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Tag Archive | "cucciolo"

Nomi per il cucciolo

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Zola

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Zoraja

Zose

Zyra

Un
ringraziamento particolare ad Alessandra

Traumi da evitare

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Il senso della gerarchia é innato nel cane come in tutti gli animali che vivono in branco. Istintivamente – crescendo – il cane vorrà definire il suo ruolo nel branco e cercherà di diventare il leader. Questo istinto si rivelerà, un giorno, anche se cresciuto accanto all’uomo e se avrà la possibilità di imporsi, sarà lui la guida del suo gruppo (uomo-cane), non accetterà più di riconoscere al conduttore il suo ruolo di guida.

E’ necessario evitare che ciò accada, l’uomo deve saper precedere il manifestarsi di questo istinto, prevenire il cane nello stabilire tempi e modi di individuazione del leader. L’uomo dovrà fare in modo di non mettere mai in discussione il suo ruolo “guida” con interventi opportuni e non frustanti, fin da quando lo farà giocare da cucciolo.
Abbiamo sottolineato l’importanza che il cucciolo durante il gioco abbia la massima libertà di azione. Questa sua libertà dovrà essere interrotta di tanto in tanto immobilizzando a terra il cucciolo con la pancia all’aria tenendogli una mano sullo sterno. Il cucciolo sentendosi trattenuto si divincolerà e cercherà di liberarsi, ma solo dopo un certo numero di secondi, lo lasceremo libero di riprendere il gioco.
Questa situazione, così simile a quella subita altre volte dalla madre non lo avvilirà ma servirà a ricordargli che l’uomo é in grado di dominarlo.
Nel momento in cui il cucciolo viene liberato dalla sua scomoda posizione sarà più energico di prima.

Nel mondo animale la guida del branco a cui ciascun componente del gruppo si auto-sottomette, conformandosi ad un atteggiamento innato lasciandosi guidare da capo branco (leader).
Il cane si sottomette sempre al leader anche se non sempre gli è facile. E’ perciò agevole comprendere quanto sia importante che riconosca nel suo educatore il suo leader: solo in tal caso l’educatore potrà compiere sul cane interventi efficaci, utili e corretti perché si sarà stabilita una via di comunicazione che consentirà al cane di recepire le indicazioni, di assumere i comportamenti che il conduttore desidera.

Non si deve, però, trascurare il fatto che il cucciolo è predisposto a socializzare ed a collaborare se riconoscerà nel suo educatore un compagno corretto e leale, come corretto e leale con il suo branco é un leader.
Questa reciproca “correttezza” si esplica anche nella coerenza e nella costanza del reciproco atteggiamento una volta definito il rapporto.

Non dobbiamo, altresì, dimenticare che le reazioni del cane sono sempre correlate e proporzionate al contesto concreto che sta vivendo. In questo senso il cane è sempre sincero e non capirebbe il mutare di atteggiamento e di comportamento da parte del suo educatore (cioè del suo compagno) nei suoi confronti, per cause delle quali il cane non é in grado di rendersi conto o che sono estranee al suo rapporto con l’uomo. Non comprenderebbe nervosismo, irritabilità, umore mutevole, improvvisi colpi d’ira nei suoi confronti. Questo il cane non lo potrà mai capire perché questo atteggiamento è tipico dell’uomo e non dell’animale. Nei confronti del suo educatore il cane sarà sempre del medesimo umore ed anche il suo compagno “educatore” dovrà esserlo per farsi comprendere con facilità. Il cane può mutare umore e comportamento solo se ammalato.

Gioco con le due palline

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Il gioco con le due palline è quello più usato per insegnare al nostro cucciolo (ma anche all’adulto) alcuni comandi base importanti.

Di cosa abbiamo bisogno: due palline IDENTICHE

COME INIZIARE:

  • fare in modo che il cane focalizzi l’attenzione sulla prima pallina, ad esempio facendola rimbalzare con la mano, successivamente agitare la mano come per lanciarla, finché il cane è pronto a inseguirla

primo movimento:

  • pronunciare un comando (es. “VAI!”)
  • lanciare la pallina a una distanza media, non troppo avanti, 15 metri indicativamente

primo rinforzo:

  • appena il cane sta abboccando la pallina, rinforzarlo (es. “BRAVOOOO!”)
  • il rinforzo automatico è costituito dal fatto che il cane abbocca la pallina desiderata

secondo movimento:

  • chiamare il cane con il suo nome
  • appena si volta a guardarci, attirare la sua attenzione facendo rimbalzare la seconda pallina
  • dare il comando per il richiamo (es. “TORNA!” o “VIENI!”) mimando di porgergliela

terzo movimento:

