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Gioco con le due palline

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Il gioco con le due palline è quello più usato per insegnare al nostro cucciolo (ma anche all’adulto) alcuni comandi base importanti.

Di cosa abbiamo bisogno: due palline IDENTICHE

COME INIZIARE:

  • fare in modo che il cane focalizzi l’attenzione sulla prima pallina, ad esempio facendola rimbalzare con la mano, successivamente agitare la mano come per lanciarla, finché il cane è pronto a inseguirla

primo movimento:

  • pronunciare un comando (es. “VAI!”)
  • lanciare la pallina a una distanza media, non troppo avanti, 15 metri indicativamente

primo rinforzo:

  • appena il cane sta abboccando la pallina, rinforzarlo (es. “BRAVOOOO!”)
  • il rinforzo automatico è costituito dal fatto che il cane abbocca la pallina desiderata

secondo movimento:

  • chiamare il cane con il suo nome
  • appena si volta a guardarci, attirare la sua attenzione facendo rimbalzare la seconda pallina
  • dare il comando per il richiamo (es. “TORNA!” o “VIENI!”) mimando di porgergliela

terzo movimento:

  • appena il cane arriva da noi con la pallina in bocca, dare il comando “LASCIA!” e far rimbalzare la seconda pallina

secondo rinforzo:

  • appena il cane lascia la prima pallina, rinforzare con un “BRAVOOO!”
  • istantaneamente, dare il comando “VAI!” e lanciare la seconda a una distanza media (es. 15 metri)
    (QUINDI STIAMO RICOMINCIANDO COME SOPRA)

quarto movimento:

  • mentre il cane sta andando a recuperare la seconda pallina, raccogliamo da terra la prima pallina che ha lasciato

ELEMENTI DECISIVI:

  • il tempismo con cui si esegue ogni movimento
  • il timbro di voce con cui si danno i comandi: NEUTRO
    e con cui si danno i rinforzi: CHIARO (DOLCE)
  • se il cane non esegue correttamente, correggerlo con un “NO!” di timbro SCURO (ASPRO)

Il caso frequente, ad esempio, è che il cane lasci cadere la prima pallina quando lo richiamiamo a noi con la seconda pallina (secondo movimento) in tal caso, immediatamente dopo aver detto “NO!” andiamo con passi decisi a raccogliere la pallina e torniamo al posto di lancio (il cane dovrebbe seguirci).

vVolendo innestare complicazioni successive in questo gioco, oltre all’invio, al richiamo e al riporto, possiamo inserire altri comandi come:  SEDUTO, TERRA, etc.

Il guinzaglio

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Il guinzaglio é il mezzo di cui l’uomo si serve per portare a passeggio il cane, per addestrarlo e per educarlo, ma molto spesso, purtroppo, anche per punirlo. Tutto ciò é assolutamente negativo perché il guinzaglio non deve mai essere riconosciuto dal cane come un mezzo di coercizione.  Molti invece, commettono questo errore e ciò non ha affatto una importanza relativa perché con il passare del tempo preclude l’instaurarsi di un corretto rapporto fra educatore e cane.

Nel cucciolo, come nell’adulto la punizione inflitta con il guinzaglio determina un trauma cui consegue un comportamento di sottomissione nei confronti dell’uomo nei cui confronti il cucciolo perde la fiducia. In precedenza abbiamo detto che una buona socializzazione rafforza un carattere, il trauma del guinzaglio, se il cane lo riconosce come un mezzo di coercizione precluderà quel giusto rapporto che stiamo cercando di instaurare con il nostro piccolo compagno.

Quando questo si verifica in un cucciolo il danno sarà maggiore che in un soggetto adulto; nel soggetto adulto in parte si può rimediare, ma nel cucciolo tutto diventa più difficile.

Il guinzaglio dovrà essere uno strumento che il cane riconosce come un oggetto piacevole.

Sono poche le cose che un educatore deve osservare per ottenere che il proprio cane riconosca nel guinzaglio uno strumento che gli da piacere e gioia; questo il cucciolo lo dimostra quando lo accetta di buon grado nel momento in cui ci accingiamo a portarlo a passeggio, quando viene liberato dal suo recinto per trascorrere qualche momento di gioco con lui. Evitare dunque qualunque forma coercitiva nei confronti del cucciolo o del cane adulto usando il guinzaglio; la sola minaccia con questo mezzo potrebbe causare danni gravissimi sulla psiche, anche se non viene picchiato.

Si é detto di non sottovalutare mai che il cane é dotato di una ferrea memoria; di questa memoria l’educatore può e deve farne buon uso. Quando un cucciolo entra a far parte di una nuova famiglia, con l’aiuto del suo educatore deve impiegare la sua forte memoria per costruire un codice di apprendimento e comunicazione. Un buon educatore dovrà porre attenzione a non consentire che il cucciolo memorizzi situazioni indesiderate, ma sfrutterà la dote naturale dell’animale per sottopogli e fargli memorizzare situazioni gradite ed utili ai fini della sua educazione.

