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Tag Archive | "cuccioli"

Herpes Virus

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L’Herpes Virus è un’infezione virale che interessa solitamente i cuccioli appena nati, nella prima o seconda settimana di vita, i quali si possono infettare attraverso la placenta, prima, al momento o subito dopo la nascita. Nell’animale adulto e non gravido l’affezione decorre in maniera del tutto inapparente o, per lo più, sotto forma di una blanda manifestazione patologica a carico di bocca e naso o dei genitali esterni. Se il virus, superando la placenta, giunge ad infettare i feti in utero nelle ultime tre settimane di gestazione può portarli a morte, causare frequentemente aborto o nascita di cuccioli scarsamente vitali.

Dopo l’infezione primaria il virus tende a localizzarsi in corrispondenza del nervo trigemino e può diffondersi nell’ambiente esterno con le secrezioni nasali. Un qualsiasi stress od un trattamento con cortisonici può provocare un’improvvisa recrudescenza dell’infezione. La maggior parte dei cuccioli colpiti muore entro i primi 9-14 giorni dalla nascita. I cuccioli affetti da questa malattia infettiva possono presentare scarso appetito, pianto incostante, temperatura al di sotto della norma, feci grigio giallastre o verdi, difficoltà respiratoria, scolo nasale, deperimento e morte. In taluni casi la malattia esordisce in maniera improvvisa e la morte sopraggiunge 12-36 ore più tardi. Nelle cagne l’infezione può dar luogo ad un’infiammazione della vagina con conseguenze negative sul piano della fertilità.
Si consiglia di curare l’igiene specialmente nei canili, di realizzare un ambiente idoneo per la cagna al momento del parto, di isolare nel canile le cagne gravide, specialmente se di nuova introduzione. E’ in commercio un vaccino, il quale è raccomandabile per coloro che detengono animali a scopo riproduttivo o desiderino accoppiare cagne di alta genealogia.

La Gravidanza del cane

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La gravidanza del cane non è una malattia e la cagna dovrebbe vivere, per quanto possibile, una vita normale. Solo quando la pancia è notevolmente ingrossata si deve fare attenzione a non farla affaticare troppo, evitando corse e salti, anche se di regola questi sforzi sono spontaneamente rifiutati dalla cagna. E’ però importante assicurare alla futura mamma una corretta quantità di moto. Senza esagerazioni e assecondando la sua volontà non devono mancare le frequenti passeggiate che tonificheranno la muscolatura dell’addome favorendo un parto rapido e senza problemi.
VACCINAZIONI E SVERMINAZIONI

Le vaccinazioni dovrebbero essere fatte in un periodo sufficientemente anteriore al momento in cui la cagna è coperta, ma tale da evitare di dover fare richiami durante la gravidanza. E’ altresì importante che la cagna sia sverminata affinchè non trasmetta ai cuccioli larve di vermi durante la gestazione o l’allattamento, compromettendone la crescita regolare o provocandone addirittura la morte. Ma non si pensi che questo accorgimento basti a preservare i cuccioli dai vermi: alcuni di essi passano anche la barriera placentare, per cui i cuccioli nascono già parassitari e la loro sverminazione è sempre necessaria.

L’ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA

Durante la gestazione – che dura circa 2 mesi – le esigenze nutritive della femmina rimangono quasi invariate rispetto al normale; solo negli ultimi 20 giorni la razione viene aumentata e frazionata durante la giornata. Attenzione però a non fare ingrassare la cagna oltremodo, perchè sarebbe controproducente: le cagne grasse partoriscono con più difficoltà. Nelle ultime due settimane, si consiglia inoltre, di aumentare la frequenza dei pasti. Esistono in commercio degli ottimi cibi studiati appositamente per fornire alla cagna tutti gli elementi di cui ha bisogno durante questa fase.
Più impegnativa è l’alimentazione durante il periodo dell’allattamento, che dura circa 8 settimane. Infatti, la mamma, deve mangiare fino a 3-4 volte più del normale e bere acqua in abbondanza, perchè produca un latte di alta qualità, ricco di proteine, grassi e carboidrati. Il fabbisogno nutritivo della mamma aumenta soprattutto riguardo a certi elementi, come il calcio; se non viene correttamente nutrita la femmina può andare incontro a malattie, perchè per produrre il latte attingerà alle risorse del proprio organismo.

