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Tag Archive | "pastore tedesco"

Nomi per il cucciolo

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Un
ringraziamento particolare ad Alessandra

Standard del Pastore Tedesco

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Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

STANDARD DEL PASTORE TEDESCO

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Classificazione FCI
Gruppo Cani da pastore e bovari (1)
Sezione Cani pastore (1)
Sottosez.
Standard
  1. 166 del 23/03/91 ([en]/[fr])
Nome Deutscher Schäferhund
Varietà
Tipo
Origine Germania
Altezza al garrese 60-65cm
Peso ideale 30-40kg
Lista di razze canine

Il Pastore tedesco è una razza canina di origine tedesca (come dice il nome). Il pastore tedesco viene anche chiamato pastore alsaziano, in quanto, nella Francia e nell’Inghilterra della prima guerra mondiale, ogni nome che ricordasse i popoli nemici veniva cambiato; così si diffuse l’uso di definire la razza Pastore alsaziano. Questo uso si è in parte mantenuto fino ai giorni nostri per definire per lo più i soggetti di grande taglia e a pelo lungo (vedi paragrafo Storia). La sua dote principale è quella della versatilità di impiego. Oggi viene raramente utilizzato come conduttore di gregge, mentre è molto diffuso nei servizi di Protezione civile come cane da valanga, e da ricerca di persone disperse, sia in superficie che in macerie; è diffuso come cane da guida per ciechi (anche se in questo campo sta venendo soppiantato da razze come il Golden Retriever ed il Labrador Retriever), ed è diffusamente impiegato dalle Forze di Polizia di tutto il mondo come cane antidroga e antisommossa. Tutto questo oltre ad essere un eccellente cane da compagnia, oltre che da guardia della proprietà e da difesa personale. Il Pastore tedesco è anche una razza molto utilizzata nell’ambito cinematografico. In Italia la razza è ben allevata ormai da diversi decenni. La più importante manifestazione cinotecnica al mondo di questa razza è la “Siegerschau” che si svolge annualmente in Germania, alla quale partecipano centinaia di soggetti, tra i più rappresentativi del mondo. Attualmente dagli allevatori tedeschi viene fatta una dura selezione che adotta come criteri la funzionalità e il carattere.

Storia

Il selezionatore della razza fu il Cap. di Cavalleria Friedrich Emil Max Von Stephanitz, alla fine del XIX secolo. Il suo scopo era quello di ottenere una razza da lavoro, robusta e ben addestrabile, utilizzando vari ceppi locali di cani da pastore presenti in diverse regioni della Germania. Le due tipologie principali sulle quali si basò il Cap. Von Stephanitz furono: il pastore del Baden-Württemberg, regione confinante con l’Alsazia, un cane robusto, di taglia medio-grande e di pelo lungo di colore nero-focato, ed il pastore della Turingia, di taglia leggermente inferiore, più scattante ma anche maggiormente aggressivo, con pelo corto di colore grigio. Ripetuti incroci e selezioni di queste ed altre varietà portarono entro la fine del XIX secolo alla stabilizzazione della nuova razza, e alla fondazione, nel 1899, del primo club di razza, lo Deutsche Schäferhunde Verein (S.V.). Il primo standard venne pubblicato nel 1901.

Aspetto

Il pastore tedesco è un cane di taglia media, leggermente allungato, forte e ben muscoloso. Il carattere è equilibrato, dai nervi saldi e sicuro di sè, di indole normalmente tranquilla con i familiari, non si può però dire lo stesso del suo rapporto con altri animali ed umani estranei. È docile, caratterizzato da buona combattività, tempra e coraggio, caratteristiche che lo rendono facilmente addestrabile a tutti gli impieghi, dalla guardia alla difesa, dalla pastorizia all’accompagnamento.

La testa è cuneiforme e la fronte leggermente convessa quasi senza solco mediano. Ha occhi a mandorla molto scuri. Le orecchie sono erette, a punta e rivolte in avanti, il naso è diritto, con tartufo di colore nero. La mascella e la mandibola sono forti. Possiede 42 denti con chiusura a forbice. Ha un collo e un dorso robusto.

Gli arti anteriori sono diritti e paralleli mentre quelli posteriori sono leggermente arretrati. La pianta del piede è dura e di colore scuro. La coda di solito arriva fino all’altezza del garretto e nella parte inferiore ha il pelo più lungo. Il pelo è duro, di lunghezza media, fitto, ben aderente e con abbondante sottopelo; il colore è nero con focature rosso-bruno, brune fino al grigio; il colore può essere anche nero o grigio uniforme con sfumature più scure. Lo standard esclude il pelo lungo ed il colore bianco, sebbene un’unica macchia bianca è ammessa all’altezza dello sterno.

L’altezza al garrese, per i maschi, è tra i 60 e i 65 cm ed il peso va dai 30 ai 40 Kg. Per le femmine l’altezza è tra 55 e 60 cm con peso tra 22 e 32 Kg.

Le patologie più ricorrenti, dovute più ad uno spregiudicato allevamento commerciale che ad una predisposizione morfologica, sono la displasia congenita dell’anca, del gomito e del ginocchio.

Cure

Il cucciolo ha bisogno di moltissima socializzazione verso: altri cani e animali, persone, luoghi particolari (strade trafficate per abituarlo ai rumori e ai veicoli ecc) non è un cane per principianti ed è utile seguire insieme un corso di addestramento (andare insieme in un campo cinofilo serio e addestratelo seguendo i consigli dell’istruttore). Non usare metodi coercitivi perché potrebbe diventare riottoso e testardo oppure un cane terrorizzato e sottomesso.

Non è consigliato lavare il pelo ogni settimana con shampoo, si rovina il pelo e aggrava il cuoio capelluto. In caso si dovesse sporcare basta un semplice panno bagnato con acqua e aceto. Ogni mese, come per tutti i cani, va data la compressa per la filariosi cardio-polmonare e nelle zone mediterranee, come l’Italia meridionale e insulare, è fortemente consigliata anche una profilassi contro la leishmaniosi. Per il cucciolo è fondamentale socializzare sin dai tre mesi di vita con cani di altre razze, perché così nella maggior parte dei casi il cane da adulto non è aggressivo ed è abituato alla sottomissione. Inoltre, è utile portarlo spesso fuori a contatto con le persone. Il miglior addestramento è quello basilare: terra, resta, riporto. Non è opportuno invece l’addestramento alla difesa, in quanto può causare disagio sia al proprietario che agli estranei: il ruolo ideale della razza è quello di cane da compagnia, se abituato ad amare ed essere dolce è un “cucciolone” anche da adulto.

 

Vademecum per la scelta del cucciolo

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Cari lettori,
Mai e poi mai mi sarei aspettato che alla fine sarei stato proprio io a scrivere questo vademecum. Quanto mi sarebbe servita una sintesi di suggerimenti come questa la prima volta che mi sono messo sulle tracce del mio cucciolo! Non sono un esperto o un professionista del settore, sono un semplice appassionato di questa magnifica razza, e avendo già attraversato, non senza dubbi e patemi, il fatidico momento della scelta di un cucciolo, ho pensato di mettere nero su bianco un po’ di informazioni e consigli. Chiarisco quindi da subito che questo vademecum non pretende di essere una guida perfetta e completa e che basta leggerlo e seguirne i suggerimenti per trovare il cucciolo migliore del mondo. Potrete non condividere alcune idee, altre non vorrete o non potrete metterle in pratica, certamente però questo mio scritto potrà essere – per coloro che magari non hanno molta esperienza cinofila – uno strumento utile per evitare qualche trappola qua e là e per dissipare qualche dubbio.