  • appena il cane arriva da noi con la pallina in bocca, dare il comando “LASCIA!” e far rimbalzare la seconda pallina

secondo rinforzo:

  • appena il cane lascia la prima pallina, rinforzare con un “BRAVOOO!”
  • istantaneamente, dare il comando “VAI!” e lanciare la seconda a una distanza media (es. 15 metri)
    (QUINDI STIAMO RICOMINCIANDO COME SOPRA)

quarto movimento:

  • mentre il cane sta andando a recuperare la seconda pallina, raccogliamo da terra la prima pallina che ha lasciato

ELEMENTI DECISIVI:

  • il tempismo con cui si esegue ogni movimento
  • il timbro di voce con cui si danno i comandi: NEUTRO
    e con cui si danno i rinforzi: CHIARO (DOLCE)
  • se il cane non esegue correttamente, correggerlo con un “NO!” di timbro SCURO (ASPRO)

Il caso frequente, ad esempio, è che il cane lasci cadere la prima pallina quando lo richiamiamo a noi con la seconda pallina (secondo movimento) in tal caso, immediatamente dopo aver detto “NO!” andiamo con passi decisi a raccogliere la pallina e torniamo al posto di lancio (il cane dovrebbe seguirci).

vVolendo innestare complicazioni successive in questo gioco, oltre all’invio, al richiamo e al riporto, possiamo inserire altri comandi come:  SEDUTO, TERRA, etc.

Scelta del cucciolo

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Vogliamo un pastore tedesco perchè ci piace quella razza con tutte le sue caratteristiche? O vogliamo solo un cane di taglia medio grande, di tipo lupoide, che sia il nostro compagno di vita? Se appartenete al secondo caso, evitate di finire nelle mani di qualche cagnaro, magari travestito da privato appassionato, che vi dice di avere dei pt puri, ma senza pedigree, tanto “se non fate gare il pedigree a che vi serve”…

I canili sono pieni di cani abbandonati, cuccioli e non solo, spesso destinati a diventare degli splendidi compagni di vita a chi ha amore da riservagli. Piuttosto che acquistare, magari a basso prezzo, un cucciolo di dubbia provenienza, rivolgetevi ad un canile per un’adozione, farete un bel gesto ed otterrete lo stesso scopo (anzi, se i canili sono seri, avrete anche migliori garanzie dal punto di vista sanitario).

Se volete un Pastore Tedesco

Siamo consapevoli di quello a cui andremo incontro?

Un cucciolo è un impegno che ci prendiamo e che modificherà la nostra vita. Il cane crescerà e resterà con noi per molti anni. E’ una scelta che dobbiamo ben ponderare. Un cucciolo richiede impegno, tempo a disposizione, cure. Per i suoi primi mesi di vita avrà bisogno di una guida costante e di un ambiente adeguato dove crescere. Una volta cresciuto influenzerà le nostre scelte di vita. Dovremmo considerare la presenza del nostro 4 zampe per gli spostamenti, le vacanze, per tutti i cambiamenti che la vita vorrà riservarci (e le dimensioni del pt in questo, non aiutano….spesso troverete che molte strutture accettano solo cani di piccola taglia… accidenti a loro, come se uno yorkshire abbaione e maleducato fosse meno “ingombrante” di un placido ed equilibrato pt).

Non acquistate un cucciolo se non tutti i membri della famiglia ne sono convinti, non acquistatelo se non avete spazi e tempi adeguati alle sue esigenze. E’ vero che non è necessario un giardino per far crescere al meglio un pastore tedesco, ma sappiate che, non avendo uno spazio adeguato, dovrete garantire al vostro cane del tempo per le passeggiate (a dire il vero dovreste garantirglielo comunque, anche se avete un giardino…)

Se avete dei bimbi non acquistate un cucciolo solo per far loro un dono. Il cane non è un giocattolo.

Come un bambino, deve essere educato, portato dal pediatra… ops.. scusate, veterinario, gli dovrete insegnare ad andare a guinzaglio, seguirvi, a rispettare le vostre regole, a capire che non può mordere e rosicchiare tutto quanto, dovrete gestire i suoi rapporti con gli altri cani …. quello che sarà da adulto dipenderà in buona parte dal numero di errori che farete quando è cucciolo e vi accorgerete presto che, mentre lui vi capirà benissimo, voi non sempre possiederete la stessa perspicacia nei confronti del suo linguaggio. Dovrete essere voi ad imparare a ragionare da cane (e non è facile come sembra).

Valutate, se siete dei maniaci della pulizia e il vostro cucciolo è destinato a vivere, anche solo parzialmente, dentro casa, cosa comporti avere un cane. Aspettatevi di dover lavorare di secchio e mocio (dopo poco vi chiederete: ” ma quanta pipì può fare un essere così piccolo?”) e, quando sarà cresciuto, l’aspirapolvere sarà un vostro prezioso alleato (ma quanto pelo può perdere un pt in muta???).