IN ATTESA DEL PARTO

Nel corso della gravidanza è opportuno predisporre uno spazio adatto alla nascita e alla crescita della cucciolata. E’ meglio abituare la femmina già due settimane prima del parto a dormire in questo luogo affinchè, il fatidico giorno, si senta perfettamente a suo agio.
Molte cagne dimostrano di non gradire casse per il parto, ceste o giacigli scoperti e, seguendo istinti ancestrali cercano d’intanare i cuccioli in un rifugio più protetto (sotto qualche mobile, o in anfratti naturali). E’ bene cercare di assecondare i desideri della cagna e tenere pronta, in ogni caso, anche una cuccia coperta di tipo tradizionale, nel caso fosse maggiormente gradita.
Si cerchi di accoppiare nella stagione più propizia (primavera) perchè i cuccioli possano essere allevati come in natura, evitando il più possibile di interferire con la normale selezione naturale. I cuccioli deboli e poco vitali moriranno da soli nelle prime 48 ore dopo il parto, senza troppe sofferenze.
Se, per qualsiasi ragione, ci trovassimo nella condizione di affrontare un parto (anche non programmato) in pieno inverno o se malauguratamente il parto avvenisse in una primavera particolarmente fredda, ci sono invece serie possibilità che il parto non abbia buon esito, senza particolari aiuti da parte dell’uomo. Un accessorio molto utile in questi casi è la lampada a raggi infrarossi per il riscaldamento dei cuccioli, indicato anche in tutti i casi in cui si debbano far crescere cuccioli senza mamma.
Può essere utile tenere a portata di mano: il numero di telefono del veterinario per qualsiasi complicazione, un termometro per controllare la temperatura, un orologio per avere sotto controllo i tempi di travaglio, dei panni puliti per pulire i cuccioli, filo di cotone e delle forbici sterili per legare e tagliare eventualmente il cordone ombelicale, della tintura di iodio per eventualmente disinfettare, una bilancia per pesare i cuccioli, un quaderno sul quale annotare gli orari e tutti i dettagli, dei pastelli di cera colorati per contrassegnare i cuccioli e poterli identificare.

IL PARTO

Il parto, in genere, avviene con pochi problemi, i cani partoriscono i loro cuccioli con il minimo aiuto da parte dell’uomo. Per determinare il momento del parto, il range normale e da 58 a 71 giorni dall’accoppiamento; dopo il 55°giorno misurare la temperatura rettale due o quattro volte al giorno, quando la temperatura scende e resta costante sotto i 37° il parto avverrà entro 24h… il travaglio comincia con un lungo periodo durante il quale iniziano le contrazioni uterine, il canale del parto si rilassa e si apre la cervice. Le contrazioni addominali possono non essere visibili, ma il vostro cane manifesterà nervosismo e irrequietezza, dolore o vomito. Questo stadio dura mediamente per 6-12 ore. Nel secondo stadio inizia la vera nascita dei cuccioli, in genere si può osservare la protusione dei tessuti fetali della vulva, prima di vedere la nascita di un cucciolo; occorre ricordare che la nascita podalica è normale. I cuccioli nascono ricoperti da una membrana che la cagna in genere rompe con i denti, e così anche per il cordone ombelicale. A questo stadio le contrazioni addominali diventano evidenti ed è consigliabile lasciare la cagna da sola, molte volte se sono disturbate possono interrompere il parto. Quando le contrazioni sono molto forti, segnalando il secondo stadio del travaglio, entro 2 ore dovrebbe nascere un cucciolo. Quando osservate la protusione dei tessuti fetali dalla vulva, la cagna deve partorire entro 30 minuti. Quando il parto è iniziato ogni cucciolo deve nascere entro 3 ore. Il terzo e ultimo stadio del travaglio è l’espulsione della placenta, di solito il cane espelle placente e subito dopo partorisce due cuccioli, è consigliabile eliminarle perchè non esiste nessuna ragione fisiologica per permettere alla cagna di mangiarle.
Tentare di contare le placente è notoriamente difficile, però cercate di farlo.
Può essere necessario aiutare i cuccioli se la madre non lo fa, non cercate però di tirarli se sono bloccati, è molto facile nuocergli; se la madre non pulisce i cuccioli dovete asciugarli con asciugamani puliti, dovete pulire dai liquidi fetali il naso e la bocca e strofinare vigorosamente il cucciolo. Se la cagna non rompe il cordone ombelicale dovrete farlo voi, aspettate 5-10 minuti e legate il cordone in due punti con del filo di cotone (o filo interdentale, la legatura più vicina deve essere a 2.5 – 5 cm dal corpo del cucciolo), sezionate il cordone tra le due legature e disinfettate l’apice con tintura di iodio. Lasciate i cuccioli con la madre anche se questa sembra non accudirli, i cuccioli hanno necessità del calore e del contatto fisico con la cagna; durante il parto si può dare alla cagna del gelato alla vaniglia che fornisce energia e calcio. Dopo il completamento del parto verificate che tutti i cuccioli si nutrano entro 12-18 ore, il primo latte fornisce loro immunità verso numerose malattie comuni. E’ molto importante che i cuccioli stiano al caldo, in un ambiente con almeno 27°C per le prime settimane di vita.