Un’impresa titanica e un’avventura meravigliosa
Quando finalmente prendete la tanto agognata decisione di comprare un cucciolo di pastore tedesco, improvvisamente vi rendete conto che vi trovate davanti a una vera e propria impresa titanica. Uno sciame disordinato di dubbi e domande alle quali non sapete rispondere percorre la vostra mente. Magari non sapete neanche da dove iniziare: ci sono migliaia di allevamenti in Italia e il web pullula di proposte allettanti: “Vendo favolosi cuccioli di pastore tedesco: coraggiosi ma giocherelloni, esenti displasia, il padre è campione di bellezza, alta genealogia, la madre è castana, bellissima, ottimo carattere, prezzo: € 300 oppure € 500 con pedigree!”. Che fare?
Il primo consiglio in assoluto è quello di non avere fretta. Sì, perché tutti i cuccioli sono di una bellezza e di una dolcezza indescrivibili, tanto che vorreste portarveli a casa tutti. Ma quei cuccioli diventeranno cani adulti e si spera che saranno sani e che vivranno il più a lungo possibile; per ottenere ciò non potete farvi guidare solo dalle emozioni. Inoltre non stiamo parlando di un paio di scarpe ma di una creatura vivente, un piccolo batuffolo peloso che dipenderà in tutto e per tutto da voi e che accompagnerà la vostra vita (e quella della vostra famiglia) per tanti anni, quindi è giusto ponderare, ragionare, prendersi il proprio tempo.

Ma per quanto difficile possa essere, vi a accorgerete che la ricerca del cucciolo è un’avventura meravigliosa piena di colpi di scena. Vi darà la possibilità, se affrontata “godendosi il viaggio”, di vedere tanti meravigliosi cuccioli, di visitare luoghi diversi tutti i week-end, di conoscere persone interessanti (e a volte anche un po’ strambe, in realtà).
L’obiettivo è il più sfidante: trovare un cucciolo che sia sano, intelligente e bello (l’ordine non è casuale).

Il Buon Allevatore e il Cagnaro
Il Pastore Tedesco è una delle razze più diffuse, e se da un lato questo è un pregio, perché sottolinea la versatilità e le doti (intelligenza, coraggio, equilibrio fra le altre) di una razza adatta sia al lavoro, sia alla vita in famiglia; dall’altro però espone l’acquirente al rischio di incappare nei molti venditori disonesti o improvvisati (in gergo Cagnari) che sfruttano il successo della nostra amata razza ai fini esclusivi del loro profitto. Incuranti delle basilari norme dell’allevamento e della selezione, i Cagnari producono cucciolate a ripetizione fregandosene dell’età dello stallone e della fattrice, della loro consanguineità, delle malattie genetiche come la displasia dell’anca, delle condizioni igieniche in cui avviene il parto e in cui vivranno i cuccioli nei loro primi giorni, dell’età a cui devono essere venduti i cuccioli, del pedigree e così via.

Ne consegue che internet non è il luogo giusto per scegliere il cucciolo, così come non lo sono i negozi di animali, nei quali spesso e volentieri capitano cuccioli di dubbia provenienza. Il luogo giusto in cui scegliere il cucciolo, soprattutto se non si è molto esperti, è senza dubbio l’allevamento, nel quale potrete vedere con i vostri occhi la struttura, i cani e conoscere una delle figure chiave nella vostra lunga e difficile avventura: il Buon Allevatore.
Attenzione, non voglio dire che tutti i venditori su internet, tutti i privati e tutti i negozi vendano cani poco sani, o brutti o chissà cosa. Il mio intento però è ridurre al minimo i rischi in una ricerca che comunque presenterà numerose incognite, anche adottando scrupolosamente tutte le più caute attenzioni. E l’allevamento è il luogo in cui almeno si possono toccare le cose con mano e in cui si può parlare direttamente con le persone. Ma dire allevamento è dire tutto e niente. Ovunque abitiate lungo lo Stivale, nel raggio di 200 Km avrete una quantità sterminata di allevamenti: quale scegliere allora?

Scegliere l’allevamento
Se potete, fatevi aiutare in tutto il percorso di scelta del cucciolo da un esperto della razza. Purtroppo non sempre questo è possibile (ahimè quasi mai!), ma sarebbe ideale conoscere qualcuno di fiducia da cui ricevere consigli e a cui appoggiarsi in caso di dubbi. Io, per esempio, non ho avuto questa fortuna, e quindi?
Studiate, documentatevi, imparate il più possibile sulla razza, cominciate anche a visitare qualche allevamento, giusto così, per vedere concretamente come funziona questo magico mondo. Magari potete anche andare a vedere qualche raduno o qualche prova di lavoro nei paraggi per prendere contatti e porre domande agli esperti.
Quando vi sentite pronti a cominciare la selezionare degli allevamenti, per fare una prima scrematura, potete utilizzare tutti gli strumenti a vostra disposizione: internet (in questo caso prezioso); i conoscenti, la sede SAS a voi più vicina, ecc. Per affinare la scelta chiamate l’allevamento e otterrete tutte le informazioni che volete, andate anche a fare una visita, magari anche veloce, per farvi un’idea.

Secondo la mia opinione è un buon risultato quando si riduce la scelta a tre allevamenti. Ancora una volta ricordo di non avere fretta – ovviamente quanto ci metterete dipende anche dal tempo che avete a disposizione – e di ponderare i pro e i contro di ogni allevamento per metterli a confronto.
Ed ecco infine una lista delle cose che consiglio di considerare per trovare l’allevamento che fa per voi.

L’allevamento
In Italia ci sono tanti ottimi allevamenti e sicuramente alcuni sono vicini a voi. Io infatti suggerisco, se è possibile, di non scegliere un allevamento troppo lontano, altrimenti costringerete il cucciolo, dopo averlo già messo a dura prova separandolo dalla mamma, dai fratelli e dalla sua casa, ad affrontare un lungo e faticoso viaggio in auto con degli sconosciuti (voi). Inoltre la vicinanza vi renderà più facile effettuare un numero di visite maggiore.
In generale nella ricerca dell’allevamento vi consiglio di non basarvi solo ed esclusivamente sul blasone, in quanto anche allevamenti poco pubblicizzati, che magari hanno pochi cani o non hanno il sito internet, possono essere comunque validissimi: allevare e selezionare bene il pastore tedesco non c’entra con queste cose.

Quali caratteristiche deve avere l’allevamento che cercate?
• Aspetto generale: è molto importante. Non mi riferisco alla grandezza – ci sono ottimi allevamenti anche di piccole dimensioni, ma a ciò che comunica al visitatore: si vede subito se un allevamento è trasandato o male organizzato. Allevare cani non è come vendere cose, quindi io voglio poter percepire l’amore e la passione che l’allevatore pone nel suo mestiere, anche da come gestisce la struttura.
• Igiene: deve essere pulitissimo, gli ambienti e i box per i cani immacolati, con il giusto spazio e ben tenuti, i magazzini ordinati.
• Spazio: oltre alle necessarie zone al coperto è fondamentale che siano presenti ampie aree all’aperto che consentano ai cani di scorrazzare sull’erba in libertà.
• Cani: non importa che il loro numero sia elevato, però si deve vedere bene che sono in salute, allegri, vigili, ben curati, puliti, ecc.

