamento ed il modo di comprendere il mondo circostante, tanto che le diverse specie animali sono state classificate anche con riguardo a queste attitudini, e sono state così suddivise:

• di fiuto
• di vista
• di udito

a seconda di quale sia il senso maggiormente usato e sviluppato. Ciò non significa che l’animale non utilizzi gli altri sensi: questi hanno piuttosto una funzione ausiliaria, fondamentale ed indispensabile a confermare le informazioni fornitegli dal senso principale. In questa classificazione il cane è compreso tra gli animali di fiuto perchè per lui l’olfatto è il senso dominante su tutti gli altri.

Il gatto invece è animale” di vista “, perchè il suo comportamento è, in via principale, collegato alle sue percezioni visive.
Il rapace notturno è un animale di “udito”, è infatti questo senso sviluppatissimo e dominante, che gli consente di percepire, localizzare e catturare nel buio della notte, un piccolo topo, afferrandolo non appena esce dalla sua tana.

Tra gli animali “di fiuto”, oltre al cane, sono classificati alcuni animali che appartengono agli “erbivori fuggenti” quali il cervo, il capriolo,etc. Quando questi animali, infatti, percepiscono un rumore improvviso, segnale di un potenziale pericolo, la loro prima reazione protettiva è la fuga. Questa azione è certamente istintiva; raggiunta la distanza di sicurezza dal pericolo, però, il loro problema non sembra risolto come dovrebbe. La loro azione, infatti, non termina; essi adottano ulteriori cautele e per cercare di comprendere la causa di quel rumore (indizio di pericolo) prendono vento e girano attorno all’ostacolo fino a che, individuata la fonte, non riescono ad identificarla attraverso il fiuto. Quest’ultimo comportamento non sembra poter essere definito puramente istintivo ed appare, piuttosto, suggerito da un ragionamento e da una forma di intelligenza.

Un cane abituato a vivere randagiamente in una città, sceglie sempre percorsi sicuri e, quantomeno, il meno pericolosi possibile; per esempio non si soffermerà mai a mendicare di fronte ad una porta di un negozio da dove – anche se solo una volta – sia stato cacciato in malo modo; adotterà anzi tutte le cautele che la situazione gli consente, per passare il più velocemente ed il più lontano possibile da quella porta. Il nostro randagio poi, per passare da un marciapiede ad un altro di una strada molto frequentata da auto, prima di iniziare l’attraversamento osserva che non stiano sopraggiungendo macchine, oppure sceglie di accodarsi alle persone che in quel momento stanno attraversando; nell’attraversamento avrà un’andatura particolarmente rapida, per poi riprendere il suo lento girovagare. Questi comportamenti sono certamente conseguenza di esperienze negative e non è lecito escludere che siano suggerite dal ragionamento e cioè da una forma di intelligenza.

Se vogliamo ben riuscire nell’addestramento non dobbiamo, comunque, contare molto o far leva sull’intelligenza del cane, perchè è una caratteristica certamente secondaria a tutte le sue altre doti anche se , come già detto prima,  il cane ha una sua intelligenza, ai fini dell’addestramento sarebbe sbagliato basarsi su questa o considerarla la dote principale.

Paragonare l’intelligenza del cane a quella umana, o pretendere di utilizzarla allo stesso modo, sarebbe – oltre che sbagliato – anche profondamente ingiusto, sia per l’uomo che per il cane, perchè significherebbe collocare quest’ultimo in uno specifico fisio-psicologico sociologico e relazionale non appartenente alla sua specie, dimenticando i processi evolutivi, biologici, genetici ed ambientali che tale specifico hanno determinato. Interpretare il comportamento e la psiche del cane con parametri di tipo umano, o , come si dice un po’ pomposamente, “antropomorfizzare” il cane, oltre ad essere un grave errore tecnico, è anche un pessimo servizio che facciamo al nostro amico, perchè rischiamo di fargli giocare una partita con regole psico-biologiche e comportamentali che non gli appartengono. Non è lecito e neppure legittimo, pretendere che un essere non umano, nella fattispecie il cane, intenda, apprenda, elabori informazioni e le comunichi secondo standard propri dell’uomo, determinati da processi evolutivi differenti.

Al nostro scopo serve solo tenere presente che una grande diversità divide l’uomo dal cane, quanto ad intelligenza, e ciò lo possiamo constatare in ogni momento, nelle infinite azioni e nei molteplici comportamenti durante le sedute di addestramento. Il conduttore/educatore, pertanto, se vorrà avere la certezza di farsi comprendere, dovrà “accordare” i propri standard intellettivi e comunicativi con quelli del proprio allievo.

Addestramento e agonismo del Pastore Tedesco

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Addestramento e agonismo  del Pastore Tedesco

Il pastore tedesco è un cane molto duttile: viene spesso impiegato dalle forze dell’ordine come cane anti-sommossa, anti-droga, anti-esplosivo, come cane guida per ciechi, come cane da ricerca e soccorso.

Se dopo un corso di educazione di base vi appassionate ed intendete proseguire, ci sono molteplici attività a cui dedicarsi valutando le attitudini del vostro soggetto. Le elenchiamo in modo molto sintetico…

  • Esposizioni: si tratta di competizioni atte e mettere in evidenza i soggetti per quanto riguarda la loro morfologia e peculiarità caratteriali.
  • Utilità e difesa: si tratta di prove (Ipo) che mettono in evidenza le doti caratteriali del cane e il suo grado di addestrabilità in tre diverse sezioni: ricerca, obbedienza e difesa.
  • Obedience: in queste prove viene valutata l’obbedienza ed il rapporto che si crea tra cane e conduttore.
  • Agility: queste prove sono una sorta di percorso ad ostacoli dove il cane segue le indicazioni del conduttore per eseguire il percorso correttamente.
  • Soccorso: in questa attività si insegna al cane a cercare dispersi in superficie, sotto macerie o sotto valanghe, o a recuperare persone in acqua.
  • Sheepdog: in Italia non è molto diffuso, ma in Germania il pastore tedesco viene utilizzato per la conduzione delle greggi e sottoposto a prove di lavoro su bestiame.

