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Tag Archive | "cane"

Socializzazione

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Nel periodo che va dal ventesimo al cinquantesimo giorno di vita del cucciolo il comportamento dell’uomo é determinante ai fini di una buona socializzazione. Se durante questo periodo viene a mancare il contatto con l’uomo il cane avrà difficoltà ad identificarlo come un proprio simile e, quindi, a socializzare con lui in modo corretto.

Questa circostanza é stata verificata e confermata da osservazioni condotte su cani di più razze. E’ stato constatato che i soggetti che tra il ventesimo ed il cinquantesimo giorno hanno avuto contatti solo con i propri simili e non con l’uomo si sono rivelati, crescendo, soggetti poco socievoli, riservati, diffidenti e, di conseguenza, difficili da addestrare. Il contrario, cioè, di quanto avviene quando il soggetto, da cucciolo, ha avuto la possibilità di prendere tempestiva conoscenza dell’odore e del calore dell’essere umano e di riconoscere in lui un suo simile.

La socievolezza di un cane é strettamente condizionata, quindi, dalla esperienza del cucciolo nel terzo mese di vita; se durante questo periodo venisse a mancare il contatto con l’uomo il cane rimarrebbe per sempre poco socievole nei suoi confronti e molto difficilmente potrà instaurare con lui quel corretto rapporto che é premessa indispensabile per ottenere risultati positivi nell’addestramento.

Vediamo ora come occupa il suo tempo un cucciolo durante la crescita e quale tipo di rapporto cerca con il suo compagno di gruppo, l’uomo, che considera un suo simile. In tutte le sue espressioni di gioco il cucciolo ha bisogno di una costante prova di fiducia da parte del suo compagno: se saremo in grado di dimostrargliela e confermargliela tutto procederà bene sia nella formazione del carattere sia per l’instaurazione di un giusto e corretto rapporto. Il cane non tradirà mai il branco, composto da lui e dal suo educatore con il quale collaborerà in buona armonia, come un suo pari razza.

Se viene picchiato il cane perde la fiducia nel suo conduttore. Quando un cane viene picchiato alle percosse si uniscono normalmente imprecazioni o comunque espressioni vocali irritate o alterate, ma non sono le imprecazioni che il cane ricorda e collega con l’azione , bensì il tono alterato della voce unito al dolore. Più ancora del dolore quello che il cane difficilmente dimenticherà é il gesto minaccioso del conduttore. Quel gesto genera una “umiliazione” che può anche deviare un carattere in formazione. Per questo porre in essere atteggiamenti come quelli ora descritti, che opprimono un soggetto nel momento più delicato della sua vita, quello della sua formazione, non é certo il comportamento del cinofilo che si definisce tale.

Teniamo ben presente che quando il cane viene picchiato il danno maggiore si crea non con il dolore, ma con il gesto che lo precede. Non dobbiamo dimenticare che il cane ha una memoria molto sviluppata: troppo spesso però trascuriamo questo fattore importante ai fini dell’addestramento e dell’educazione del nostro allievo.

Quando sgridiamo o picchiamo un cane per qualche cosa che non doveva fare, quasi sempre l’intervento è preceduto da un richiamo a voce in cui viene pronunciato il “NO” che per noi significa dire al cane di desistere dal fare una cosa.

Immaginiamo una famiglia composta da più bambini: (abbiamo detto che il cane ha buona memoria) quante volte nell’arco della giornata la mamma richiama i propri figli con la parola “NO!”? Pensate al cane che come animale di gruppo partecipa e ascolta tutto ciò che diciamo, senza conoscere il significato delle parole, ma ce nè una che non può dimenticare: quel “NO!” che ha preceduto un calcio o una frustata. Quando il cane sente questa parola, anche se non è rivolta a lui, si va automaticamente a nascondere cercando protezione, ma dovrà autoproteggersi, perché in quel momento nessuno lo aiuta e ciò costituisce una continua frustrazione della quale spesso non ci accorgiamo o alla quale non diamo importanza, ma che interviene come strumento di oppressione nel processo di formazione del suo carattere .

Sappiamo che il piccolo è costantemente alla ricerca di oggetti molli da poter mordere, rompere, strappare, perché è un predatore, allora non lo dobbiamo lasciare solo con oggetti che potrebbe rompere o danneggiare, perché se ciò avverrà la colpa sarà solo nostra.

Se un bambino lo si lascia giocare con un coltello e si ferisce, la colpa non deve essere data al bambino, ma a chi gli ha permesso di giocare con il coltello. Allora qual’è la differenza? Non esiste nessun motivo per cui un cucciolo debba essere rimproverato quando di sua iniziativa gioca con ciò che trova alla sua portata , mentre quando lo fa un bambino si cerca con modi e metodi più garbati di fargli comprendere che non lo deve fare perché potrebbe essere pericoloso; con questo contradittorio comportamento si vuol forse dimostrare che il cucciolo ha  l’intelligenza più sviluppata del bambino attribuendogli la capacità di capire tutto da solo mentre al bambino no? Tutto questo nell’uno e nell’altro caso non é corretto. Il cucciolo in questo deve e vuole essere guidato dal suo compagno di branco.

Evitiamo, allora, di mettere il cucciolo nelle condizioni di creare danni a cose, magari di valore e tutto si risolverà, anche perché precedentemente abbiamo detto che il cucciolo deve essere assecondato nelle sue azioni predatorie; il cucciolo non può giocare solo quando noi siamo disponibili a farlo, questo lo potremo ottenere quando sarà adulto e ben addestrato.