Il Buon Allevatore
Trovare un allevatore in cui riporre fiducia e instaurare un buon rapporto con lui è fondamentale. Egli è non solo colui che più di ogni altro vi può aiutare nella scelta del cucciolo, ma è anche una importante figura di riferimento (assieme al veterinario) che potrà sempre fornire preziosi consigli anche nei mesi e negli anni successivi all’acquisto.

Di seguito ecco cosa io cerco nel Buon Allevatore:
• deve essere disponibile, paziente e mettervi a proprio agio, in questo modo vi sentirete più liberi di tempestarlo di domande, anche quelle che vi sembrano più stupide;
• deve esporvi con chiarezza le informazioni di base e le implicazioni principali connesse all’acquisto del cucciolo (salute, alimentazione, gestione, ecc.);
• deve consigliarvi in base alle vostre esigenze e non solo in base alle sue disponibilità;
• deve consentirvi di visitare l’allevamento (non solo una volta) e di vedere i suoi cani;
• deve spiegare gli obiettivi che stanno alla base del suo modo di fare selezione e di allevare;
• deve spiegarvi con chiarezza le modalità in cui effettua la vendita dei suoi cuccioli (con regolare ricevuta, non prima dei 60 gg. di età previsti dalla legge, con il microchip, vaccinati, sverminati, con il libretto sanitario, in possesso di pedigree, eventuali garanzie aggiuntive, ecc.).

Nella lista si legge sempre la parola “deve”, bisogna tenere presente che l’allevatore è tipicamente una persona molto impegnata (gare e raduni, accoppiamenti anche all’estero, relazioni, approvvigionamenti, ecc.) e che a volte può essere complicato riuscire a combinare un incontro, ma una volta compresa la sua sincera disponibilità, voi sarete pazienti e non vi abbatterete né vi irriterete. Che beffa se proprio lui è l’allevatore che può darvi il cucciolo dei vostri sogni e voi lo escludete perché una volta non ha risposto al telefono oppure ha rimandato un appuntamento al quale tenevate tanto.

Ed ecco invece, in ordine sparso, di chi diffido:
• di coloro che per una ragione o per l’altra non vogliono fare visitare l’allevamento;
• di coloro che per una ragione o per l’altra non permettono di vedere i genitori dei cuccioli e i loro pedigree;
• di coloro che danno la certezza sull’esenzione alla displasia dei cuccioli (in quanto, se vi siete documentati, sapete che non è possibile garantirla);
• di coloro che affermano che il cucciolo costa molto di più se è provvisto di pedigree (cosa falsa in quanto il pedigree costa poche decine di euro);
• di coloro che dicono di non dare importanza al pedigree, che è solo un pezzo di carta e che l’importante è che il cane stia bene;
• di coloro che propongono un acquisto in nero (sarà anche più difficile far valere i vostri diritti in caso di problemi).

Un elemento inatteso
Dopo aver visitato tanti allevamenti, percorso migliaia di chilometri in macchina, aver visto centinaia di pastori tedeschi di ogni età, sesso, taglia e colore, alla fine una scelta la dovrete pur fare!
Ma proprio in questa fase entra in campo un elemento che forse non avevate messo in conto, un elemento che se ne frega di tutti i consigli che fino ad ora vi ho dato e della cura con cui avete affrontato i vari aspetti della vostra ricerca ma che allo stesso tempo non potete eludere. Questo elemento si chiama Fortuna.
Avete visitato più volte i vostri tre allevamenti preferiti, magari escludendone uno (o addirittura due!) lungo il cammino, avete rotto le scatole per mesi ai vostri Buoni Allevatori, ogni notte prima di addormentarvi avete messo a confronto ogni singolo elemento con cura maniacale.
Nonostante ciò, l’elemento Fortuna è decisivo e potrebbe allungare i tempi anche in termini di mesi. L’allevatore che avete scelto ha, o avrà a breve, a disposizione dei cuccioli? L’accoppiamento che tanto vi piaceva ha dato o darà i frutti sperati? Sono tutte domande alle quali forse non avevate pensato, eppure a volte le cose non vanno affatto come avevamo immaginato. Desideravate un maschio ma sono nate tutte femmine! E potrei proseguire con altri mille esempi.
E’ bene che accettiate da subito che l’elemento Fortuna influisce spesso anche pesantemente nei vostri programmi, quindi ancora una volta abbiate pazienza perché prima o poi il vostro momento arriverà.

Scegliere il vostro cucciolo
Ed ecco che la fatidica telefonata arriva! L’allevatore ci chiama, i cuccioli sono nati e stanno bene e presto potremo andare a vederli. Che emozione! Finalmente siete all’ultimo step del cammino: la scelta del vostro cucciolo, la scelta più importante.
La legge prevede che almeno fino ai 60 giorni (in molti dicono che anche 60 gg. sono pochi, altri dicono che sono persino troppi) i cuccioli non possano essere venduti: devono rimanere con la mamma e i fratelli. Se l’allevatore ve lo consentirà però, potrete fare una visita anche prima. Probabilmente non potrete toccarli in quanto, se non ancora vaccinati, sono molto delicati e rischiereste di trasmettere loro delle malattie.
Sarebbe molto importante poter vedere entrambi i genitori ma non sempre questo è possibile, infatti il padre o la madre possono appartenere a un altro allevamento. In questo caso si può prendere appuntamento con il proprietario e andare in un secondo momento a vedere il cane. Se proprio questo non è possibile (magari lo stallone vive in Germania) è comunque obbligatorio poter vedere almeno i pedigree.

Il comportamento del cucciolo
Intanto è bene farsi un’idea sul tipo di cucciolo che volete. Se sarà il cosiddetto cane di famiglia, se avete aspirazioni agonistiche, se vorreste un cane da guardia, ecc.
Naturalmente il cane formerà il proprio carattere nel tempo, un cucciolo di 60 giorni è ancora alle primissime fasi del proprio sviluppo. Prevedere come diventerà un cane da adulto, osservandolo da cucciolo, è veramente un’impresa, persino l’allevatore più esperto può prendere facilmente delle cantonate, però è possibile notare alcuni aspetti che almeno ridurranno un po’ il rischio di trovarvi, un domani, con un cane problematico a livello comportamentale o fisico.
La prima caratteristica da trovare nel cucciolo è la cosiddetta “gioia di vivere”. Il cucciolo deve essere vivace, allegro, deve rispondere agli stimoli, deve partecipare attivamente alla vita sociale della sua famiglia e deve essere desideroso di interagire anche con voi.
Costituiscono un campanello di allarme invece l’apatia, la poca interattività, la poca reattività, l’eccessivo timore, lo scarso appetito.
E’ importante poter scegliere fra più cuccioli. Poterli vedere non solo tutti insieme, mentre giocano e interagiscono liberamente fra loro, ma anche in disparte, per apprezzare come si rapportano con voi che siete dei perfetti sconosciuti. Prendetevi il tempo necessario per stare con loro e conoscerli il meglio possibile.
In molti casi potrete distinguere chiaramente il cucciolo più dominante rispetto a quello più timoroso o più “gregario”, quello più socievole da quello meno espansivo. Ovviamente, lo ribadisco, non c’è niente di predeterminato e ci addentriamo sempre più nel campo delle ipotesi. Inoltre c’è da considerare quale tipo di cane abbiate in mente di trovare.
Sarà fondamentale come sempre l’aiuto del Buon Allevatore, che conosce bene tutti i cuccioli, che li vede crescere quotidianamente e il cui compito è di fornire i giusti consigli in base alle esigenze degli acquirenti.