L’ALLATTAMENTO ARTIFICIALE

Se la cagna non avesse latte, si consiglia la somministrazione ai cuccioli di un preparato polivitaminico per poi proseguire l’allattamento artificiale con latte in polvere in commercio nei negozi specializzati o nelle farmacie.
I cuccioli dovrebbero essere allattati ogni due ore utilizzando un biberon di giuste dimensioni. Man mano che i cuccioli crescono il latte sarà integrato con pappe a base di carne o appositi cibi per lo svezzamento dei cuccioli, seguendo indicativamente la tabella dietetica preparata dal veterinario, ma regolandosi anche sulla taglia, la fame, ed il temperamento del cucciolo. All’età di circa 2/3 settimane i cuccioli inizieranno a bere acqua. Nel malaugurato caso in cui i cuccioli dovessero crescere senza madre è necessario anche massaggiare regolarmente la zona genitale con una spugna umida per favorire la minzione e la defecazione. I cuccioli poppanti, infatti, non sono in grado di provvedere autonomamente a regolare le loro funzioni corporee che sono provocate dallo stimolo esterno apportato dalla madre quando li lecca per tenerli puliti.

CURA DEI CUCCIOLI

I cuccioli devono essere pesati alla nascita e poi giornalmente; il primo giorno possono avere un leggero calo ponderale, ma dopo questo devono subito iniziare a crescere, raddoppiando il loro peso in 10-14 giorni, per questo è bene contrassegnare i cuccioli e annotare per ciascuno su un quaderno tutte le variazioni di peso. La prima sverminazione dei cuccioli può avvenire all’età di 2 settimane da ripetersi poi a 4, 6 e 8 settimane. Quando si procede alla sverminazione dei cuccioli è bene effettuare lo stesso trattamento anche sulla madre. Bisogna inoltre fare attenzione a non diventare noi stessi (o chi entra in casa) “veicolo” di trasmissione di infezioni pericolose. Se si frequentano luoghi dove vi sono altri cani (canili, ambulatori veterinari, mostre, parchi ad alta densità canina, ecc), è opportuno cambiarsi le scarpe (e se possibile disinfettare le suole con candeggina). Certi virus, come il Parvovirus (parvovirosi) sono molto resistenti e si attaccano anche alle gomme dell’auto.
La prima vaccinazione si effettua generalmente intorno alle 8 settimane ma è possibile, nel caso in cui il rischio di contrarre la Parvovirosi (e/o il Cimurro) sia elevato, vaccinare i cuccioli con speciali vaccini, generalmente chiamati “Puppy”, all’età di 6 settimane. Se i cuccioli sono nati nella stagione estiva e in zone a rischio, il primo trattamento antifilarico può essere effettuato all’età di 8 settimane.
Un’altra cosa a cui occorre badare è la mastite, sintomo di un’infezione che può essere trasmessa ai cuccioli durante l’allattamento. E’ opportuno controllare quotidianamente i capezzoli. Se risultano arrossati, di colore anomalo, induriti e se vi è fuori uscita di pus ci si trova di fronte ad una mastite. Se la mastite interessa una singola mammella ed e presa agli inizi sono possibili trattamenti locali, se il problema interessa tutti (o la maggior parte) dei capezzoli è necessario interrompere temporaneamente l’allattamento e farsi descrivere dal veterinario antibiotici idonei al trattamento.