Troppo spesso ci sentiamo dire: “il mio cucciolo é dotato di una intelligenza eccezionale: se ne ha combinata una delle sue quando io rientro a casa la sera lui si va a nascondere”. Questo pseudo-conoscitore ed educatore del proprio cane, invece di attribuirgli eccelsa intelligenza, dovrebbe esprimersi in questo modo: ” possiedo un cucciolo che dimostra di essere più intelligente di me: la mia ignoranza una volta mi ha portato a punirlo rientrando a casa perché mi sono accorto che aveva rotto una pantofola; ora quando rientro anziché farmi le feste si va a nascondere”.

Pulizia e igiene

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La pulizia e igiene del cane è fondamentale per il suo ma anche per il nostro benessere che gli stiamo vicini.
Per questo ci sono una serie di attenzioni ed operazioni che vanno eseguite con regolarità. Di seguito elenchiamo le più importanti.

Spazzolatura del pelo:
Polveri, Terra e nodi, soprattutto negli esemplari a pelo lungo, rendono necessaria una spazzolatura regolare del mantello. Importante la scelta degli strumenti corretti: per il pelo lungo occorre un pettine a denti abbastanza larghi, per quello più corto scegliete le apposite spazzole che si trovano in commercio.

Per eliminare polvere e sporco che si trova in superficie sarebbe corretto spazzolarlo giornalmente.

Bagno:
La fase essenziale dell’igiene del cane consiste nel bagno. Con quale frequenza? Non esiste una cadenza precisa, ma normalmente si consilgia ogni 4 mesi; lavarlo troppo spesso può essere dannoso perchè intaccherebbe la patina di sebo che ricopre il pelo e lo protegge. Usate uno shampoo apposito o ‘l limite un ultra delicato che si usa solitamente per i bambini; per una pulizia veloce di saltuariamente potete ricorrere alla shampoo a secco (senza abusarne).
Capita talvolta che il cane abbia paura, Non cercate di spingerlo nella vasca o catino, ma avvicinatelo gradualmente e fate attenzione all’acqua che deve essere tiepida. Cominciate a bagnarlo con un contenitore o con la doccia dalla coda verso la testa, facendo attenzione successivamente a non far entrare il sapone negli occhi o nelle orecchie; consierate la possibilità che il cane senta il bisogno di scrollarsi e vestitevi pensando di potervi bagnare (a volte anche molto!).
Il risciacquo deve avvenire in senso contrario, dalla testa alla coda.
Per asciugarlo prima tamponatelo con una salvietta e se ne avete la possibilità (solo in estate) fatelo scorazzare un po’. D’inverno fatelo asciugare in un luogo risaldato ed evitate che prenda anche il minimo freddo. Per asciugarlo potete utilizzare un phon, ma senza avvicinarlo troppo perchè il rumore e calore potrebbero spaventarlo.

Gli Occhi:
Per l’igiene oculare occorre pulire gli occhi con una garza sterile e una soluzione tipo camomilla o acqua borica, partendo dall’interno occhio (vicino al naso) verso l’esterno e usando una garza per occhio; l’importante è non usare il cotone idrofilo che potrebbe lasciare dei pelucchi negli occhi.
Se avete notato una lacrimazione eccessiva o un arrossamento o vi accorgete che il cane si stropiccia l’occhio controllatelo e rivolgetevi al medico veterimario; potrebbe essere una infiammazione.

Le orecchie:
Anche le oecchie vannp pulite con una certa frequenza; a tal scopo rimuovete il cerume che si deposita sul padiglione esterno con un cotton-fiock inumidito. Non usate mai il bastoncino all’interno dell’orecchio. Se il cane si gratta spesso le orecchie o scuote la testa con una certa frequenza potrebbe avere qualcosa all’interno o addirittura un’otite in corso; in tal caso contattae il medico veterinario.

I denti:
Abituate il vostro cane alla pulizia periodica dei denti (1 volta a settimana). Potete procedere con uno spazzolino morbido, di quelli per i bambini imbevuto nell’apposita soluzione o in acqua dove avrete sciolto un cucchiaio circa di bicarbonato di sodio; in alternativa potete sare direttamente un dito avvolto nella garza e imbevuto. Nella prevenzione del tartaro può aiutare la masticazione di un po’ di pane secco; ma quando il tartaro è depositato in quantità consistente non resta che l’intervento del veterinario che effettuerà la pulizia dei denti in anestesia.

Zampe e unghie:
Le zampe vanno controllate periodicamente e comunque se il cane le lecca con una certa frequenza potrebbe essersi ferito o avere qualcosa conficcato.
Per le unghie, queste vanno tagliate con una certa frequenza, più alta se l’animale cammina su superfici lisce, come i pavimenti dell’appartamento.
Per il taglio si utilizzano tronchesi e tagliaunghie: l’operazione richiede la massima attenzione per non intaccare la polpa dell’unghia, specie se è scura e quindi copre la parte sottostante; se non siete più che sicuri, rivolgetevi ad un esperto in toelettatura.

Emergenza e pronto soccorso

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Comportamenti in caso di emergenza.
Analizzeremo cosa e come fare nel caso in cui ci trovassimo a dover affrontare una situazione di emergenza.

a) evitare innanzitutto le manifestazioni di angoscia e panico, in quanto fanno perdere la capacita di intervenire in maniera tempestiva e possono esser trasmesse all’ animale sofferente (intervenire solo quando la nostra frequenza cardiaca e respiratoria rientra in condizioni quasi normali).
b) avvicinare l’ animale cautamente e rassicurarlo parlando a voce bassa e lentamente per non provocare reazioni violente.
c) tenere lontano l’ animale da rumori ed evitare di toccarlo per non peggiorare la situazione; se è indispensabile, spostarlo usando un telo che si farà scorrere sotto il corpo sollevandolo per i lembi, come fosse una barella.
d) dopo la fase del Primo Soccorso rivolgersi immediatamente al medico veterinario, spiegando le modalità dell’ incidente e i sintomi che l’ animale ha manifestato.
e) avere a portata di mano una valigetta con ciò che può servire per il primo soccorso.