Se usiamo il guinzaglio tutte le volte che portiamo a passeggio il nostro cucciolo, o comunque fuori di casa o del suo recinto, oppure l’uso di questo strumento avviene già nella fase educativa quando il piccolo viene accompagnato all’esterno per soddisfare i propri bisogni fisiologici, e se abbiamo cura di riporre il guinzaglio sempre nello stesso posto (se in un cassetto sempre in quello, se appeso ad un chiodo, il chiodo sia sempre lo stesso), allora il cane molto in fretta assocerà l’uso del guinzaglio al soddisfacimento dei propri bisogni fisiologici, al piacere della passeggiata e del gioco.

La sua memoria lo aiuterà a ricordare dove questo strumento viene riposto dal suo educatore e, con il passare del tempo, il cane in caso di necessità ci farà capire, dirigendosi verso il guinzaglio, che ha impellente bisogno di uscire. Questo, che sembra un gioco, é una corretta forma di educazione che, senza alcuna fatica, eserciteremo nei suoi confronti.

Tutto ciò dovrà essere fatto dopo che il cucciolo abbia familiarizzato ed accettato di buon grado il guinzaglio; una volta in casa faremo in modo che il cane veda dove il guinzaglio viene riposto, così come faremo quando il cane deve uscire per essere accompagnato per la passeggiata. Saranno sufficienti poche volte perché il cane, in caso di un bisogno straordinario rispetto alle sue abitudini, ci faccia capire che vuole uscire e tutto questo lo imparerà senza ricorrere a particolari insegnamenti.

Questo servirà anche a fare in modo che il cane non dimostri agitazione quando decideremo di uscire lasciandolo solo, in casa, perché solo il guinzaglio sarà per lui il preavviso che potrà usciere con noi.

Il guinzaglio per lui dovrà sempre essere il mezzo che gli ricordi piacere e gradimento.

 

Il gioco

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Oltre ad essere una esercitazione che favorisce lo sviluppo ed il mantenimento della destrezza fisica, il gioco è il mezzo attraverso il quale l’animale acquista padronanza, e coscienza di sé e dell’ambiente che lo circonda.  Il gioco così, interferisce nella formazione del carattere e costituisce un veicolo di apprendimento rapido e gratificante, tanto nel cucciolo che nell’adulto. Per questo motivo, come vedremo, il gioco è uno strumento essenziale per il corretto e proficuo apprendimento di tutti gli esercizi.

L’atto del giocare può derivare da una iniziativa spontanea dell’animale, ma può anche essere indotto dal comportamento del conduttore; in quest’ultimo caso quando lo stimolo cessa anche l’azione dell’animale ha termine.
Quando invece il gioco corrisponde ad una iniziativa e ad una scelta del cane l’intervento e lo stimolo del conduttore determinano un rinforzo alla sua azione.

Reprimere il gioco spontaneo del cane, significa ostacolare le sue potenzialità indebolendone il carattere. Se un soggetto ha geneticamente un carattere debole, reprimere il gioco significa addirittura precludegli lo sviluppo delle doti minime indispensabili per ottenere una risposta accettabile nell’addestramento; dal fatto che il cane manifesti o meno istintiva attitudine al gioco devono, perciò, essere tratte indicazioni utili per il carattere.

Di questi due opposti comportamenti, il primo infatti deve essere considerato ideale, mentre il secondo é indice di un carattere debole e di scarsa personalità.
Tale valutazione non cambia ove il cane assuma meccanicamente atteggiamenti giocosi: nel caso, cioè, di soggetti che sollecitati dal conduttore si mettono a “giocherellare” per compiacerlo, manifestando disinvoltura solo se si trovano in luoghi a loro familiari ed esprimendo sempre un interesse relativo.
Non si deve dimenticare che ai fini dell’apprendimento un comportamento meccanico, anche se ripetuto spesso, serve a ben poco ed é posto in essere quando al soggetto manca volontà di esprimersi, interesse ed attenzione per ciò che sta facendo.

Solo attuando un comportamento spontaneo il cane dimostrerà fermezza nelle sue azioni e i suoi tempi di reazione saranno rapidi ; inoltre dimostrerà sicurezza e destrezza nei movimenti, una possessività accentuata e la massima attenzione in ciò che sta facendo.
Per il conduttore é dunque questa la situazione ideale per ottenere dal suo allievo un buon apprendimento.

Nell’impiego del cane a fini agonistici molti conduttori preferiscono che il soggetto non si dimostri impetuoso nell’esprimersi e accettano il gioco solo se sono loro a sollecitarlo. Questa é una impostazione che si verifica di frequente, ma é errata, perché implica un lavoro di contenimento e di repressione nell’animale che potrebbe successivamente manifestarsi in indesiderabili atteggiamenti di sottomissione durante l’esecuzione degli esercizi.