PER APPROFONDIRE:

Cuccioli in arrivo

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Quando si è in procinto di avere dei cuccioli in arrivo, è importante essere sufficientemente preparati e attenti.

Preparazione al parto…

Durante le prime 4 settimane di gestazione, l’esigenze nutritive della fattrice rimangono pressoché invariate. Verso la 5° settimana di gravidanza è invece opportuno aumentare l’assunzione giornaliera di cibo (da frazionarsi in due o più razioni) fino ad ottenere un incremento del 50% di apporto energetico (entro la fine della 6° settimana). Tale razione potrà essere determinata seguendo le tabelle della casa mangimistica, in base al contenuto di energia metabolizzabile dello specifico alimento (espresso in Kcal/kg oppure Kcal/dosatore.)

Tra le diverse gamme proposte dal mercato, da preferire una linea che evidenzi all’incirca, il 30% di proteine ed il 20% di grassi, con un rapporto tra gli Omega 6 e gli Omega 3 compreso tra i valori 5:1 e 10:1 (valori riscontrabili utilizzando un puppy oppure un’energy).

PORRE PARTICOLARE ATTENZIONE nella scelta: alcuni mangimi per cuccioli riportano in evidenza la dicitura NON INDICATO per cani durante la gravidanza e l’allattamento (a causa della percentuale di minerali adottata).
L’utilizzo di integratori, si rivela necessario soltanto in presenza di un’alimentazione che non assicura i livelli ottimali di elementi nutritivi (ad esempio la dieta casalinga) oppure in caso di accertate carenze o malassorbimento.

Nella dieta casalinga risulta estremamente difficile ottenere un pasto bilanciato e completo, in quanto gli ingredienti utilizzati possono rivelarsi carenti nel contenuto proteico, vitaminico, minerale e nel dosaggio degli aminoacidi e grassi essenziali.
Nel caso si decida di cimentarsi ai fornelli, la piramide nutrizionale indica questi essenziali elementi: proteine-carboidrati-fibre-grassi-minerali e vitamine. Un pasto preparato in casa dovrà quindi contenere:
carne, pesce, latticini ed uova per l’apporto proteico (da evitarsi il formaggio grana) grano, mais, frumento e riso per l’apporto di carboidrati e fibre (sconsigliata la pasta ad uso umano) olio di girasole e/o grassi vegetali-animali (vedi lo strutto) integratore di supplementi vitaminici e minerali, verdure crude o cotte utilizzando l’acqua della cottura (con particolare attenzione ad alcuni vegetali ricchi di ferro).

Le dosi ed il quantitativo di ogni singolo componente non sempre sono facili da quantificare, per questo motivo preferisco non indicare la percentuale suggerita. Il consiglio è un mangime preconfezionato, dove la somministrazione è chiaramente espressa ed i principi nutrizionali già calcolati in percentuale.