Nota: più di una volta ho sentito e letto di persone che per comprendere il temperamento dei cuccioli si servono del test di Campbell. Questo test, il cui dettaglio è facilmente reperibile sul web, prevede una serie di esercizi ai quali sottoporre il cucciolo per ottenere indicazioni sul suo carattere. I pareri su questo strumento sono molto discordanti, e onestamente anche io nutro dubbi a riguardo, pertanto mi limito a citarlo per informazione lasciando a voi la scelta. Quel che è certo comunque è che il test di Campbell non deve sostituire ciò che ho scritto in precedenza, né la vostra sensibilità o la vostra capacità di osservazione e interpretazione.

Osservazione morfologica del cucciolo
Oltre al comportamento ci sono anche alcuni elementi fisici del cucciolo che andrebbero osservati o comunque verificati con l’aiuto dell’allevatore. Alcune sono cose scontate, ma nella vostra inesperienza e presi come siete da quelle splendide creature, io le scrivo lo stesso per sicurezza:
• accertarsi della buona tipicità, cioè che le caratteristiche morfologiche d’insieme rispecchino quelle tipiche del pastore tedesco;
• verificare, se si tratta di un maschio, che entrambi i testicoli siano scesi nello scroto correttamente (di solito accade nelle prime settimane di vita del cucciolo);
• accertarsi che risponda agli stimoli uditivi, visivi e olfattivi;
• verificare, se possibile vista la giovane età, che la chiusura dei denti sia a forbice (come indica lo standard);
• osservare il colore del mantello, anche se col tempo cambierà, ma per lo meno accertarsi dell’assenza di pigmentazioni strane;
• accertare se si tratta di un cucciolo normo-pelo o a pelo lungo.
Tutti questi aspetti potranno essere riscontrati assieme all’allevatore nel tempo: vi terrete in contatto e spero che farete più di una visita presso di lui. Infatti, per fare un esempio, non è detto che quando vedrete per la prima volta i cuccioli, tutti abbiano già i testicoli ben visibili in posizione. Non è grave, è semplicemente una cosa di cui prendere nota e che verificherete in seguito.
Osservate i cuccioli gli uni vicino agli altri per notare le differenze nella loro struttura e non spaventatevi se vedete che mancano un po’ di coordinazione, cadono e inciampano spesso o si siedono con frequenza, sono cose normalissime.

Il Pedigree
I cuccioli di pastore tedesco devono essere provvisti di pedigree. Questo è l’unico documento che, fra le altre cose importanti che contiene, attesta l’appartenenza del vostro cucciolo alla razza. In sua assenza avrete dei cuccioli sicuramente bellissimi ma non di pastore tedesco.
Non credete a chi vi propone una grande differenza di prezzo tra lo stesso cucciolo venduto con o senza il pedigree perché il suo costo per l’allevatore si aggira attorno ai 30 euro.
Poiché non siete degli esperti, purtroppo dal pedigree dei genitori non ricaverete tutte le informazioni possibili ma sarete comunque in grado di analizzare quelle basilari. Esaminerete l’incidenza di eventuali patologie genetiche degenerative (la displasia su tutte) nella genealogia dei vostri cuccioli, otterrete informazioni sui brevetti e le selezioni dei genitori, sulla loro età e, a livello generale, sul grado di consanguineità. Se avete la fortuna di essere accompagnati da un esperto di fiducia, egli vi spiegherà anche di più, in ogni modo c’è sempre il vostro Buon Allevatore a disposizione!
Non aspettatevi che assieme al cucciolo vi venga consegnato subito anche il suo pedigree perché per ottenerlo c’è un iter burocratico variabile a seconda delle sedi ENCI di riferimento; quello che potete fare però, come ulteriore scrupolo, è di farvi dare dall’allevatore una copia del modello con il quale ha denunciato all’ENCI la nascita dei cuccioli.

Conclusione
Scrivendo questo vademecum ho cercato di trasmettere il messaggio che l’acquisto di un cucciolo non è una cosa semplice né banale. E’ uno degli obiettivi che mi ero dato all’inizio del mio lavoro in quanto troppi sono i casi di cui sono venuto a conoscenza, nei quali l’acquirente si è trovato in difficoltà nelle varie fasi dell’acquisto per le ragioni più disparate. Ma due errori che proprio non riesco a perdonare a chi intende comprare un cucciolo di pastore tedesco è di affrontare la cosa con superficialità o frettolosamente, magari per la smania di portare il cucciolo a casa.
Per non allargare troppo l’argomento del mio scritto, ho preferito non soffermarmi su alcune tematiche, che non per questo ritengo meno importanti. Una è la scelta del sesso del cane (meglio maschio o meglio femmina?), un’altra è il prezzo (qual è il prezzo giusto?) e infine ho deciso di dare per scontato:
• che avete optato per un cucciolo e non per un cane adulto;
• che scegliendo il pastore tedesco, abbiate già capito che il suo standard non è rappresentato né dal Commissario Rex, né da Rin Tin Tin;
• che scegliendo il pastore tedesco, abbiate preso in considerazione i pro e i contro, in base a quella che è la vostra vita e in base a quello che siete disposti a offrire. Per esempio se abitate in un monolocale di 10 mq, avete 94 anni, lavorate 23 ore al giorno e avete paura dei cani, difficilmente sarete in grado di gestire adeguatamente un pastore tedesco (sarà lui a gestire voi!).
E poi c’è ancora un’altra cosa che voglio dire a proposito della scelta del cucciolo, e l’ho tenuta come ultimissima perché una volta terminato di leggere le tante parole che ho scritto, rimanga bene impressa nella vostra mente.
Al di là dell’allevamento, dell’allevatore, del carattere, della morfologia, di tutte le tecniche e le nozioni che potrete mai imparare, alla fine ciò che vi farà capire veramente che proprio quello fra i tanti è il vostro cucciolo è una cosa sola: il cuore.

N.d.r. Un ringraziamento particolare al nostro utente Hidetora per aver *rielaborato* quanto presente nelle discussioni del Forum sull’argomento in oggetto.

Gioco con le due palline

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Il gioco con le due palline è quello più usato per insegnare al nostro cucciolo (ma anche all’adulto) alcuni comandi base importanti.