Vi capiterà che mangi qualche schifezza e la vomiti, che sbavi ovunque sul pavimento dopo aver bevuto….oltre ai bisogni fatti in casa fin quando non gli insegnerete a farla fuori (magari con qualche ascaride -leggi vermi tipici dei cuccioli- all’interno)

Se volete un pt perchè avete visto Rex, attenzione. I telefilm di Rex, carinissimi e piacevoli da guardare, sono, in realtà, una grande illusione. Il cane protagonista (anzi, i cani, perchè, fateci caso, nelle scene di inseguimento ai malviventi i cani sono diversi) è addestrato con il cibo a compiere una serie di esercizi. Il montaggio cinematografico fa il resto. Nella realtà, per avere un cane non come Rex, ma che sia gestibile ed educato e che si avvicini al modello proposto da Rex, dovrete metterci molto del vostro (l’intelligenza e la capacità di addestramento sono proprie dei pt, ma se non sapete tirare fuori le sue doti, il cane non sarà mai come lo avrete desiderato).

La stessa cosa si può dire per la scelta della razza. Un pastore tedesco non ha, in genere, nessuna controindicazione nè particolari difficoltà di gestione, a meno che non vi troviate di fronte a cani di linee di sangue particolarmente “toste” da un punto di vista caratteriale. Certo, se non sapete gestire uno yorkshire, alla disperata, potete sempre sollevarlo di peso.. con un cane di 40 kg la cosa si complica un tantino… ma il problema non è la razza del cane, quanto, come sempre, le nostre capacità di rapporto con l’animale.

Avete smesso di leggere scoraggiati? Meglio cosi… altrimenti proseguite….

Che pastore tedesco desidero?

Chiedetevi con calma, quali sono le vostre aspettative riguardo al cane e quali sono le vostre capacità di gestione. Se avete una famiglia con bambini, siete alle vostre prime esperienze, siete il tipo di persona che preferisce il dialogo al comando e vi scappa da ridere se dovete rimproverare qualcuno, a meno che non vi faccia seriamente arrabbiare, non andate da un allevatore a chiedere un pastore tedesco con grandi doti caratteriali, adatto per la guardia e la difesa personale. Un normale pastore tedesco, sano ed equilibrato, può fare ugualmente al caso vostro. Il solo aspetto fisico spesso funziona benissimo da deterrente per eventuali malintenzionati (e, se i malintenzionati sono assai decisi, nemmeno il più cattivo dei cani da guardia può molto, se non rischiare la propria incolumità)..

In genere, l’acquirente medio desidera un cane sano, equilibrato, senza difetti gravi, che sia un bel cane.

Poi ci possono essere persone che desiderano un pastore tedesco per partecipare alle competizioni, sia di bellezza che di lavoro, oppure un cane con cui potersi dedicare alla protezione civile.

In ogni caso leggetevi lo standard di razza, vi aiutera a capire meglio come deve essere un pastore tedesco e quali sono i difetti da squalifica.

Maschio o femmina?

Di solito la percentuale delle scelte è sempre per il maschio. Eppure, spesso, si tratta di pregiudizi. La femmina di solito è più gestibile, più adatta ad un neofita. Nelle femmine hanno minore incidenza le problematiche a livello delle articolazioni dei gomiti e sono più semplici da allevare correttamente nella crescita. Il problema del calore spesso è un falso problema. Per la femmina il problema calore si risolve avendo cura di non lasciarla libera nei periodi fertili, e, per quanto riguarda le perdite, se l’avete in casa, potrete senza troppe difficoltà abituarla alle apposite mutandine (non ridete, esistono e sono estremamente utili).. Il maschio, invece, quando sente femmine in calore vicino, può scappare, può restare per giorni a digiuno, piangere ed ululare per uscire e questo non accade soltanto ogni 6 mesi, ma ogni volta che ci sono cagnoline in estro in giro (e poi, chi ha dei maschi in casa sa che il liquido di lubrificazione del pene non è cosi evidente come le perdite ematiche delle femmine, ma non è il massimo su tappeti e moquette).

Comunque sia, scegliete secondo il vostro istinto, una volta individuata la cucciolata giusta e, se avete trovato un allevatore di fiducia, lasciatevi consigliare, visto che conosce i piccoli uno ad uno con le loro peculiarità caratteriali.

A che età acquistarlo?