LA SELEZIONE DEL PASTORE TEDESCO

La selezione viene effettuata per attestare che il soggetto rientri morfologicamente e caratterialmente nello standard di razza e quindi possa essere utilizzato nella riproduzione. Può essere effettuata dopo i 20 mesi di età; il soggetto deve aver ottenuto almeno il Buono in un’esposizione, avere l’esenzione da displasia dell’anca (e presto sarà obbligatoria anche l’esenzione da displasia del gomito), aver superato l’Ipo 1 (prova di lavoro, aver superato la prova di resistenza (che consiste nel superamento di 20 km di corsa) e presentarsi alla selezione dove, oltre che alla prova morfologica (valutazione del soggetto mediante misurazioni e controllo della dentatura) dovrà superare anche una prova caratteriale (indifferenza allo sparo e prova di difesa) in cui dovrà dimostrare sicurezza ed equilibrio.

Riportiamo di seguito i difetti più visibili che escludono il cane dalla selezione e che possono essere notati fin da cucciolo.

  • CRIPTORCHIDISMO e MONORCHIDISMO: queste patologie, che escludono il cane dalla riproduzione, si possono osservare nei maschi, già da cuccioli. Consultate sempre il vostro veterinario di fiducia per maggiori delucidazioni.

Il Criptorchidismo è la circostanza in cui uno od entrambi i testicoli non discendono nello scroto. Esso può presentarsi come carattere isolato o legato ad altri disturbi nello sviluppo sessuale. Il Criptorchidismo è considerato il disordine riproduttivo più comune nei cani ed è un fattore ereditario recessivo.
Molto più raro e il monorchidismo, in cui vi è lo sviluppo di un solo unico testicolo.
Nel soggetto maschio normale, durante lo sviluppo fetale, i testicoli sono situati nelle vicinanze dei reni, migrando poi nella cavità addominale e discendendo infine nello scroto. La discesa testicolare, processo apparentemente semplice di spostamento da una zona all’altra dell’addome, è invece molto complicato.
Esso è costituito da un’interazione, la contrazione dei muscoli addominali e la pressione intra-addominale, dettata da una relazione tra ormoni androgeni, secrezione non androgene e predisposizione genetica.
Attualmente la ricerca assicura che è probabile che geni multipli siano responsabili dello stato di criptorchidismo. Solitamente i testicoli risultano discesi nello scroto già a 10-14 giorni dopo la nascita. Soltanto una minima percentuale presenta la discesa dei testicoli nello scroto, per un periodo più lungo. Dopo i 6 mesi di età, la mancata discesa dei testicoli dall’addome allo scroto, è considerata un’anomalia sospetta, inerente allo sviluppo sessuale. La palpazione dello scroto fornisce una prova efficace della presenza o meno dei testicoli. L’assenza di uno od entrambi i testicoli discesi nello scroto a 8 settimane di vita, garantisce una diagnosi di criptorchidismo. Una volta diagnosticato il criptorchidismo, l’esame ecografico sarà utile per individuare la presenza dei testicoli nella cavità addominale o nei tessuti circostanti lo scroto.
Il monorchidismo può essere determinato soltanto attraverso l’analisi quantitativa del testosterone nel plasma, che si trova in quantità nettamente inferiore a quello presente in un cane avente ambedue i testicoli.

  • IL PELO: il colore bianco così come il pelo lungo sono difetti che comportano la squalifica; se il vostro scopo sarà quindi quello di possedere un cucciolo da compagnia non vi saranno problemi, ma se cercate un cane per dedicarvi a qualche attività agonistica dovrete tenerlo in considerazione. In base allo standard, il pelo di copertura deve essere folto, diritto, duro e ben aderente sulla testa, compreso l’interno delle orecchie; sulla parte anteriore degli arti, piedi e dita il pelo deve essere corto, sul collo invece più lungo folto. Sulla parte anteriore degli arti il pelo si allunga fino al metacarpo o fino al garretto, mentre sulle cosce esso forma come dei calzoni. I colori ammessi sono: nero con focature regolari brune, gialle fino a grigio chiaro, con sfumature scure ( tracce nere su base grigia o bruno chiaro con relative focature chiare), nero, grigio unito oppure con focature chiare o brune. Sono ammesse piccole macchie bianche al petto o anche la parte interna dei fianchi molto chiara, non auspicabile. Il pelo di base e sempre leggermente grigio, tranne che nei soggetti neri.
  • DIFETTI DELLA CHIUSURA DENTALE: i cuccioli sviluppano la prima dentatura attorno alle 3-4 settimane di vita. Questi denti detti “da latte” verranno sostituiti da quelli permanenti attorno ai 5-6 mesi. Gravi difetti della chiusura dentale sono già visibili da subito; la dentatura del pastore tedesco adulto deve essere robusta, sana e completa (42 denti in conformità alla formula dentaria) e presentare una chiusura a forbice (foto 3), ossia gli incisivi della mascella devono combaciare a forbice con quelli della mandibola. La dentatura a tenaglia, oppure quella sporgente superiormente od inferiormente è da considerarsi difettosa; lo stesso vale per i larghi interstizi tra i denti (posizione distanziata dei denti). E’ pure difettosa la disposizione in linea retta (non a leggero arco) degli incisivi. Mascella e mandibola devono essere ben sviluppate e robuste, affinchè i denti siano collocati in profondità nelle gengive.

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Chiusura a Forbice

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