Ingestione di sostanze tossiche

Si deve agire con tempestività perchè da ciò può dipendere la sopravvivenza dell’ animale.
Prima dell’ arrivo del veterinario si può provocare il vomito nel cane somministrandogli acqua mescolata ad acqua ossigenata al 5% o dandogli acqua calda con molto sale. Per somministrare la composizione, basterà prendere una siringa senza ago che sarà necessaria a contenere il liquido, tirare dolcemente indietro la testa del cane ed inserirla lentamente dal lato della bocca. Il vomito dovrebbe avvenire entro 5 minuti dalla somministrazione: in caso contrario si può riprovare una seconda volta (non di più) dopo circa 10 minuti.

Se non è possibile provocare il vomito (esempio, se si ha il sospetto che l’ animale abbia ingerito sostanze acide o basiche molto forti, o che sia in coma o particolarmente depresso), gli si può somministrare del carbone attivo allo scopo di diminuire l’ assorbimento del veleno da parte dell’ intestino. Successivamente non somministrare altro e portarlo dal veterinario.
Se ha ingerito una sostanza caustica (vale a dire una sostanza altamente corrosiva per i tessuti organici, come l’ ammoniaca) e bene non dargli nulla perchè nel tornare in bocca dall’esofago provocherebbe nuove ustioni.
Se ha ingerito petrolio o benzina può essere utile la somministrazione di olio di paraffina, che crea una sorta di pellicola protettiva nel tubo digerente inibendo l’ assorbimento del veleno.

Morso o graffio da un altro animale

Se il cane viene aggredito da un gatto o da un altro cane è bene depilare la zona lesionata, lavare bene la ferita e disinfettarla con soluzione fisiologica. Questo tipo di ferite tende ad infettarsi velocemente a causa dei batteri presenti nella saliva, sui denti e nella bocca dell’ animale aggressore. Nel caso fossero presenti ferite provocate da morsi, sarà il veterinario a valutarne la gravità, a decidere se sia il caso di suturare (mettere dei punti), e a prescrivere, quando necessario, un trattamento antibiotico.
E’ bene non farsi trarre in inganno dalla presenza di “buchini” sulla pelle: sotto vi possono essere lacerazioni anche profonde.

Morso di Vipera

Le vipere sono rettili silenziosi e può capitare, talvolta, di sentire solo il guaire o l’ abbaiare del cane senza che si capisca quale sia la causa del suo dolore. Solo più tardi si noterà una tumefazione sulla parte lesa; avremo un animale sofferente ed in preda ad un forte dolore, tanto da poterci far sospettare il morso di una vipera. Possono inoltre essere evidenti i segni dei denti lasciati dal rettile. In ogni caso sarebbe utile tosare la parte. Non fare uscire sangue dal rigonfiamento, nè succhiare il veleno: l’unica cosa da fare è recarsi immediatamente dal veterinario. Non praticare alcuna incisione.
Se la lesione è localizzata in corrispondenza dell’ arto, sarebbe utile, in caso lo si possegga, posizionare un laccio emostatico o una benda legata moderatamente stretta a monte del morso, e allentarla ogni 15-20 minuti spostandola di qualche centimetro a monte della ferita per permettere la circolazione superficiale e non causare lesioni ai tessuti.
Se possibile lavare la ferita con sola acqua, evitare il ghiaccio ed evitare assolutamente di disinfettare con soluzioni a base di alcool.

In caso si possegga il siero antivipera, NON somministrarlo in quanto è ad alto rischio di shock anafilattico. Consegnarlo al veterinario e lasciare che sia lui a procedere. Tenere il cane il più possibile immobile e tranquillo per rallentare l’entrata in circolo del veleno. Mantenere la calma ma agire in fretta. (se la zona morsa non è accanto alla testa o ai principali vasi sanguigni, calcoliamo di avere circa 2 ore di tempo dal momento del morso per salvare il cane.)

Corpo estraneo ingerito

Se si tratta di pezzetti di osso o di legno acuminati, essi potrebbero rimanere inseriti nelle gengive e/o nei denti.
Se il corpo estraneo resta in bocca non c’è da preoccuparsi.
Se il cane ha la nausea e tenta di espellere qualcosa probabilmente l’oggetto si trova alla base della lingua.
Se vomita o non mangia è probabile che l’oggetto sia stato ingurgitato e si trovi nello stomaco o nell’ intestino (dove può provocare delle lesioni). E’ urgente l’ intervento del veterinario.

Investimento da Auto

Prima regola è mantenere la calma e cercare di capire se l’ animale è vivo. Se non è possibile individuare il movimento respiratorio ritmico del torace (che deve abbassarsi e alzarsi in modo più o meno regolare), si può appoggiare il palmo di una mano sulla cassa toracica, più o meno poco sotto l’ ascella sinistra, per sentire le pulsazioni indotte dai battiti cardiaci. In alternativa, si può mettere un piccolo specchietto davanti alle narici del cane, per osservare se il respiro determina l’appannamento della superficie. Subito dopo, è importante osservare con attenzione le reazioni del cane (eventuale emissione di urina e feci, i movimenti delle zampe, degli occhi). Importante è tranquillizzare il cane che è spesso sotto stress o in stato di shock. Bisogna avvicinarsi con cautela, muovendosi sulle ginocchia, parlando con voce pacata e distensiva.
Se l’ animale non è cosciente, va alzato con molta cautela, cercando di mantenere il corpo dritto. Deve essere portato con la massima urgenza in un pronto soccorso veterinario.
Se è cosciente, si devono valutare in fretta i danni, limitandosi però ai problemi più evidenti, come le emorragie esterne o le ferite.