Non fatevi tentare dall’effetto batuffolo. I cuccioli dovrebbero, almeno sino ai 60 giorni di vita, restare con la madre e i fratelli di cucciolata. Diffidate di chi vuole vendervi un cucciolo più piccolo. Tolti troppo presto dall’ambiente familiare potrebbero, crescendo, avere problemi seri di socializzazione con gli altri cani. Inoltre, il recente codice deontologico degli allevatori emanato dall’ Enci, stabilisce proprio come regola quella della consegna dei cuccioli non prima dei due mesi, anche per motivi di profilassi delle vaccinazioni.

Più di tre mesi. E’ una diceria che non si adattino alla vita famigliare.. Certo, occorre fare attenzione a come sono vissuti e all’ambiente in cui sono rimasti. Cuccioli e cuccioloni cresciuti in canile potranno avere maggiori problemi ad affrontare “il mondo”, nei rapporti con gli estranei, con i rumori e le situazioni di vita quotidiana a cui andrete a sottoporli.

Dove acquistarlo:

I cuccioli di razza in vendita li potete trovare nei negozi per animali, da privati che fanno una o più cucciolate, da allevatori amatoriali senza affisso, da allevatori con affisso.

Come orientarsi?
La prima regola è la più difficile da rispettare. Non farsi prendere nè dalla voglia di avere il cucciolo subito, nè dalla tenerezza che vi fanno quei piccoli batuffoli di pelo che vi vengono messi in braccio.
Siate cinici. Informatevi, fate domande, non scegliete il primo posto in cui capitate se non avete sufficienti garanzie.

I negozi di animali in genere sono i venditori più a rischio. Purtroppo, per poter essere competitivi nei prezzi, vendono spesso cuccioli provenienti dall’est europeo (cuccioli allevati in condizioni igenico-sanitarie precarie, oltre che bruttini) o cuccioli italiani presi da qualche cucciolificio multirazza (anche qui con qualche rischio, sia per la salute che per la qualità dei soggetti). Talvolta si trovano invece negozi seri che hanno diretti contatti con allevatori o privati che fanno cucciolate. In questo caso, ovviamente, il prezzo sale, considerando anche che il negoziante deve avere un suo guadagno per la transazione.
Se proprio volete acquistare così il vostro cucciolo fate attenzione che i cani proposti, abbiano un pedigree italiano, il microchip e il libretto sanitario, timbrato da un veterinario, con le prime vaccinazioni e le sverminazioni effettuate. Chiedete anche che vi vengano fornite le fotocopie dei pedigree dei genitori e del modello A consegnato all’Enci.

I privati
Anche qui potete trovare di tutto.
a) Il proprietario di una coppia di pt che ha voluto farli cucciolare.
Se vi propongono un cucciolo del genere chiedete di vedere i genitori, verificate se sono soggetti dotati di equilibrio caratteriale, se sono sani, se non sono consanguinei. Anche in questo caso pretendete il pedigree, verificate che sia stata fatta la denuncia del modello A all’Enci, pretendete microchip, sverminazioni e vaccinazioni. Può anche essere una buona soluzione, che consente di pagare un prezzo spesso inferiore a quanto richiesto da un allevatore. Ovviamente il livello di qualità del cucciolo potrebbe non essere molto alto, ma, se ad interessarvi sono salute ed equilibrio e l’accoppiamento è stato fatto con tutti i crismi, potete anche valutare l’acquisto.

Gli allevatori amatoriali.
In genere hanno più pastori tedeschi e fanno cucciolate anche per lucro, oltre che per passione. Ne troverete di seri e di meno seri. Anche qui i criteri di scelta sono: genitori visibili (almeno la madre, se è stato utilizzato uno stallone non di proprietà dell’allevatore), denuncia di monta effettuata (in questi casi molti tendono a non denunciare i cuccioli per evitare controlli fiscali e propongono cifre inferiori all’acquirente che decida di non chiedere il pedigree…). Diffidate da chi vi propone cuccioli figli di campioni o di altissima genealogia; è molto difficile che chi non possiede un affisso riconosciuto abbia già ottenuto grandi risultati. In ogni caso, fate i San Tommaso e chiedete di verificare tutto quanto vi viene detto.
Se potete, appurate quanti cani ci sono in canile (se ci sono molti cani è più facile che vi troviate di fronte ad un commerciante, piuttosto che ad un amatore) e valutate la pulizia, le condizioni igieniche, l’ampiezza dei box e la presenza di recinti in cui fare sgambare i cani.
In alcuni casi troverete persone che vi diranno di essere allevatori da moltissimi anni. Non sempre, pur non avendo un affisso riconosciuto Enci, ciò non risponde a verità. Ci sono casi di persone che, da anni, collaborano con allevatori e fanno cucciolate. Anche qui non abbiate paure di chiedere e ad informarvi