Di cosa abbiamo bisogno: due palline IDENTICHE

COME INIZIARE:

  • fare in modo che il cane focalizzi l’attenzione sulla prima pallina, ad esempio facendola rimbalzare con la mano, successivamente agitare la mano come per lanciarla, finché il cane è pronto a inseguirla

primo movimento:

  • pronunciare un comando (es. “VAI!”)
  • lanciare la pallina a una distanza media, non troppo avanti, 15 metri indicativamente

primo rinforzo:

  • appena il cane sta abboccando la pallina, rinforzarlo (es. “BRAVOOOO!”)
  • il rinforzo automatico è costituito dal fatto che il cane abbocca la pallina desiderata

secondo movimento:

  • chiamare il cane con il suo nome
  • appena si volta a guardarci, attirare la sua attenzione facendo rimbalzare la seconda pallina
  • dare il comando per il richiamo (es. “TORNA!” o “VIENI!”) mimando di porgergliela

terzo movimento:

  • appena il cane arriva da noi con la pallina in bocca, dare il comando “LASCIA!” e far rimbalzare la seconda pallina

secondo rinforzo:

  • appena il cane lascia la prima pallina, rinforzare con un “BRAVOOO!”
  • istantaneamente, dare il comando “VAI!” e lanciare la seconda a una distanza media (es. 15 metri)
    (QUINDI STIAMO RICOMINCIANDO COME SOPRA)

quarto movimento:

  • mentre il cane sta andando a recuperare la seconda pallina, raccogliamo da terra la prima pallina che ha lasciato

ELEMENTI DECISIVI:

  • il tempismo con cui si esegue ogni movimento
  • il timbro di voce con cui si danno i comandi: NEUTRO
    e con cui si danno i rinforzi: CHIARO (DOLCE)
  • se il cane non esegue correttamente, correggerlo con un “NO!” di timbro SCURO (ASPRO)

Il caso frequente, ad esempio, è che il cane lasci cadere la prima pallina quando lo richiamiamo a noi con la seconda pallina (secondo movimento) in tal caso, immediatamente dopo aver detto “NO!” andiamo con passi decisi a raccogliere la pallina e torniamo al posto di lancio (il cane dovrebbe seguirci).

vVolendo innestare complicazioni successive in questo gioco, oltre all’invio, al richiamo e al riporto, possiamo inserire altri comandi come:  SEDUTO, TERRA, etc.

Scelta del cucciolo

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Vogliamo un pastore tedesco perchè ci piace quella razza con tutte le sue caratteristiche? O vogliamo solo un cane di taglia medio grande, di tipo lupoide, che sia il nostro compagno di vita? Se appartenete al secondo caso, evitate di finire nelle mani di qualche cagnaro, magari travestito da privato appassionato, che vi dice di avere dei pt puri, ma senza pedigree, tanto “se non fate gare il pedigree a che vi serve”…

I canili sono pieni di cani abbandonati, cuccioli e non solo, spesso destinati a diventare degli splendidi compagni di vita a chi ha amore da riservagli. Piuttosto che acquistare, magari a basso prezzo, un cucciolo di dubbia provenienza, rivolgetevi ad un canile per un’adozione, farete un bel gesto ed otterrete lo stesso scopo (anzi, se i canili sono seri, avrete anche migliori garanzie dal punto di vista sanitario).

Se volete un Pastore Tedesco

Siamo consapevoli di quello a cui andremo incontro?

Un cucciolo è un impegno che ci prendiamo e che modificherà la nostra vita. Il cane crescerà e resterà con noi per molti anni. E’ una scelta che dobbiamo ben ponderare. Un cucciolo richiede impegno, tempo a disposizione, cure. Per i suoi primi mesi di vita avrà bisogno di una guida costante e di un ambiente adeguato dove crescere. Una volta cresciuto influenzerà le nostre scelte di vita. Dovremmo considerare la presenza del nostro 4 zampe per gli spostamenti, le vacanze, per tutti i cambiamenti che la vita vorrà riservarci (e le dimensioni del pt in questo, non aiutano….spesso troverete che molte strutture accettano solo cani di piccola taglia… accidenti a loro, come se uno yorkshire abbaione e maleducato fosse meno “ingombrante” di un placido ed equilibrato pt).

Non acquistate un cucciolo se non tutti i membri della famiglia ne sono convinti, non acquistatelo se non avete spazi e tempi adeguati alle sue esigenze. E’ vero che non è necessario un giardino per far crescere al meglio un pastore tedesco, ma sappiate che, non avendo uno spazio adeguato, dovrete garantire al vostro cane del tempo per le passeggiate (a dire il vero dovreste garantirglielo comunque, anche se avete un giardino…)

Se avete dei bimbi non acquistate un cucciolo solo per far loro un dono. Il cane non è un giocattolo.

Come un bambino, deve essere educato, portato dal pediatra… ops.. scusate, veterinario, gli dovrete insegnare ad andare a guinzaglio, seguirvi, a rispettare le vostre regole, a capire che non può mordere e rosicchiare tutto quanto, dovrete gestire i suoi rapporti con gli altri cani …. quello che sarà da adulto dipenderà in buona parte dal numero di errori che farete quando è cucciolo e vi accorgerete presto che, mentre lui vi capirà benissimo, voi non sempre possiederete la stessa perspicacia nei confronti del suo linguaggio. Dovrete essere voi ad imparare a ragionare da cane (e non è facile come sembra).

Valutate, se siete dei maniaci della pulizia e il vostro cucciolo è destinato a vivere, anche solo parzialmente, dentro casa, cosa comporti avere un cane. Aspettatevi di dover lavorare di secchio e mocio (dopo poco vi chiederete: ” ma quanta pipì può fare un essere così piccolo?”) e, quando sarà cresciuto, l’aspirapolvere sarà un vostro prezioso alleato (ma quanto pelo può perdere un pt in muta???).

Vi capiterà che mangi qualche schifezza e la vomiti, che sbavi ovunque sul pavimento dopo aver bevuto….oltre ai bisogni fatti in casa fin quando non gli insegnerete a farla fuori (magari con qualche ascaride -leggi vermi tipici dei cuccioli- all’interno)

Se volete un pt perchè avete visto Rex, attenzione. I telefilm di Rex, carinissimi e piacevoli da guardare, sono, in realtà, una grande illusione. Il cane protagonista (anzi, i cani, perchè, fateci caso, nelle scene di inseguimento ai malviventi i cani sono diversi) è addestrato con il cibo a compiere una serie di esercizi. Il montaggio cinematografico fa il resto. Nella realtà, per avere un cane non come Rex, ma che sia gestibile ed educato e che si avvicini al modello proposto da Rex, dovrete metterci molto del vostro (l’intelligenza e la capacità di addestramento sono proprie dei pt, ma se non sapete tirare fuori le sue doti, il cane non sarà mai come lo avrete desiderato).

La stessa cosa si può dire per la scelta della razza. Un pastore tedesco non ha, in genere, nessuna controindicazione nè particolari difficoltà di gestione, a meno che non vi troviate di fronte a cani di linee di sangue particolarmente “toste” da un punto di vista caratteriale. Certo, se non sapete gestire uno yorkshire, alla disperata, potete sempre sollevarlo di peso.. con un cane di 40 kg la cosa si complica un tantino… ma il problema non è la razza del cane, quanto, come sempre, le nostre capacità di rapporto con l’animale.

Avete smesso di leggere scoraggiati? Meglio cosi… altrimenti proseguite….

Che pastore tedesco desidero?