Il cucciolo è un animale che diventa adulto rapidamente motivo per cui, per poterlo comprendere, le attenzioni dell’uomo in questo periodo della sua vita devono essere almeno pari a quelle che l’animale rivolge a lui.
Ci si chiederà il motivo per cui ci siamo soffermati su questi particolari; se determinati fattori non sono recepiti dal conduttore, o non gli sono sufficientemente chiari, non è possibile dare una impostazione corretta agli esercizi di obbedienza.

 

Cuccioli e bambini

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Cuccioli e bambini è un bellissimo binomio, ma….

Quando un cucciolo gioca con un bambino è necessario che entrambi siano tenuti sotto controllo da una adulto durante i loro giochi, in particolare se il bambino ha una età inferiore a tre o quattro anni. Al cucciolo piace giocare come del resto piace al bambino con una differenza fra i due che spesso viene trascurata; il cucciolo gioca con la bocca mentre il bambino usa le mani, quindi è meglio  evitare di abbandonarli ai loro giochi senza un diretto controllo per evitare comportamenti naturali da parte del cucciolo e non sempre accettati dal bambino.
A questo proposito non abbandoniamo mai un bambino a giocare con più cani, anche se fossero vissuti fin da cuccioli con lui; i  fatti spiacevoli, anche tragici, sono imputabili solo all’incoscienza degli adulti.

Facciamo un esempio: potrebbe verificarsi che il bambino cada a terra durante il gioco con i cani. Le reazioni di questi  saranno istintivamente di aiuto e di soccorso e non di aggressione, ma sappiamo che i cani agiscono usando la bocca.
Se da quella incomoda posizione il bambino dovesse reagire ci si può attendere una contro-reazione più energica da parte del cane; a questo punto gli altri soggetti, che stavano attentamente osservando l’azione del primo cane, sarebbero indotti per l’istinto di branco ad un intervento inatteso.

L’azione in gruppo é di stimolo all’istinto predatorio in questo caso non desiderabile e questa azione sarà tanto maggiore quanto  più il bambino cercherà di sottrarsi al loro intervento.
Quando questi fatti si verificano si dice che i cani sono impazziti o che si tratti di soggetti squilibrati, ma  le cose non stanno così.
Certi giudizi potrebbero essere evitati se ci fosse maggiore conoscenza sul comportamento istintivo del cane in particolari situazioni.

Alcune azioni nei confronti dei bambini vengono definite  aggressive, ma in realtà non lo sono: per il cane cresciuto con il bambino sono comportamenti naturali in sua difesa ed é facile capirlo semplicemente tenendo presente il comportamento di un genitore.
Per sottrarre il suo bambino da un pericolo un genitore lo allontana prendendolo per mano e spiegandogli contemporaneamente il motivo del suo gesto.  Se dovesse farlo  il cane – e potrebbe accadere – userebbe l’unico mezzo per lui disponibile: “la bocca” e, naturalmente, non può spiegare al piccolo il motivo di questo suo gesto. E’ difficile far capire al cane che quando usa la bocca e stringe crea dolore e che al dolore segue una reazione.

Nel caso il bambino opponga resistenza a chi lo vuol sottrarre dal pericolo, ne’ il genitore ne’ il cane desisteranno dalla loro azione protettiva. Il genitore imporrà la propria volontà al bambino in modo coercitivo, ma al contempo cercherà di fargli anche comprendere il motivo di ciò. Il cane, al fine di raggiungere lo stesso scopo, potrà solo rafforzare la propria presa. E’ necessario, pertanto, spiegare ai bambini che l’animale non dispone di altri mezzi che della bocca, e questo suo comportamento é del tutto naturale anche se – a volte – può essere pericoloso.

Per fare in modo che cani e bambini convivano senza esporre questi ultimi ai rischi che ciò potrebbe comportare si deve loro insegnare  a rispettare il cane e si deve far loro comprendere quale debba essere il comportamento corretto nei suoi confronti.
L’adulto (in questo caso il genitore) può svolgere una efficace opera educativa  solo accompagnandola con il proprio esempio, dimostrando cioè, lui stesso di rispettare l’animale anche negli interventi correttivi.

Di solito i bambini tendono ad imitare gli adulti e nel caso un bambino veda il genitore maltrattare il cane, cercherà di imitarlo.
Anche mentre gioca con lui gli interventi del bambino nei suoi confronti avranno una impronta coercitiva che il cane non gradisce. Da qui possono scaturire reazioni indesiderate dell’animale che può scegliere di abbandonare i giochi, ma può anche reagire nei confronti del bambino.
Tutto ciò conferma che é il nostro comportamento che determina una corretta socializzazione ed influisce sulla formazione di un carattere equilibrato.

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