Gli allevatori con affisso.
Per ottenere l’affisso riconosciuto dall’ Enci esiste un iter selettivo, per cui, chi possiede questo riconoscimento, dovrebbe avere caratteristiche di serietà e di rispetto della razza in qualche misura “certificate” dall’ Ente Nazionale Cinofilia Italiana. Dovrebbe, perchè, dispiace dirlo, ma non sempre è così.
Prima regola. Diffidare degli allevamenti che si dedicano a molte razze. Fare attenzione che i cani che vi vengono proposti abbiano affettivamente l’affisso indicato (basta farlo mettere per iscritto, così eviterete la sorpresa di ritrovarvi un cucciolo che non è nato nell’allevamento che avete visitato), rifiutate proposte a buon mercato di cuccioli allevati da privati (allora tanto valeva andare direttamente dal privato in questione). Controllate, come per gli allevamenti amatoriali, le condizioni igieniche, il numero di cani presenti, gli spazi e la pulizia. Richiedete fotocopie dei documenti dei genitori. Pretendete che i genitori abbiano almeno l’esenzione da displasia. Se vi parlano di figli o nipoti di campioni, verificate.
Non abbiate timori se vi trovate di fronte a persone che vi appaiono diffidenti nei vostri confronti, che pretendono un appuntamento, che vi dicono di non avere immediata disponibilità di cuccioli e vi fanno domande su come e dove terrete il cane. E’ un buon segno.
Gli allevatori spesso e volentieri selezionano i clienti, accertandosi che siano adatti ai loro cuccioli, non fanno un numero esagerato di cucciolate, per cui è possibile che, nel momento in cui voi lo richiedete, vi dicano solo gli accoppiamenti effettuati e le date di nascita previste o vi segnalino cucciolate già nate, ma che, non avendo ancora l’età giusta, non possono essere consegnate. Se non vi fanno vedere i piccoli non stupitevi….nessun allevatore serio fa entrare in sala parto persone con scarpe che possono portare germi o virus (addirittura la persona che cura la sala parto si cambia per entrare dai cuccioli).

IMPORTANTE: ricordate che ovunque decidiate di acquistare il vostro cucciolo, questo DEVE avere il microchip (non accettate nessuna scusa a riguardo). Il tatuaggio, una volta indispensabile, oggi è facoltativo (alcuni allevatori lo fanno ancora, altri no)

Il prezzo

Variabile, a seconda di chi vi vende il cane. Difficile stabilire un criterio. In genere scendere sotto una certa soglia di prezzo è sempre rischioso. Considerate che allevare bene una cucciolata di 5 cuccioli sino a 60 giorni costa, senza considerare la monta dello stallone e le ore di lavoro impiegate, circa 200 euro a cucciolo, contando le spese per l’alimentazione e il veterinario (sempre che non vi siano costi aggiuntivi, ad esempio per un cesareo) e la denuncia di cucciolata. E questo per una cucciolata “fatta in casa” con i due pt di famiglia. Se invece considerate i costi per l’eventuale monta, le spese di acquisto della fattrice o quelle per brevetto, resistenza e selezione, spese per le esposizioni e, per chi ha una regolare partita, IVA tasse ed eventuali dipendenti… i conti potete farli da soli…

Il cucciolo “da esposizione”

Virgolette d’obbligo perchè nessun allevatore serio vi darà come certa la carriera espositiva di un cucciolo di 60 giorni. Potrà garantirvi la genealogia dei genitori, il fatto che ritenga il cucciolo un soggetto promettente, poco di più. Si dovrà aspettare il cambio dei denti, il controllo della displasia dell’anca e del gomito, valutare il carattere e se le buone premesse, da un punto di vista della struttura morfologica, verranno mantenute. Non sempre un cucciolo bellissimo resta tale crescendo e talvolta qualche “brutto anatroccolo” diviene uno splendido ed insospettato cigno.
Orientatevi per la vostra scelta su una femmina, più semplici da valutare, più facile trovarne di belle anche nella stessa cucciolata, meno problematiche nell’allevamento e nella gestione. Inoltre, male che vada, scegliendo una cucciola con ottima linea di sangue, potrete avere comunque una buona fattrice su cui lavorare.
Se siete alle prime esperienze non pensiate che un allevatore affidi proprio a voi il suo cucciolo più promettente. Al limite vi testerà con un buon soggetto medio per decidere eventuali collaborazioni future.
Non cercate cuccioli da podio in allevamenti che non hanno ottenuto risultati. Se non riescono ad averne per loro, non li possono certo vendere a voi.