Il cane deve essere mosso con molta prudenza, evitando tutti i movimenti che non sono necessari. Se la frattura è esposta (cioè l’osso esce dalla pelle) laviamo bene la ferita e copriamola con bende sterili: il frammento osseo deve essere tenuto umido e coperto, ma non cercare di sospingerlo sotto alla cute. In caso di frammenti distaccati, recuperarli e conservarli.
Si deve poi osservare la colorazione delle gengive, che dovrebbe essere rosata. Infine si deve valutare lo stato di salute complessivo del cane e la presenza di disturbi generali come il tremolio, la perdita dell’ equilibrio e la paralisi. E’ ovvio che queste prime misure non mirano affatto a curare il cane in difficoltà, ma servono soltanto per potere fare un resoconto dettagliato al veterinario una volta arrivati al pronto soccorso.

Scarica Elettrica

La situazione è d’ emergenza ma bisogna agire con molta cautela per non causare danni maggiori. I sintomi sono: ustioni alle labbra e alla lingua, shock, arresto cardiaco e respiratorio, svenimento, improvvise contrazioni muscolari e si possono notare bruciature sulle labbra o sulla lingua. Inoltre la scarica elettrica può provocare lesioni a livello polmonare (edema che si presenta fino a 2-3 ore dopo il trauma), del sistema nervoso, al muscolo cardiaco.
E’ più facile che capiti ad un cucciolo data la grande curiosità e l’ essere portati a mordere di tutto, compresi i fili elettrici. Se il cane ha ancora in bocca il filo o è in una pozza di urina, prima di toccarlo bisogna staccare la corrente e togliere la spina dalla presa con un guanto di gomma. Accertarsi poi del battito cardiaco appoggiando la mano sulla parte inferiore del torace, appena dietro il gomito. Adagiare poi l’ animale su una coperta con accanto un boile d’ acqua calda per mantenere il calore del suo corpo, quindi trasportarlo subito dal veterinario. Tenere l’ animale sotto stretta osservazione per almeno 2 o 3 ore.

Ferite

Le ferite possono di tanti tipi: tagli e lacerazioni, superficiali o profonde, vicino ad organi delicati (occhi) o in zone vitali (vicino ai grandi vasi sanguigni). Sono solo le ferite più piccole ad essere curate, quelle più serie spettano alla competenza del medico veterinario.
La prima cosa da fare è bloccare l’ emorragia: con un fazzoletto, una salvietta o un panno, si effettua pressione a monte della ferita con il pollice della mano. L’emorragia in pochi minuti rallenta.
Nel caso di lesioni banali, si tagliano i peli della zona ferita (attenzione a non tagliare la pelle!), poi si lava la ferita con acqua e sapone se la zona è sporca, infine si applica un disinfettante (acqua ossigenata o iodio). Le ferite formano una crosta che non deve essere tolta: si deve attendere che il processo di riparazione abbia termine.

Puntura di Insetto

Capita spesso in primavera o estate. Se il cane si presenta con gonfiori sul muso, sulla bocca o in qualunque altra parte del corpo, la prima cosa da fare è quella di lavare abbondantemente con acqua fredda la zona colpita. Subito dopo è consigliabile fare degli impacchi freddi o mettere del ghiaccio sulla zona colpita (si evita così che si gonfi ulteriormente). Per alleviare il prurito, quasi sempre presente, si può applicare più volte al giorno una pomata a base di cortisone.
Se il gonfiore coinvolge naso e gola e dà problemi di respirazione, o se è notevole, facendo sospettare una reazione di ipersensibilità, è necessario rivolgersi con la massima urgenza al veterinario in quanto potrebbe avere un’ evoluzione pericolosa (soffocamento).

Immobilizzazioni di cani feriti

In mancanza di museruola si deve circondare il muso del cane con una fettuccia, o uno spago, che andrà annodato poi dietro la testa. Ciò impedisce all’ animale spaventato di mordere il soccorritore.

Trasporto di cani feriti

Gli animali feriti vanno afferrati in punti sicuri come il petto, la pancia, la parte posteriore delle cosce. E’ bene lasciare liberi gli arti per non compromettere le eventuali fratture.
Se le lesioni sono particolarmente gravi è preferibile non spostarli per evitare di provocare danni più seri. Se si rendesse necessario farlo, usare un supporto rigido sul quale adagiare con cautela il corpo ferito.
Tamponare in tutti i casi le gravi perdite di sangue, tenendo premuto sulla parte un fazzoletto, un pezzo di stoffa, del cotone o delle garze fissandole, se possibile, con del nastro adesivo o del cerotto. Per non far disperdere calore all’ animale potrebbe esser necessario avvolgere gli arti o tutto il soggetto in una coperta o in un foglio di nylon come quello utilizzato di solito per gli imballaggi.