Chiedetevi con calma, quali sono le vostre aspettative riguardo al cane e quali sono le vostre capacità di gestione. Se avete una famiglia con bambini, siete alle vostre prime esperienze, siete il tipo di persona che preferisce il dialogo al comando e vi scappa da ridere se dovete rimproverare qualcuno, a meno che non vi faccia seriamente arrabbiare, non andate da un allevatore a chiedere un pastore tedesco con grandi doti caratteriali, adatto per la guardia e la difesa personale. Un normale pastore tedesco, sano ed equilibrato, può fare ugualmente al caso vostro. Il solo aspetto fisico spesso funziona benissimo da deterrente per eventuali malintenzionati (e, se i malintenzionati sono assai decisi, nemmeno il più cattivo dei cani da guardia può molto, se non rischiare la propria incolumità)..

In genere, l’acquirente medio desidera un cane sano, equilibrato, senza difetti gravi, che sia un bel cane.

Poi ci possono essere persone che desiderano un pastore tedesco per partecipare alle competizioni, sia di bellezza che di lavoro, oppure un cane con cui potersi dedicare alla protezione civile.

In ogni caso leggetevi lo standard di razza, vi aiutera a capire meglio come deve essere un pastore tedesco e quali sono i difetti da squalifica.

Maschio o femmina?

Di solito la percentuale delle scelte è sempre per il maschio. Eppure, spesso, si tratta di pregiudizi. La femmina di solito è più gestibile, più adatta ad un neofita. Nelle femmine hanno minore incidenza le problematiche a livello delle articolazioni dei gomiti e sono più semplici da allevare correttamente nella crescita. Il problema del calore spesso è un falso problema. Per la femmina il problema calore si risolve avendo cura di non lasciarla libera nei periodi fertili, e, per quanto riguarda le perdite, se l’avete in casa, potrete senza troppe difficoltà abituarla alle apposite mutandine (non ridete, esistono e sono estremamente utili).. Il maschio, invece, quando sente femmine in calore vicino, può scappare, può restare per giorni a digiuno, piangere ed ululare per uscire e questo non accade soltanto ogni 6 mesi, ma ogni volta che ci sono cagnoline in estro in giro (e poi, chi ha dei maschi in casa sa che il liquido di lubrificazione del pene non è cosi evidente come le perdite ematiche delle femmine, ma non è il massimo su tappeti e moquette).

Comunque sia, scegliete secondo il vostro istinto, una volta individuata la cucciolata giusta e, se avete trovato un allevatore di fiducia, lasciatevi consigliare, visto che conosce i piccoli uno ad uno con le loro peculiarità caratteriali.

A che età acquistarlo?

Non fatevi tentare dall’effetto batuffolo. I cuccioli dovrebbero, almeno sino ai 60 giorni di vita, restare con la madre e i fratelli di cucciolata. Diffidate di chi vuole vendervi un cucciolo più piccolo. Tolti troppo presto dall’ambiente familiare potrebbero, crescendo, avere problemi seri di socializzazione con gli altri cani. Inoltre, il recente codice deontologico degli allevatori emanato dall’ Enci, stabilisce proprio come regola quella della consegna dei cuccioli non prima dei due mesi, anche per motivi di profilassi delle vaccinazioni.

Più di tre mesi. E’ una diceria che non si adattino alla vita famigliare.. Certo, occorre fare attenzione a come sono vissuti e all’ambiente in cui sono rimasti. Cuccioli e cuccioloni cresciuti in canile potranno avere maggiori problemi ad affrontare “il mondo”, nei rapporti con gli estranei, con i rumori e le situazioni di vita quotidiana a cui andrete a sottoporli.

Dove acquistarlo:

I cuccioli di razza in vendita li potete trovare nei negozi per animali, da privati che fanno una o più cucciolate, da allevatori amatoriali senza affisso, da allevatori con affisso.

Come orientarsi?
La prima regola è la più difficile da rispettare. Non farsi prendere nè dalla voglia di avere il cucciolo subito, nè dalla tenerezza che vi fanno quei piccoli batuffoli di pelo che vi vengono messi in braccio.
Siate cinici. Informatevi, fate domande, non scegliete il primo posto in cui capitate se non avete sufficienti garanzie.

I negozi di animali in genere sono i venditori più a rischio. Purtroppo, per poter essere competitivi nei prezzi, vendono spesso cuccioli provenienti dall’est europeo (cuccioli allevati in condizioni igenico-sanitarie precarie, oltre che bruttini) o cuccioli italiani presi da qualche cucciolificio multirazza (anche qui con qualche rischio, sia per la salute che per la qualità dei soggetti). Talvolta si trovano invece negozi seri che hanno diretti contatti con allevatori o privati che fanno cucciolate. In questo caso, ovviamente, il prezzo sale, considerando anche che il negoziante deve avere un suo guadagno per la transazione.
Se proprio volete acquistare così il vostro cucciolo fate attenzione che i cani proposti, abbiano un pedigree italiano, il microchip e il libretto sanitario, timbrato da un veterinario, con le prime vaccinazioni e le sverminazioni effettuate. Chiedete anche che vi vengano fornite le fotocopie dei pedigree dei genitori e del modello A consegnato all’Enci.

I privati
Anche qui potete trovare di tutto.
a) Il proprietario di una coppia di pt che ha voluto farli cucciolare.
Se vi propongono un cucciolo del genere chiedete di vedere i genitori, verificate se sono soggetti dotati di equilibrio caratteriale, se sono sani, se non sono consanguinei. Anche in questo caso pretendete il pedigree, verificate che sia stata fatta la denuncia del modello A all’Enci, pretendete microchip, sverminazioni e vaccinazioni. Può anche essere una buona soluzione, che consente di pagare un prezzo spesso inferiore a quanto richiesto da un allevatore. Ovviamente il livello di qualità del cucciolo potrebbe non essere molto alto, ma, se ad interessarvi sono salute ed equilibrio e l’accoppiamento è stato fatto con tutti i crismi, potete anche valutare l’acquisto.

Gli allevatori amatoriali.
In genere hanno più pastori tedeschi e fanno cucciolate anche per lucro, oltre che per passione. Ne troverete di seri e di meno seri. Anche qui i criteri di scelta sono: genitori visibili (almeno la madre, se è stato utilizzato uno stallone non di proprietà dell’allevatore), denuncia di monta effettuata (in questi casi molti tendono a non denunciare i cuccioli per evitare controlli fiscali e propongono cifre inferiori all’acquirente che decida di non chiedere il pedigree…). Diffidate da chi vi propone cuccioli figli di campioni o di altissima genealogia; è molto difficile che chi non possiede un affisso riconosciuto abbia già ottenuto grandi risultati. In ogni caso, fate i San Tommaso e chiedete di verificare tutto quanto vi viene detto.
Se potete, appurate quanti cani ci sono in canile (se ci sono molti cani è più facile che vi troviate di fronte ad un commerciante, piuttosto che ad un amatore) e valutate la pulizia, le condizioni igieniche, l’ampiezza dei box e la presenza di recinti in cui fare sgambare i cani.
In alcuni casi troverete persone che vi diranno di essere allevatori da moltissimi anni. Non sempre, pur non avendo un affisso riconosciuto Enci, ciò non risponde a verità. Ci sono casi di persone che, da anni, collaborano con allevatori e fanno cucciolate. Anche qui non abbiate paure di chiedere e ad informarvi