Le comproprietà.
Se siete interessati ad un cucciolo da gara l’allevatore potrebbe proporvi la formula della comproprietà. Se non avete remore a considerare un cane non del tutto vostro, potete anche prendere in considerazione la proposta. Però attenzione, mettete tutto nero su bianco, da chi dovrà sostenere i costi del mantenimento, delle cure veterinarie, delle gare, dei brevetti e della selezione, cosa succederà del cane in caso non si rivelasse la promessa sperata, quali saranno gli accordi in caso di un’offerta di acquisto del cane… tutto quello che vi viene in mente e anche di più…fermo restando che, per mio consiglio personale, è bene accettare una comproprietà solo nel caso in cui si abbia avuto modo di conoscere e lavorare per qualche tempo con l’allevatore in questione. Non abbiate fretta.
Nel caso poi cerchiate un cane da gara, potrebbero proporvi un cucciolone o un cane di più di 12 mesi. Anche qui dovrete riuscire a capire se si tratta di una proposta seria oppure, visto che siete dei neofiti, ve la stanno raccontando. In genere, intanto vale la regola per la quale, tanto più l’allevamento è blasonato, tanto più ha da perdere a vendere soggetti da gara se sono in realtà di scarsa caratura.

Il cucciolo “da lavoro”

Valgono gli stessi discorsi fatti per il cucciolo da esposizione, con in più la maggiore difficoltà (ed il maggiore impegno) che l’essere un buon conduttore in gare da lavoro comporta. Di solito per fare questa scelta occorre avere una qualche esperienza di campi di addestramento, per sapere cosa si richiederà da voi..
Se invece volete un cucciolo di linee da lavoro, perchè affascinati dal carattere, pur senza l’intenzione di partecipare a competizioni sportive, fatevi consigliare dall’allevatore (in genere sono un tantino meno cinici degli espositori) , cercate di capire se è il cane adatto a voi e scegliete un cucciolo che si adatti il più possibile alle vostre caratteristiche. Anche in questo caso, specie se siete neofiti, il consiglio è quello di orientarsi su una femmina.

La protezione civile

Se siete interessati a diventare un’unita cinofila e per questo scopo acquistate il vostro cucciolo, il consiglio è, come sempre, quello di informarvi prima di procedere all’acquisto. Un cane adatto per la protezione civile non ha caratteristiche particolari. Un pastore tedesco medio, sano, di buon carattere può, se correttamente addestrato, assolvere al meglio i compiti di PC. Quindi i consigli restano quelli generali. In più, segnalate la vostra intenzione all’allevatore che potrà consigliarvi, nella cucciolata, il piccolo con maggiore predatorio e spiccata curiosità.

Il pastore tedesco a pelo lungo

Il pelo lungo era, sino a gennaio 2011, un difetto da squalifica. Questo significava che il cane non poteva partecipare alle competizioni, al pari di un soggetto fuori taglia, di un monorchide o di un cane con problemi di dentatura.
Oggi è stato modificato lo standard e il pastore a pelo lungo con sottopelo è ammesso, mentre è considerato un difetto solo il pelo lungo privo di sottopelo. I “peloni” sono cani molto belli a vedersi e spesso tra i più grandi ed appariscenti in una cucciolata. A molti privati piacciono più dei pastori tedeschi con tessitura di pelo normale.
Un tempo qualche “allevatore” li proponeva come soggetti pregiati o, addirittura, una razza a parte (il pastore tedesco alsaziano), prendendo in giro l’acquirente inesperto per vendere un soggetto non selezionabile ad una cifra più alta, mentre, negli allevamenti seri, il costo dei cuccioli a pelo lungo, specie femmine, è sempre stato inferiore a quello dei fratelli di cucciolata normopelo. Con le recentissime modifiche allo standard, probabilmente il prezzo del “pelone” si uniformerà a quello del pastore tedesco a pelo normale. Mentre in Germania hanno già avuto inizio le esposizioni riservate ai pastori tedeschi a pelo lungo (che avranno anche le proprie classi di competizione alla Siegerschau), in Italia la situazione non è ancora chiarissima. Inoltre la Germania ha proibito l’accoppiamento tra soggetti a pelo lungo e soggetti a pelo normale (altra situazione che, da noi, non è ancora stata chiarita). Di sicuro, già prima delle modifiche allo standard, il pedigree tedesco prevedeva già l’indicazione del tipo di pelo del cucciolo (stockhaarig=pelo normale; langsthaar=pelo lungo), cosa non prevista nei pedigree italiani.
Per quanto riguarda invece le prove di lavoro, a cui i cani a pelo lungo potevano già partecipare anche in passato, oggi sarà possibile, per un pelone, ottenere il titolo di Campione italiano, titolo per il quale occorre la selezione.

Il nome del cane

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Nel mondo degli uomini il possesso e l’attribuzione del nome hanno una grande importanza, perché costituiscono elementi fondamentali di distinzione della identità di ciascun individuo.