Corpi Estranei

* nelle orecchie: l’ animale scuote la testa, si gratta l’ orecchio, è nervoso. Se il corpo estraneo è visibile sarà facile estrarlo con pinze lunghe e sottili; se non è visibile, sarà necessario l’ intervento del medico veterinario.
* nel naso: la bestiola manifesta difficoltà respiratoria, starnuti. Anche in questo caso si può tentare la rimozione con pinze solo se il corpo estraneo è visibile, altrimenti bisognerà ricorrere alle cure del medico veterinario.
* negli occhi: i corpi estranei che penetrano negli occhi sono pericolosi perchè possono provocare lesioni della cornea. Bisogna in questo caso sciacquare più volte l’ occhio colpito con camomilla tiepida fino a che il materiale penetratovi non venga espulso.
* nella bocca: il corpo estraneo può localizzarsi tra i denti, nelle gengive o conficcarsi nel palato. L’ animale sofferente strofina il muso a terra e tenta con la zampa di rimuoverlo. Può essere presente una abbondante salivazione ed anche in questo caso sarà possibile asportare il corpo estraneo con l’ aiuto di una pinzetta sottile e spesso bisognerà agire con urgenza come nel caso in cui il corpo estraneo ostruisca le vie respiratorie.
* nell’apparato gastro-intestinale: il corpo estraneo può conficcarsi nella faringe, nello stomaco, nell’ intestino o localizzarsi nel colon. Gli oggetti sottili (schegge, chiodi, ecc.) vengono facilmente eliminati con le feci. I corpi ostruenti (sassi, palline, ecc.) possono occludere i vari passaggi, bloccando il funzionamento dell’apparato in questione. I sintomi vanno individuati nei tentativi di vomito, anoressia, dolori addominali e blocco della defecazione. Quasi sempre si deve ricorrere all’ intervento chirurgico e quindi del medico veterinario.
* nelle zampe: l’animale può presentare una zoppia ed un leccarsi in maniera insistente una zampa. Per prima cosa bisogna tagliare il pelo attorno alla zona colpita ed estrarre con una pinza il materiale conficcato se visibile, disinfettando, in seguito, la parte per più giorni. Quando il corpo estraneo è penetrato a fondo nei tessuti, si renderà necessaria un’ incisione/esplorazione che verrà eseguita dal medico veterinario.

Avvelenamenti

Avvelenamento da detersivo: l’ intervento più idoneo consiste nel somministrare, per bocca, dell’ olio, evitando di provocare il vomito. Lavare la parte entrata in contatto con la sostanza tossica con acqua tiepida e sapone. Sarà il veterinario, comunque, a stabilire la terapia adatta.
Avvelenamento da candeggina: è molto pericoloso; la bocca dell’ animale risulta ulcerata. Si dovrà lavare la zona cutanea colpita e tentare lo svuotamento dello stomaco. Il veterinario effettuerà una lavanda gastrica e somministrerà sostanze inibitorie per gli effetti dell’ acido. Non provocare il vomito!!
Avvelenamento da piante d’appartamento: bisogna subito osservare se il nostro amico presenta irritazioni all’ interno della bocca con salivazione eccessiva. Indurre immediatamente il vomito con l’ uso di acqua salata e lavare le mucose interne della bocca. Il veterinario provvederà alla lavanda gastrica e alla terapia più adatta. Le piante più dannose sono: oleandro, stella di natale, edera e ficus.
Avvelenamento da antiparassitari: i sintomi sono caratterizzati da lacrimazione, vomito, tremori (fino alla paralisi), dispnea dovuta all’ aumento delle secrezioni, depressione, tachicardia e bradicardia. Possono risultare nocivi sia il collare antipulci che le polveri contro i parassiti. Bisogna, in questi casi, eliminare subito il collare e liberare il pelo dalla sostanza. Fondamentale, anche in questo caso, rivolgersi al veterinario.
Avvelenamento da sostanze alimentari avariate: provocano vomito, dolori addominali e defecazione a brevi intervalli di tempo. In questo caso il nostro primo compito è quello di provocare il vomito, dopo di che il veterinario eseguirà la lavanda gastrica.
Avvelenamento da cioccolata: in seguito all’ ingestione di questo dolce, la xantina presente, provoca nell’ animale eccitazione ed irrequietezza, aritmie, convulsioni, poliuria (aumento della diuresi) e vomito. In questo caso, tenere l’ animale sotto stretta sorveglianza, aspettando l’ intervento del medico. Nella maggior parte dei casi però, la cosa si risolve da sola, dopo che il tossico è stato metabolizzato dal fegato.
Avvelenamento da farmaci: l’ Aspirina è uno dei farmaci maggiormente nocivi per il nostro quattro zampe: si sentirà debole, respirerà con fatica ed avrà la febbre. Potremo aiutarlo ancora una volta facendolo vomitare. Il veterinario, oltre all’ azione immediata, controllerà gli effetti dei farmaci sull’ organismo anche nei giorni successivi.
Avvelenamento da naftalina: l’ ingestione di questa sostanza porta al vomito e ad uno stato di prostrazione che può arrivare al coma. In questo caso bisogna provocare il vomito e somministrare del bianco d’ uovo misto ad acqua abbondante. Il medico veterinario si occuperà della terapia vera e propria.
Avvelenamento da materiali plastici, vernici, colori: bisogna subito causare il vomito e rivolgersi immediatamente al veterinario; potrebbe infatti verificarsi la necessità di un intervento chirurgico.

Colpi di calore

Le cause sono dovute alla permanenza dell’ animale in luoghi surriscaldati, poco aerati o sotto i raggi diretti del sole. La produzione di calore supera la sua dispersione. Il nostro quattro zampe si mostrerà affannato e debole, la temperatura corporea risulterà molto alta, il ritmo cardiaco sarà accelerato e la respirazione difficoltosa. Nei casi più gravi si manifestano convulsioni, vomito, diarrea e stato comatoso. In questo caso bisogna:
a) spostare l’ animale in un luogo fresco e ben areato;
b) raffreddarlo gradatamente con impacchi freddi o strofinarlo con dell’ alcool e disporlo davanti ad un ventilatore fin quando la temperatura corporea scende al di sotto dei 40°C. In questo caso il centro termoregolatore non funziona più come dovrebbe.
c) controllare se la frequenza cardiaca e respiratoria si normalizzano;
d) sottoporre l’ animale a visita veterinaria.