Per i motivi sopra citati, la scelta migliore è insistere e persistere con le crocchette aggiungendo un insaporitore per renderle maggiormente appetibili. In commercio si trovano dei prodotti realizzati solo per tale scopo, quindi non sostituibili dalle scatolette contenenti l’umido.
In alternativa un mangime a base di pesce auspicandosi che un gusto diverso dal solito venga gradito.
In commercio, ad esempio, il Forza 10 produce un Puppy Junior adatto anche per femmine in gestazione, mentre il Power Fish della Trainer è indicato durante la fase della lattazione e per cani anoressici.
Durante la gravidanza e l’allattamento le integrazioni sconsigliate sono quelle a base di calcio ed acido folico. Altri tipi di integratori, quali i supplementi vitaminici e minerali ed i preparati che contengono concentrazioni naturali di Omega 3, non presentano particolari controindicazioni.
In presenza di particolari patologie o problematiche, delle quali si conosce l’origine e la causa, è uso somministrare un alimento mirato.
Ad esempio un prodotto che utilizza un’unica fonte proteica di origine animale (evitando l’eccesso nella quantità) ed una sola fonte di grassi vegetali, è da suggerirsi nella dieta ipoallergenica.
Soffermandoci ancora al soggetto che presenta reazioni allegiche ed intolleranze alimentari, un mangime al pesce ricco di acidi grassi (Omega 3 Omega 6) è l’ideale pure durante la fase di gravidanza e di allattamento.
In ogni caso usando un mangime al pesce l’integrazione a base di Omega non si rende indispensabile. Al limite se il caso lo rende necessario, un supplemento come il Ribes Pet. Quest’ultimo preparato poi, può essere somministrato a cicli, visto che l’effetto persiste nel tempo (chiaramente il tutto dietro consiglio del veterinario). Il ricorso ad integrazioni nutrizionali costituisce un argomento fortemente dibattuto. Ognuno di noi conosce qualcuno pronto a sostenere l’efficacia e l’utilità di alcuni supplementi nutriceutici (e talvolta farmaceutici) destinati a contribuire e risolvere non solo patologie insorte, ma pure problematiche che coinvolgono il sistema riproduttivo.

D’importanza fondamentale, ricordare e comprendere che le integrazioni nutrizionali si rendono necessarie quando:

  • l’alimentazione utilizzata non è in grado di assicurare livelli ottimali di elementi nutritivi
    oppure
  • in presenza di un deficit dell’organismo laddove lo stesso non è in grado di assimilare o produrre le sostanze necessarie.

Uno dei regimi integrativi più accreditati è quello che prevede la somministrazione di calcio alla fattrice in gestazione, ed anche se ciò appare logico, in effetti potrebbe rivelarsi inutile o addirittura nocivo.
Questo motivo è da ricercarsi in una delle esigenze essenziali per la fattrice che allatta la capacità di regolare in maniera autonoma il deposito e la pronta disponibilità di calcio per la produzione del latte. L’organismo infatti, è predisposto metabolicamente nel rendere disponibile (quando la situazione lo necessita) il calcio dalle ossa.
Alterando tale meccanismo durante la gravidanza, al momento dell’allattamento la fattrice non sarà in grado di fronteggiare le sollecitazioni metaboliche richieste dall’elevato fabbisogno, cosa che invece accade attraverso l’assunzione di una maggiore quantità di cibo.

Un’altra integrazione diffusa è la somministrazione dell’acido folico.
Questo elemento è indicato nella prevenzione (umana) delle anomalie del tubo neurale (colonna vertebrale).  Nel genere canino tale problematica si è riscontrata molto raramente, inoltre, la maggior parte dei mangimi consigliati durante la gravidanza e l’allattamento, contengono livelli di acido folico in quantità superiore al 200% rispetto ai minimi fissati per la crescita. Utilizzandoli, quindi, carenze di questo tipo sono decisamente improbabili.

Qualche piccolo consiglio sull’allestimento della sala parto.

Partendo dal presupposto che il “cuccione” è già stato realizzato, è importante collocarlo in un posto tranquillo, in una zona dove il passaggio sia limitato. Talvolta una cagna alla prima esperienza, per quanto premurosa appaia, viene distratta ed infastidita da tutte quelle situazioni che attirano l’attenzione.

Nella settimana che precede il parto, è consigliabile che la futura mamma dimori nel luogo dove nasceranno i cuccioli. Fondamentale, nel caso di soggetti che condividano gli stessi spazi, riservare esclusivamente alla fattrice quella zona che ora rappresenta l’habitat dove avverrà il parto.