Il Cane, non solo ignora tutto ciò, ma usa tutt’altri strumenti e codici di identificazione e distinzione di ciascun individuo dall’altro. Per il cane il nome – anche il proprio – è e resta semplicemente un suono che l’uomo potrà insegnargli a collegare con una azione o con un elemento del mondo che lo circonda, senza potergli insegnare quale sia il significato del nome e del suo uso nel mondo degli umani.

Il cane vivendo accanto all’uomo sarà in grado di imparare il proprio nome nel senso che imparerà a collegare con se stesso il suono corrispondente al suo nome. In questo caso, se il conduttore lo vorrà, potrà aiutare il cane a collegare questo suono anche con l’azione all’esercizio del richiamo, evitando un comando sostitutivo per questo esercizio.

Se decidiamo di utilizzare il nome del cane come un comando, gli attribuiremo necessariamente il significato di “richiamo” e, quindi, il nome diverrà uno dei principali comandi perché sarà utilizzato nei numerosi esercizi che prevedono che il cane ritorni dal conduttore.

Come tutti i comandi, pertanto, non dovrà essere pronunciato senza ragione o impartito senza riferimento alla sua specifica funzione.

Il nome deve essere, non solo per il cane, ma anche per l’educatore un comando guida per la sua educazione e in futuro, per l’addestramento. Quando il nome del cane viene pronunciato, ciò assume il significato di richiamo e il cane deve accorrere dal suo compagno. Perché il cane recepisca il proprio nome come richiamo e come comando, questo non deve venire usato indiscriminatamente e cioé non solo non se ne dovrà abusare, ma si farà particolare attenzione a pronunciarlo solo quando il cane sia in condizioni di eseguire il comando-richiamo . Ad esempio accarezzare il cane che é vicino a noi e pronunciare il suo nome non é corretto e non ha significato perché lui é già vicino a noi.

In altre parole, se il suo nome per il cane deve assumere il valore di un comando, si dovrà porre attenzione a non mettere mai il soggetto che intendiamo educare, in condizione di non averne chiaro il significato oppure di confonderlo con gli altri comandi che riceverà in seguito nel corso dell’addestramento; di qui l’importanza di un uso proprio e corretto del comando-nome che, quando viene pronunciato, non dovrà mai dimostrarsi a lui sgradito.

Chiamare il cane per nome perché venga da noi e poi punirlo é un errore di addestramento: la punizione viene collegata con il nome e questo diventa per il cane un suono di voce non gradito.

Se si é adottata la soluzione di identificare il nome del cane con l’esercizio del richiamo, si dovrà fare molta attenzione ad usarlo principalmente anche durante l’addestramento. Un uso istintivo improprio quale, ad esempio, far precedere dal nome del cane un comando da eseguire a distanza, disturba doppiamente il lavoro sul cane perché interferisce su quanto il cane ha già appreso creandogli il problema di dare esecuzione a comandi diversi e contraddittori tra loro.

Sentendo il suo nome il cane capirà che deve andare verso il conduttore, ma al contempo l’altro comando impartitogli gli suggerirà un comportamento in conflitto e così il cane non saprà più come comportarsi.

Per questo come già suggerito per il guinzaglio, usiamo il nome del cane solo per necessità e per far comprendere al cane fin da cucciolo che quando si pronuncia il suo nome deve accorrere perché lo attende qualche cosa di gradevole.

Mai fare uso del nome quando il cane deve essere richiamato per qualche cosa che non avrebbe dovuto fare ed inoltre, in particolare con un cane giovane, mai impartire il rimprovero alterando la voce. Alterare la voce non aiuta il cane a comprendere meglio, ma ottiene di infastidirlo per il tono minaccioso derivante dalla nostra irritabilità, dal nostro nervosismo e della nostra ira della quale egli non comprende e non comprenderà il motivo. Questo comportamento del conduttore é particolarmente controproducente nei confronti del cucciolo o del cane giovane e se ne vedranno le conseguenze al momento di addestrare il soggetto divenuto adulto.

Se un cane viene maltrattato dal proprio educatore e tale azione – che come si é detto determina di per se’ perdita di fiducia verso l’educatore – viene accompagnata da grida, gesti di nervosismo e così via, il cane memorizzerà questa situazione sgradevole ed il suo comportamento futuro ne risulterà condizionato. Supponiamo, ad esempio, che un giorno questo irascibile educatore abbia bisogno di essere difeso dal proprio cane dopo un eventuale alterco con un’altra persona; non é affatto da escludere che le voci concitate e alterate facciano sì che il cane, anziché difenderlo si allontani da lui per timore, ricordandosi dei precedenti spiacevoli occorsigli con il suo educatore.