Spine

Una zoppia che si manifesta al rientro da una passeggiata nei boschi, potrebbe essere causata da una spina penetrata fra i polpastrelli delle zampe. Dove la pelle risulterà gonfia ed arrossata, si inciderà e si eliminerà la spina con una pinzetta. Bisognerà quindi disinfettare la parte con acqua ossigenata e ricorrere al veterinario.

Bocconi avvelenati

Passeggiando nei boschi, il nostro amico può ingerire bocconi di cibo avvelenati con stricnina, veleno che provoca convulsioni, rigidità muscolare e porta velocemente alla morte.
Provocare il vomito con l’ ingestione di acqua salata; evitare la somministrazione di latte che facilita l’ assorbimento del veleno; interpellare immediatamente il veterinario.

Soffocamento

La causa, in genere, è dovuta all’ ingestione di corpi estranei che invece di scendere nella laringe, e da qui nello stomaco, finiscono nella faringe e raggiungono la trachea, impedendo una normale respirazione. Il cane si agita, appare affannato, le mucose interne della bocca tendono al blu livido. L’ intervento deve essere immediato. Di seguito vediamo come poterlo aiutare:
a) aprire la bocca e rimuovere delicatamente con le dita il corpo estraneo (se conficcato in un punto accessibile).
b) se il corpo estraneo è conficcato in profondità è necessario sollevare l’ animale e tenerlo a testa in giù afferrandolo per le zampe posteriori.
c) scuotere quindi il corpo del nostro amico per fare in modo che il corpo estraneo venga smosso attraverso piccoli colpi sulla nuca e sul torace.
d) se si riesce ad ottenere l’ espulsione si deve quindi procedere con la rianimazione e il massaggio cardiaco-respiratorio.
Se la difficoltà respiratoria è dovuta a gonfiore della gola e della laringe, la causa può essere un’ allergia in corso. Bisogna rivolgersi con tempestività al medico veterinario che provvederà a sgonfiare la parte con farmaci ad effetto immediato.

Congelamento

L’ esposizione ad aria fredda o ghiacciata o la permanenza nella neve, possono determinare il raffreddamento dei tessuti con formazione negli stessi di cristalli di ghiaccio: le parti colpite più frequentemente sono le orecchie, la coda, i genitali esterni e le estremità degli arti. Queste si presentano all’ inizio pallide e fredde, quindi possono diventare scure ed insensibili per la necrosi fino a distaccarsi. L’ animale colpito presenta una temperatura corporea più bassa del normale, uno stato di quasi incoscienza, respira lentamente con un battito cardiaco rallentato.
Esistono tre gradi di congelamento:

1. Pimo grado: il danno è limitato all’ epitelio e guarisce spontaneamente.
2. Secondo grado: il danno è localizzato sia all’ epidermide che allo strato superficiale del derma. C’è dell’ essudato sieroso, bolle e flittene: le lesioni appaiono solo 24 ore dopo al danno..
3. Terzo grado: si ha la distruzione dell’ intera superficie della cute. Innanzitutto bisogna portare l’ animale in un ambiente riscaldato, applicare quindi sulle parti congelate panni o garze inumidite in acqua calda (non bollente). Per rialzare la temperatura corporea (se si tratta di ipotermia lieve) bisogna adagiare ed avvolgere l’ animale con una coperta. Nei casi più gravi, utilizzare borsa o bottiglie di acqua calda (mai bollente) rivestite con un panno da appoggiare al corpo dell’ animale. Le parti congelate e trattate con panno umido devono essere poi asciugate delicatamente e protette in attesa della visita dal veterinario.

Ustioni

Possono essere causate dal fuoco, da acqua bollente, fili elettrici, sostanze chimiche (trementina, benzina, cherosene), catrame e detersivi. Vengono classificate, a seconda della loro gravita ed estensione, in superficiali e profonde, o in gradi: 1°, 2° e 3°, simili a quelle viste nel congelamento.

– ustioni leggere: applicare acqua fredda o un impacco di ghiaccio lasciandolo in contatto con la parte lesa per 15 minuti (non spalmare olio, burro o pomate).

– ustioni estese:
applicare garze pulite (non cotone) e fasciare la parte con un bendaggio morbido.

– ustioni chimiche: lavare l’ area colpita con abbondante acqua e non usare nessun solvente. La terapia del freddo, in questi casi, è sempre il miglior trattamento. Recarsi subito dal veterinario.

Mal d’auto

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Un possesso responsabile dell’animale non prescinde mai dall’attenta valutazione del suo benessere anche in occasione del trasporto in macchina.

Il mal d’auto (o cinetosi) è un problema comune più di quanto si possa pensare; può colpire cani di tutte le età, anche se i cuccioli e i giovani sono più predisposti (un cane su sei: più del 17%).
I segni tipici del mal d’auto sono agitazione, affanno, salivazione eccessiva, eruttazione ed infine vomito. Il disagio può manifestarsi ancor prima di entrare in macchina a causa del ricordo di esperienze precedenti (anticipazione).

Il mal d’auto si manifesta quando il cervello riceve stimoli discordanti dagli organi di equilibrio.
Questa condizione toglie piacere al viaggio e può trasformarlo in una esperienza stressante anche per il proprietario.

Esistono nuovi farmaci da poter somministrare prima del viaggio efficaci, sicuri e privi di effetti indesiderati come apatia e sonnolenza.
Il mal d’auto può essere risolto mettendo in atto alcuni accorgimenti per ridurre i disagi del tuo cane e chiedendo informazioni più dettagliate al tuo veterinario.