Ricordiamo pure l’importanza della lampada a raggi infrarossi, da utilizzare anche in ambiente riscaldato per limitare la differenza di temperatura corporea al momento della nascita. Il calore diretto che questa produce, garantisce poi al nascituro una rapida asciugatura del pelo, nella prima fase di vita e dopo ogni accurata pulizia (leggi leccamento) della mamma.
Nella cassa parto, si suggerisce inoltre di fissare alla pareti dei bordi antischiacciamento. Talvolta la minor sensibilità cutanea, l’istinto materno poco accentuato o l’elevato numero di cuccioli, impediscono alla mamma di accorgersi della presenza di un piccino in posizione pericolosa.
Nel concludere questa parte prettamente “organizzativa e gestionale”, aggiungiamo una cosa: molti consigliano di usare stracci, tappetini o fogli di giornale all’interno della cuccia e sostituirli ogni qualvolta si sporchino e si bagnino. Un altro metodo è quello di adoperare un foglio molto spesso di gomma antiscivolo, assicurandosi di adattarlo a misura e fissarlo agli angoli con dei muraletti in legno, ovviamente munendosi di carta assorbente per pulire la parte e conservarla asciutta.

Il travaglio

La durata della gestazione è all’incirca di nove settimane, durante le quali non noteremo particolari differenze nel comportamento e negli atteggiamenti assunti. Nei giorni che precedono il parto, invece, la futura mamma si dimostrerà particolarmente ansiosa ed irrequieta, inizierà a grattare all’interno del cuccione ed in alcuni casi, masticherà il bordo dello stesso. Talvolta, cercherà rifugio in un luogo diverso dalla sala parto, scavandosi “una tana” in un posto a lei congeniale. Nostro compito, convincerla a rientrare nella “nursery”, rassicurandola e riempiendola di lodi.
All’inizio del travaglio (preceduto da un abbassamento di temperatura corporea) la femmina diverrà particolarmente inquieta, rifiuterà il cibo e ricomincerà a grattare il fondo (stavolta ad intervalli ravvicinati ed in maniera decisa), muterà lo sguardo e l’espressione, gli angoli della bocca tirati all’indietro ed un respiro accelerato, segnali inequivocabili che il parto è imminente.

Le doglie (contrazioni uterine che spingono i feti verso la cervice) compariranno a breve, unite a spasmi contrazioni addominali durante le quali la cagnetta tratterrà il respiro ed inarcherà la schiena.

..ci siamo quasi..

La fase di travaglio dura in genere delle ore (a livello indicativo da due a quattro o addirittura sei) protraendosi a volte nelle primipare (il fattore è soggettivo).
Nel momento in cui le contrazioni uterine aumentano di frequenza e gli intervalli diminuiscono, la cagna inizierà a spingere per favorire l’uscita del feto.
Generalmente, il cucciolo si presenta in posizione cefalica (la testolina e le spalle) avvolto in una membrana da cui esce il cordone ombelicale a cui è attaccata la placenta. Compito della mamma lacerare questa pellicola, recidere il cordone ombelicale e pulirlo per stimolare i primi atti respiratori. Il piccino potrebbe presentarsi pure in posizione podalica senza che ciò desti problemi.
Le difficoltà potrebbero sorgere quando questi rimane per lungo tempo in trazione di parto. Ritardando nel canale vaginale, aumentano infatti le possibilità che il cordone ombelicale si schiacci spontaneamente (determinando l’apertura dei polmoni e quindi l’inspirazione di liquidi). In alcuni casi, questa situazione è determinata dalle deboli ed inefficaci spinte della mamma o dal malposizionamento del piccolo (spalle e zampine si intravedono per prime) .
L’aiuto dell’uomo, quindi, si rende necessario ma è fondamentale comprendere la reale ed immediata necessità di intervento. Il farmaco indicato per pilotare il parto DEVE essere usato soltanto dietro indicazione del veterinario, che suggerirà pure la manipolazione corretta per accelerare l’espulsione del feto.
In ogni caso, a carattere generale, quando il cucciolo si presenta di spalle e fatica ad uscire è meglio manipolare delicatamente piuttosto che tirare le parti esposte, mentre, se si presenta in posizione cefalica o podalica si cerchi di fare presa sul corpicino tirandolo leggermente in concomitanza delle contrazioni.