In questo caso il cane non si allontanerà per codardia, cosa – invece – di cui sarà probabilmente accusato il povero cane dal proprio conduttore, tanto irascibile quanto incapace di rendersi conto di quale sia stato l’evento che ha determinato il comportamento del suo cane: non l’aggressione dell’estraneo, ma l’alterazione del proprio conduttore.

Tutte queste cose devono essere tenute costantemente presenti durante la crescita di un cucciolo qualunque sia la razza o l’uso al quale, da adulto, vogliamo adibirlo.

Il guinzaglio

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Il guinzaglio é il mezzo di cui l’uomo si serve per portare a passeggio il cane, per addestrarlo e per educarlo, ma molto spesso, purtroppo, anche per punirlo. Tutto ciò é assolutamente negativo perché il guinzaglio non deve mai essere riconosciuto dal cane come un mezzo di coercizione.  Molti invece, commettono questo errore e ciò non ha affatto una importanza relativa perché con il passare del tempo preclude l’instaurarsi di un corretto rapporto fra educatore e cane.

Nel cucciolo, come nell’adulto la punizione inflitta con il guinzaglio determina un trauma cui consegue un comportamento di sottomissione nei confronti dell’uomo nei cui confronti il cucciolo perde la fiducia. In precedenza abbiamo detto che una buona socializzazione rafforza un carattere, il trauma del guinzaglio, se il cane lo riconosce come un mezzo di coercizione precluderà quel giusto rapporto che stiamo cercando di instaurare con il nostro piccolo compagno.

Quando questo si verifica in un cucciolo il danno sarà maggiore che in un soggetto adulto; nel soggetto adulto in parte si può rimediare, ma nel cucciolo tutto diventa più difficile.

Il guinzaglio dovrà essere uno strumento che il cane riconosce come un oggetto piacevole.

Sono poche le cose che un educatore deve osservare per ottenere che il proprio cane riconosca nel guinzaglio uno strumento che gli da piacere e gioia; questo il cucciolo lo dimostra quando lo accetta di buon grado nel momento in cui ci accingiamo a portarlo a passeggio, quando viene liberato dal suo recinto per trascorrere qualche momento di gioco con lui. Evitare dunque qualunque forma coercitiva nei confronti del cucciolo o del cane adulto usando il guinzaglio; la sola minaccia con questo mezzo potrebbe causare danni gravissimi sulla psiche, anche se non viene picchiato.

Si é detto di non sottovalutare mai che il cane é dotato di una ferrea memoria; di questa memoria l’educatore può e deve farne buon uso. Quando un cucciolo entra a far parte di una nuova famiglia, con l’aiuto del suo educatore deve impiegare la sua forte memoria per costruire un codice di apprendimento e comunicazione. Un buon educatore dovrà porre attenzione a non consentire che il cucciolo memorizzi situazioni indesiderate, ma sfrutterà la dote naturale dell’animale per sottopogli e fargli memorizzare situazioni gradite ed utili ai fini della sua educazione.

Se usiamo il guinzaglio tutte le volte che portiamo a passeggio il nostro cucciolo, o comunque fuori di casa o del suo recinto, oppure l’uso di questo strumento avviene già nella fase educativa quando il piccolo viene accompagnato all’esterno per soddisfare i propri bisogni fisiologici, e se abbiamo cura di riporre il guinzaglio sempre nello stesso posto (se in un cassetto sempre in quello, se appeso ad un chiodo, il chiodo sia sempre lo stesso), allora il cane molto in fretta assocerà l’uso del guinzaglio al soddisfacimento dei propri bisogni fisiologici, al piacere della passeggiata e del gioco.

La sua memoria lo aiuterà a ricordare dove questo strumento viene riposto dal suo educatore e, con il passare del tempo, il cane in caso di necessità ci farà capire, dirigendosi verso il guinzaglio, che ha impellente bisogno di uscire. Questo, che sembra un gioco, é una corretta forma di educazione che, senza alcuna fatica, eserciteremo nei suoi confronti.

Tutto ciò dovrà essere fatto dopo che il cucciolo abbia familiarizzato ed accettato di buon grado il guinzaglio; una volta in casa faremo in modo che il cane veda dove il guinzaglio viene riposto, così come faremo quando il cane deve uscire per essere accompagnato per la passeggiata. Saranno sufficienti poche volte perché il cane, in caso di un bisogno straordinario rispetto alle sue abitudini, ci faccia capire che vuole uscire e tutto questo lo imparerà senza ricorrere a particolari insegnamenti.

Questo servirà anche a fare in modo che il cane non dimostri agitazione quando decideremo di uscire lasciandolo solo, in casa, perché solo il guinzaglio sarà per lui il preavviso che potrà usciere con noi.

Il guinzaglio per lui dovrà sempre essere il mezzo che gli ricordi piacere e gradimento.

 

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