Consigli per il viaggio

  • Aprire parzialmente il finestrino durante il viaggio per permettere l’ingresso dell’aria fresca
  • Cercare di guidare il più dolcemente possibile evitando accelerazioni e frenate non necessarie
  • Assicurarsi che la temperatura all’interno dell’auto non sia né troppo calda né troppo fredda
  • Durante i viaggi lunghi, fare soste regolari per fare scendere il cane dalla macchina e permettergli di bere
  • Abituare il cane ai viaggi in auto iniziando con brevi tragitti e aumentando gradualmente la durata del viaggio
  • L’associazione del viaggio a un attività piacevole, ad esempio una passeggiata una volta giunti a destinazione, può aiutare a ridurre l’ansia e la paura
  • Portare in auto un suo gioco o la sua coperta per rendergli l’ambiente più famigliare
  • Gratificare con carezze e parole affettuose quando durante il viaggio rimane tranquillo Ignorare ed evitare di rassicurarlo quando invece si agita, abbaia o piagnucola altrimenti si rischia di aumentare il suo disagio.

 

Leishmania – La profilassi

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Ci sono voluti vent’anni di lavoro di ricerca, di test sul campo, di collaborazioni con allevatori e proprietari di cani e il coinvolgimento di moltissimi ricercatori per arrivare a sviluppare finalmente un presidio credibile per la profilassi preventiva nei confronti della Leishmania.

Il parassita (L. infantum), scoperto 110 anni fa da William Leishman e Charles Donovan è trasmesso da un flebotomo diffuso in tutto il bacino mediterraneo, esso sembra determinare maggiori problemi in alcune razze di cani e tra queste il Pastore Tedesco sebbene una vera predilezione non sia chiara. Una volta inoculato il parassita colpisce i macrofagi (cellule del sistema immunitario) l’organismo risponde attraverso questo stesso sistema difensivo nel tentativo di controllare l’infezione e ciò permette di identificare i soggetti sieropositivi non necessariamente malati. In effetti la percentuale di coloro che poi sviluppano la forma clinica sono una minoranza e la gravità con cui potrà evolvere l’infezione dipende anche dalla forza con cui il cane riesce a rispondere con il suo sistema immunitario all’attacco del parassita. La diagnosi di “malattia”, “infezione” o “soggetto esposto” è in realtà abbastanza complessa e per ognuna di queste condizioni esistono protocolli terapeutici o di monitoraggio specifici.

I sieropositivi, che non sviluppano la malattia rappresentano un serbatoio straordinario di diffusione dell’’infezione e solo i più fortunati, pochissimi in realtà, riescono a liberarsi completamente dal parassita.

Oltre alla predilezione probabile per alcune razze i picchi di prevalenza dell’infezione seguono un’ andamento collegato all’età: 2-3 anni e poi 7-8 anni.

Le forme cliniche sono molto varie e comprendono sia manifestazioni cutanee che viscerali. Si va dalle lesioni oculari alle glomerulonefriti con insufficienza renale alla poliartrite con zoppia e molto altro purtroppo.

La prevenzione fino ad oggi si è basata sull’utilizzo di sostanze repellenti capaci di impedire al flebotomo di attaccare il cane trasmettendo l’infezione. Il livello di protezione ottenuto non è del 100% ma permette di ridurre il rischio in modo consistente.

Lo stesso ragionamento vale per il vaccino che, commercializzato già da un po’ di tempo in Spagna, Grecia e Portogallo, riduce il rischio di sviluppare la malattia di 4 volte. E’ un vaccino piuttosto sicuro e gli unici effetti collaterali registrati in pochi casi dopo la sua somministrazione sono rappresentati dalla possibile formazione di un rigonfiamento di alcuni centimetri nel punto di inoculo (che si risolve spontaneamente in pochi giorni) e/o da leggera ipertermia. Il rapporto beneficio/rischio è decisamente a favore del primo ed è per questo motivo che è stata concessa l’autorizzazione alla commercializzazione.

Proviamo quindi ad immaginare uno scenario di protezione del nostro cane a 2 livelli (non più uno come in passato); il primo livello è rappresentato dal repellente chimico nei confronti del flebotomo e il secondo livello dal vaccino che in caso di fallimento del primo livello aiuta a bloccare la diffusione del parassita nell’organismo e lo sviluppo della forma clinica.

Abbiamo aspettato tanto, in particolare nelle regioni del Centro e Sud d’Italia ora abbiamo un’arma in più per continuare una battaglia a protezione del benessere animale e non solo.

Leishmaniosi

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La leishmaniosi è una malattia sostenuta da parassiti appartenenti ai protozoi. L’agente principale della leishmaniosi nelle aree mediterranee è la Leishmania infantum un parassita in grado di colpire soprattutto il cane, ma spesso anche gli esseri umani.

Vie di contagio

La leishmaniosi viene veicolata in Europa dalla puntura del Phlebotomus papatasi, comunemente chiamato pappatacio, insetto simile alla zanzara, mentre nel nuovo mondo è trasmessa da flebotomi del genere Lutzomyia.

Il pappatacio colpisce principalmente da maggio ad ottobre e preferibilmente dal tramonto all’alba. È presente in tutto il mondo, tranne, a quanto pare, in Australia, ma principalmente si trova in aree vicino al mare o nelle zone tropicali.

Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni (anche dell’Italia settentrionale), debbono portare alla conclusione che – in pratica – non esistono zone, comunemente abitate, che possano essere considerate completamente sicure. Infatti se fino al 1989 il Nord Italia era considerato praticamente indenne dalla leishmaniosi canina, oggi esistono dei focolai accertati in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte ed altri probabili in Trentino e Lombardia (Natale, 2004).