Gli allevatori con affisso.
Per ottenere l’affisso riconosciuto dall’ Enci esiste un iter selettivo, per cui, chi possiede questo riconoscimento, dovrebbe avere caratteristiche di serietà e di rispetto della razza in qualche misura “certificate” dall’ Ente Nazionale Cinofilia Italiana. Dovrebbe, perchè, dispiace dirlo, ma non sempre è così.
Prima regola. Diffidare degli allevamenti che si dedicano a molte razze. Fare attenzione che i cani che vi vengono proposti abbiano affettivamente l’affisso indicato (basta farlo mettere per iscritto, così eviterete la sorpresa di ritrovarvi un cucciolo che non è nato nell’allevamento che avete visitato), rifiutate proposte a buon mercato di cuccioli allevati da privati (allora tanto valeva andare direttamente dal privato in questione). Controllate, come per gli allevamenti amatoriali, le condizioni igieniche, il numero di cani presenti, gli spazi e la pulizia. Richiedete fotocopie dei documenti dei genitori. Pretendete che i genitori abbiano almeno l’esenzione da displasia. Se vi parlano di figli o nipoti di campioni, verificate.
Non abbiate timori se vi trovate di fronte a persone che vi appaiono diffidenti nei vostri confronti, che pretendono un appuntamento, che vi dicono di non avere immediata disponibilità di cuccioli e vi fanno domande su come e dove terrete il cane. E’ un buon segno.
Gli allevatori spesso e volentieri selezionano i clienti, accertandosi che siano adatti ai loro cuccioli, non fanno un numero esagerato di cucciolate, per cui è possibile che, nel momento in cui voi lo richiedete, vi dicano solo gli accoppiamenti effettuati e le date di nascita previste o vi segnalino cucciolate già nate, ma che, non avendo ancora l’età giusta, non possono essere consegnate. Se non vi fanno vedere i piccoli non stupitevi….nessun allevatore serio fa entrare in sala parto persone con scarpe che possono portare germi o virus (addirittura la persona che cura la sala parto si cambia per entrare dai cuccioli).

IMPORTANTE: ricordate che ovunque decidiate di acquistare il vostro cucciolo, questo DEVE avere il microchip (non accettate nessuna scusa a riguardo). Il tatuaggio, una volta indispensabile, oggi è facoltativo (alcuni allevatori lo fanno ancora, altri no)

Il prezzo

Variabile, a seconda di chi vi vende il cane. Difficile stabilire un criterio. In genere scendere sotto una certa soglia di prezzo è sempre rischioso. Considerate che allevare bene una cucciolata di 5 cuccioli sino a 60 giorni costa, senza considerare la monta dello stallone e le ore di lavoro impiegate, circa 200 euro a cucciolo, contando le spese per l’alimentazione e il veterinario (sempre che non vi siano costi aggiuntivi, ad esempio per un cesareo) e la denuncia di cucciolata. E questo per una cucciolata “fatta in casa” con i due pt di famiglia. Se invece considerate i costi per l’eventuale monta, le spese di acquisto della fattrice o quelle per brevetto, resistenza e selezione, spese per le esposizioni e, per chi ha una regolare partita, IVA tasse ed eventuali dipendenti… i conti potete farli da soli…

Il cucciolo “da esposizione”

Virgolette d’obbligo perchè nessun allevatore serio vi darà come certa la carriera espositiva di un cucciolo di 60 giorni. Potrà garantirvi la genealogia dei genitori, il fatto che ritenga il cucciolo un soggetto promettente, poco di più. Si dovrà aspettare il cambio dei denti, il controllo della displasia dell’anca e del gomito, valutare il carattere e se le buone premesse, da un punto di vista della struttura morfologica, verranno mantenute. Non sempre un cucciolo bellissimo resta tale crescendo e talvolta qualche “brutto anatroccolo” diviene uno splendido ed insospettato cigno.
Orientatevi per la vostra scelta su una femmina, più semplici da valutare, più facile trovarne di belle anche nella stessa cucciolata, meno problematiche nell’allevamento e nella gestione. Inoltre, male che vada, scegliendo una cucciola con ottima linea di sangue, potrete avere comunque una buona fattrice su cui lavorare.
Se siete alle prime esperienze non pensiate che un allevatore affidi proprio a voi il suo cucciolo più promettente. Al limite vi testerà con un buon soggetto medio per decidere eventuali collaborazioni future.
Non cercate cuccioli da podio in allevamenti che non hanno ottenuto risultati. Se non riescono ad averne per loro, non li possono certo vendere a voi.

Le comproprietà.
Se siete interessati ad un cucciolo da gara l’allevatore potrebbe proporvi la formula della comproprietà. Se non avete remore a considerare un cane non del tutto vostro, potete anche prendere in considerazione la proposta. Però attenzione, mettete tutto nero su bianco, da chi dovrà sostenere i costi del mantenimento, delle cure veterinarie, delle gare, dei brevetti e della selezione, cosa succederà del cane in caso non si rivelasse la promessa sperata, quali saranno gli accordi in caso di un’offerta di acquisto del cane… tutto quello che vi viene in mente e anche di più…fermo restando che, per mio consiglio personale, è bene accettare una comproprietà solo nel caso in cui si abbia avuto modo di conoscere e lavorare per qualche tempo con l’allevatore in questione. Non abbiate fretta.
Nel caso poi cerchiate un cane da gara, potrebbero proporvi un cucciolone o un cane di più di 12 mesi. Anche qui dovrete riuscire a capire se si tratta di una proposta seria oppure, visto che siete dei neofiti, ve la stanno raccontando. In genere, intanto vale la regola per la quale, tanto più l’allevamento è blasonato, tanto più ha da perdere a vendere soggetti da gara se sono in realtà di scarsa caratura.

Il cucciolo “da lavoro”

Valgono gli stessi discorsi fatti per il cucciolo da esposizione, con in più la maggiore difficoltà (ed il maggiore impegno) che l’essere un buon conduttore in gare da lavoro comporta. Di solito per fare questa scelta occorre avere una qualche esperienza di campi di addestramento, per sapere cosa si richiederà da voi..
Se invece volete un cucciolo di linee da lavoro, perchè affascinati dal carattere, pur senza l’intenzione di partecipare a competizioni sportive, fatevi consigliare dall’allevatore (in genere sono un tantino meno cinici degli espositori) , cercate di capire se è il cane adatto a voi e scegliete un cucciolo che si adatti il più possibile alle vostre caratteristiche. Anche in questo caso, specie se siete neofiti, il consiglio è quello di orientarsi su una femmina.

La protezione civile

Se siete interessati a diventare un’unita cinofila e per questo scopo acquistate il vostro cucciolo, il consiglio è, come sempre, quello di informarvi prima di procedere all’acquisto. Un cane adatto per la protezione civile non ha caratteristiche particolari. Un pastore tedesco medio, sano, di buon carattere può, se correttamente addestrato, assolvere al meglio i compiti di PC. Quindi i consigli restano quelli generali. In più, segnalate la vostra intenzione all’allevatore che potrà consigliarvi, nella cucciolata, il piccolo con maggiore predatorio e spiccata curiosità.