..manca soltanto l’ultima fase..gli aiuti pratici ad un nascituro sofferente e le prime mosse da farsi nel caso la mamma..risulti impacciata.
Il primo cucciolo dovrebbe nascere entro due ore dalla rottura delle acque.
La durata del parto è correlata a diversi fattori, quali il numero dei cuccioli presenti e l’età della fattrice. Di norma, i primi feti vengono espulsi in un lasso di tempo piuttosto ravvicinato (potrebbe trattarsi di mezz’ora come di un paio d’ore) ad intervalli crescenti. Gli intervalli di tempo tra una nascita e l’altra non sono mai regolari (specialmente nelle primipare) ed è possibile assistere ad una pausa o totale arresto (determinato dalla momentanea cessazione delle contrazioni) senza che ciò influisca sullo stato di salute dei “piccini”. La cosa importante è che il cucciolo non sosti a lungo nel canale pelvico. Talvolta è possibile accorgersi di questo, palpando delicatamente il ventre della mamma sino a discendere nella zona tra la vulva e l’ano (notando un maggior rigonfiamento).
Se la femmina non dovesse mantenere i tempi indicati tra una espulsione e l’altra, o se notate che le spinte sono molto deboli e poco efficaci, è preferibile interpellare il veterinario (che quasi certamente vi consiglierà l’uso di un farmaco). Attenzione: questi farmaci  non si devono assolutamente adoperare se vedete che la cagna spinge regolarmente, ma non nasce nulla (potrebbe essere un problema meccanico dovuto al malposizionamento).

Nel caso si renda necessario rianimare un piccino
Prendete il cucciolo, adagiatelo dorsalmente sulla mano destra, appoggiate sopra la mano sinistra con indice e medio divaricati in modo da trattenere il tronco del cucciolo lasciandogli libero il collo e la testa. Con le braccia tese, abbassate le mani (il cucciolo sarà a testa in giù) e fatelo oscillare delicatamente, ma con una certa velocità, da sinistra verso destra. Badate che la testa sia effettivamente appoggiata alla mano destra! Questo movimento, da ripetere alcune volte, serve per liberare le vie respiratorie da eventuali residui di liquido, quindi, soffiate leggermente sul musetto del cucciolo per permettere all’aria di entrare nel naso e nella bocca. Ora rialzate il piccolo, pulitegli l’interno della bocca ed il naso e strofinatelo con decisione servendovi di un asciugamano.

Prima ancora d’iniziare (visto la tematica che ora affronteremo) è d’obbligo ricordare che ogni accorgimento da adottare nelle situazioni d’emergenza, richiede una certa manualità e destrezza nell’esecuzione. Pertanto, invitiamo a leggere il proseguo ed interpretarlo soltanto come uno scritto che illustra le modalità d’intervento.
Applicare nella pratica ciò che si apprende da un testo, risulta spesso estremamente complicato!

Al momento della nascita, il cucciolo compare avvolto da una membrana che la mamma provvederà a lacerare per poi recidere il cordone ombelicale. Nel caso si noti una totale mancanza d’istinto della fattrice, sarà nostro compito strappare questa pellicola afferrandola saldamente nella parte che non aderisce al feto (nella zona tra la testa e le spalle). Fatto questo, massaggiare il piccino ed offrirlo alla mamma, nella speranza che inizi ad accudirlo e da sola spezzi il cordone ombelicale. Se, e sottolineiamo se, questo non accade stringiamo con le dita il cordone (a non meno di 3 cm dal corpo) schiacciando per un attimo la parte, poi leghiamo le due estremità e tagliamo con la forbice dalla parte della placenta (mantenendo ancora per un attimo la pressione favorendo così la cicatrizzazione del tessuto). Ovviamente ogni attrezzo utilizzato dovrà essere stato sterilizzato in precedenza.

Come anticipato in precedenza..operazioni da eseguire con estrema cautela (meglio ancora in presenza del veterinario).

 

 

Cuccioli e bambini

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Cuccioli e bambini è un bellissimo binomio, ma….