In Piemonte sono state accertate tre differenti aree in cui la leishmaniosi canina è endemica (Torino, Ivrea, Casale Monferrato), con una sieroprevalenza che va dal 3,9% al 5,8%. È stato identificato anche un possibile focus instabile in Valle D’Aosta: in quest’area montuosa non erano mai stati segnalati flebotomi in precedenti stazioni di cattura. In queste aree la colonizzazione può essere avvenuta spontaneamente dalle zone costiere o in seguito agli aumentati movimenti di persone dalle aree mediterranee in cui abbondano i flebotomi.

In queste aree del Piemonte e della Valle D’Aosta la presenza stagionale dei flebotomi va dalla seconda metà di maggio a settembre. In base ad analogie climatiche e caratteristiche ambientali si può anche prevedere che la diffusione della malattia s’estenderà nel prossimo futuro ad altre zone dell’Europa centrale.

Questa malattia colpisce il cane punto dall’insetto infetto e porta a sintomi piuttosto gravi. Un cane risultato positivo al test può tuttavia vivere per molto tempo prima di manifestare sintomi, ma può comunque diffondere la malattia. La leishmaniosi, inoltre, è un’antropo-zoonosi, cioè una malattia trasmissibile, in alcune particolari condizioni, anche all’uomo (vedi leishmaniosi umana).

Molto importante è tenere presente che la leishmania non viene trasmessa direttamente da cane a cane o da cane a persona: il protozoo infatti, per diventare infettante, deve prima compiere nel flebotomo una parte del proprio ciclo biologico. La vicinanza o il possesso di un cane infetto comportano dunque un rischio epidemiologico per l’uomo del tutto risibile, visto che in una zona endemica saranno molti milioni i pappataci infetti potenzialmente in grado di pungere.

Sintomi

La leishmaniosi può manifestarsi con una serie di sintomi che possono presentarsi assieme o singolarmente. Alcuni animali possono presentare prevalentemente la sintomatologia cutanea della malattia, in altri vengono colpiti gli organi interni, altri ancora manifestano sintomi di entrambi i tipi. La sintomatologia e i segni clinici possono pertanto essere, nei casi non conclamati, multiformi e talvolta difficili da inquadrare.

La sintomatologia “classica” della leishmaniosi comprende:

  • Dermatite secca esfoliativa tipo forfora
  • Perdita di peso in modo più o meno rapido.
  • Alopecia ovvero perdita di pelo intorno agli occhi, sulle zampe, sul dorso.
  • Lesioni alle orecchie le quali perdono pelo e manifestano vere e proprie ulcere sanguinolente.
  • Perdita di sangue dal naso (epistassi) dovuta a ulcere nella mucosa orale, in cui sono presenti i parassiti.
  • Crescita accelerata delle unghie (onicogrifosi).

a carico della pelle si può talora osservare una dermatite esfoliativa con forfora.

  • Dolori articolari compreso anche mal di schiena: il cane se ne sta spesso immobile in piedi, tenendo la testa bassa per cercare sollievo.
  • lesioni oculari, dovute a una uveite e iridociclite.
  • A livello viscerale si riscontrano danni renali, in correlazione ai quali compaiono, col procedere della malattia nei successivi gradi di disfunzione renale: polidipsia, poliuria, anoressia, vomito, diarrea, ulcere orali, sino ai segni neurologici e al coma uremico.

leishmania

Ciclo vitale del parassita Leishmaniosi. Fonte: CDC

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata sul sangue, sull’urina, su prelievi citologici di linfonodi, midollo osseo e milza. Il sangue viene valutato quali-quantitativamente nelle sue componenti cellulari (esame emocromocitometrico), in quelle proteiche plasmatiche (elettroforesi) e dal punto di vista immunologico, alla ricerca degli anticorpi indicanti il contatto col parassita (immunofluorescenza) o del parassita stesso (PCR); dall’esame del siero si ricavano informazioni sulla funzionalità degli organi interni, specie fegato e reni. L’urina dà informazioni sulla funzionalità renale, valutatone il peso specifico, il contenuto in proteine, le cellule presenti. Sul midollo osseo, milza ed i linfonodi si ricerca la presenza del parassita tramite esame microscopico e PCR.

La leishmaniosi nei canili sanitari e rifugi

Le zoonosi veicolate da insetti di varie specie costituiscono uno dei maggiori problemi sanitari per la gestione di canili pubblici o privati; alcune di queste malattie, infatti, oltre a causare danni all’animale colpito con i conseguenti costi per le cure e la profilassi, possono essere veicolate anche all’uomo ed in alcuni casi con forme così virulente da causare il decesso dei soggetti colpiti. Consegue la necessità nell’ambito del canile di proteggere, per quanto più possibile, i cani, ricoverandoli in modo automatizzato – nell’intervallo giornaliero favorevoli all’attacco dell’insetto – in ambienti abitabili nei quali però il pappataci, segnatamente le femmine, non possano entrare fisicamente, e/o che ne sia efficacemente scoraggiate, e qualora, per avventura, vi si fosse introdotto non possa assolutamente uscirne vivo. Occorre quindi realizzare nella “zona notte” del canile destinato ai cani ospiti del canile, nel lasso di tempo nel quale è in genere prevista l’attività’ del pappataci, un ricovero di caratteristiche tali da assicurare le condizioni di cui sopra adottando inoltre, all’esterno di tale ricovero già protetto, soluzioni che già di per se scoraggino l’avvicinarsi dell’insetto. Esistono in commercio appositi Box per cani ” Box Brevettati per cani ” e gatti attrezzati per la prevenzione e il controllo del veicolo di malattie infettive.

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