Quando un cucciolo gioca con un bambino è necessario che entrambi siano tenuti sotto controllo da una adulto durante i loro giochi, in particolare se il bambino ha una età inferiore a tre o quattro anni. Al cucciolo piace giocare come del resto piace al bambino con una differenza fra i due che spesso viene trascurata; il cucciolo gioca con la bocca mentre il bambino usa le mani, quindi è meglio  evitare di abbandonarli ai loro giochi senza un diretto controllo per evitare comportamenti naturali da parte del cucciolo e non sempre accettati dal bambino.
A questo proposito non abbandoniamo mai un bambino a giocare con più cani, anche se fossero vissuti fin da cuccioli con lui; i  fatti spiacevoli, anche tragici, sono imputabili solo all’incoscienza degli adulti.

Facciamo un esempio: potrebbe verificarsi che il bambino cada a terra durante il gioco con i cani. Le reazioni di questi  saranno istintivamente di aiuto e di soccorso e non di aggressione, ma sappiamo che i cani agiscono usando la bocca.
Se da quella incomoda posizione il bambino dovesse reagire ci si può attendere una contro-reazione più energica da parte del cane; a questo punto gli altri soggetti, che stavano attentamente osservando l’azione del primo cane, sarebbero indotti per l’istinto di branco ad un intervento inatteso.

L’azione in gruppo é di stimolo all’istinto predatorio in questo caso non desiderabile e questa azione sarà tanto maggiore quanto  più il bambino cercherà di sottrarsi al loro intervento.
Quando questi fatti si verificano si dice che i cani sono impazziti o che si tratti di soggetti squilibrati, ma  le cose non stanno così.
Certi giudizi potrebbero essere evitati se ci fosse maggiore conoscenza sul comportamento istintivo del cane in particolari situazioni.

Alcune azioni nei confronti dei bambini vengono definite  aggressive, ma in realtà non lo sono: per il cane cresciuto con il bambino sono comportamenti naturali in sua difesa ed é facile capirlo semplicemente tenendo presente il comportamento di un genitore.
Per sottrarre il suo bambino da un pericolo un genitore lo allontana prendendolo per mano e spiegandogli contemporaneamente il motivo del suo gesto.  Se dovesse farlo  il cane – e potrebbe accadere – userebbe l’unico mezzo per lui disponibile: “la bocca” e, naturalmente, non può spiegare al piccolo il motivo di questo suo gesto. E’ difficile far capire al cane che quando usa la bocca e stringe crea dolore e che al dolore segue una reazione.

Nel caso il bambino opponga resistenza a chi lo vuol sottrarre dal pericolo, ne’ il genitore ne’ il cane desisteranno dalla loro azione protettiva. Il genitore imporrà la propria volontà al bambino in modo coercitivo, ma al contempo cercherà di fargli anche comprendere il motivo di ciò. Il cane, al fine di raggiungere lo stesso scopo, potrà solo rafforzare la propria presa. E’ necessario, pertanto, spiegare ai bambini che l’animale non dispone di altri mezzi che della bocca, e questo suo comportamento é del tutto naturale anche se – a volte – può essere pericoloso.

Per fare in modo che cani e bambini convivano senza esporre questi ultimi ai rischi che ciò potrebbe comportare si deve loro insegnare  a rispettare il cane e si deve far loro comprendere quale debba essere il comportamento corretto nei suoi confronti.
L’adulto (in questo caso il genitore) può svolgere una efficace opera educativa  solo accompagnandola con il proprio esempio, dimostrando cioè, lui stesso di rispettare l’animale anche negli interventi correttivi.

Di solito i bambini tendono ad imitare gli adulti e nel caso un bambino veda il genitore maltrattare il cane, cercherà di imitarlo.
Anche mentre gioca con lui gli interventi del bambino nei suoi confronti avranno una impronta coercitiva che il cane non gradisce. Da qui possono scaturire reazioni indesiderate dell’animale che può scegliere di abbandonare i giochi, ma può anche reagire nei confronti del bambino.
Tutto ciò conferma che é il nostro comportamento che determina una corretta socializzazione ed influisce sulla formazione di un carattere equilibrato.

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