Il pastore tedesco a pelo lungo

Il pelo lungo era, sino a gennaio 2011, un difetto da squalifica. Questo significava che il cane non poteva partecipare alle competizioni, al pari di un soggetto fuori taglia, di un monorchide o di un cane con problemi di dentatura.
Oggi è stato modificato lo standard e il pastore a pelo lungo con sottopelo è ammesso, mentre è considerato un difetto solo il pelo lungo privo di sottopelo. I “peloni” sono cani molto belli a vedersi e spesso tra i più grandi ed appariscenti in una cucciolata. A molti privati piacciono più dei pastori tedeschi con tessitura di pelo normale.
Un tempo qualche “allevatore” li proponeva come soggetti pregiati o, addirittura, una razza a parte (il pastore tedesco alsaziano), prendendo in giro l’acquirente inesperto per vendere un soggetto non selezionabile ad una cifra più alta, mentre, negli allevamenti seri, il costo dei cuccioli a pelo lungo, specie femmine, è sempre stato inferiore a quello dei fratelli di cucciolata normopelo. Con le recentissime modifiche allo standard, probabilmente il prezzo del “pelone” si uniformerà a quello del pastore tedesco a pelo normale. Mentre in Germania hanno già avuto inizio le esposizioni riservate ai pastori tedeschi a pelo lungo (che avranno anche le proprie classi di competizione alla Siegerschau), in Italia la situazione non è ancora chiarissima. Inoltre la Germania ha proibito l’accoppiamento tra soggetti a pelo lungo e soggetti a pelo normale (altra situazione che, da noi, non è ancora stata chiarita). Di sicuro, già prima delle modifiche allo standard, il pedigree tedesco prevedeva già l’indicazione del tipo di pelo del cucciolo (stockhaarig=pelo normale; langsthaar=pelo lungo), cosa non prevista nei pedigree italiani.
Per quanto riguarda invece le prove di lavoro, a cui i cani a pelo lungo potevano già partecipare anche in passato, oggi sarà possibile, per un pelone, ottenere il titolo di Campione italiano, titolo per il quale occorre la selezione.

Dilatazione e torsione gastrica

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La dilatazione e torsione gastrica sono patologie acute ed imprevedibili di massima gravità che costituiscono un’emergenza di grado estremo. Colpiscono le razze grandi e giganti e se non risolte rapidamente, portano alla morte dell’animale. Capiamo come riconoscerle, prevenirle, curarle.

La dilatazione dello stomaco e la torsione dello stomaco sono patologie che possono avverarsi indipendentemente, ma rappresentano sempre un evento potenzialmente catastrofico, cosicché le due patologie vengono comunemente denominate “sindrome della dilatazione-torsione gastrica”. Il complesso dilatazione-torsione gastrica del cane (GDV: dall’inglese Gastric Dilatation – Volvolus) è in realtà una sindrome intesa come complesso di sintomi provocati da cause diverse.
Non risulta ancora chiaro se la dilatazione gastrica e la torsione gastrica siano due entità patologiche distinte. In generale si afferma che la dilatazione dello stomaco precede la torsione. Entrambe le condizioni sono ad insorgenza acuta e caratterizzate da diversi gradi di malposizionamento dello stomaco, rapido accumularsi di gas all’interno dell’organo, aumento della pressione intragastrica, shock (nelle sue diverse manifestazioni).

L’approccio terapeutico è il medesimo, sia che si tratti di torsione sia in presenza di dilatazione acuta, di conseguenza, per le caratteristiche acute della malattia e per le condizioni critiche in cui di solito versa il paziente nel momento della presentazione, la diagnosi deve essere clinica e l’ausilio dell’esame radiografico è indicato solamente in casi particolari (es.torsione gastrica cronica).

Il trattamento standard (primariamente medico) comprende terapia intensiva per lo stato di shock, decompressione dello stomaco (questi primi passi della terapia della GDV possiamo raggrupparli sotto la definizione di protocollo di stabilizzazione) ed intervento chirurgico allo scopo di ispezionare, riposizionare e fissare lo stomaco (Gastropessi) prevenendo così le recidive. L’intervento chirurgico viene effettuato il più precocemente possibile dopo la decompressione, non appena il paziente raggiunge il massimo grado di stabilizzazione possibile.

La terapia intensiva deve proseguire anche nel post – operatorio, se si considera il fatto che, per molteplici cause, la maggior parte dei decessi in seguito ad un episodio acuto di GDV avviene nei primi cinque giorni successivi all’insorgenza della malattia. Tutto questo rende il trattamento della GDV oneroso da parte del proprietario e frustrante per il veterinario che, a volte, nonostante gli sforzi terapeutici non riesce a salvare il paziente.
I dati attualmente in possesso della Medicina Veterinaria indicano, nei soggetti colpiti da GDV, una diminuzione del tasso di mortalità; infatti, la miglior conoscenza della malattia e delle sue conseguenze e l’evoluzione delle tecniche chirurgiche, negli ultimi dieci anni hanno reso il trattamento della GDV più razionale e completo; i passi da gigante compiuti dalla Medicina d’Urgenza hanno permesso un miglioramento della sopravvivenza a breve e medio termine. Il tasso di mortalità è diminuito nel corso degli anni, ma rimane comunque abbastanza elevato (diversi lavori effettuati su grandi numeri, attestano l’indice di mortalità intorno al 30%, nonostante l’applicazione di un corretto trattamento).

Nonostante l’enorme evoluzione nel trattamento della GDV, dati provenienti da uno studio americano stanno chiaramente ad indicare un aumento significativo della malattia (1.500%) dal 1964 al 1994; questo fenomeno può essere spiegato in diversi modi e in alcuni di questi, i dati possono risultare in apparenza falsati (ad esempio da un incremento della diffusione di soggetti appartenenti a razze considerate a rischio per GDV).
Al contrario utilizzando i numeri da un punto di vista strettamente statistico, i veterinari americani sarebbero di fronte ad una vera “epidemia” di GDV; purtroppo come a volte succede, di fronte ad un miglioramento da un punto di vista diagnostico e terapeutico nei confronti di una malattia non si assiste ad un altrettanto importante passo in avanti nei riguardi della prevenzione della diffusione della malattia stessa. Per quanto riguarda la GDV il grosso ostacolo alla prevenzione è rappresentato dal fatto che nessuna delle teorie sullo sviluppo della malattia , formulate da più ricercatori nel corso degli anni riesce a spiegare completamente il motivo per cui ad un certo punto della vita del cane lo stomaco si dilata e/o va incontro a torsione, tuttavia siamo al corrente di quali siano i fattori (individuali ed ambientali) predisponenti e precipitanti un episodio acuto di GDV; di conseguenza la valutazione di queste situazioni potrebbe costituire un valido punto di partenza per una corretta prevenzione della patologia.

FATTORI DI RISCHIO
I cani di razza pura, in particolare quelli di taglia gigante, (il San Bernardo è al secondo posto dopo l’Alano Tedesco per percentuale statistica di rischio) sviluppano la GDV con grado decisamente superiore rispetto ai cani derivati da incroci.

Grado di rischio di torsione in alcune razze

• ALANO 41,3
• SAN BERNARDO 25,3
• WEIMARANER 19,3
• SETTER IRLANDESE 14,2
• GORDON SETTER 12,3
• TERRANOVA 4,5
• METICCIO 1.0

L’incremento dell’età è un importante fattore di rischio, soggetti con età superiore ai 6 anni hanno un rischio di manifestare GDV due volte superiore rispetto a cani di età compresa tra i 2 e 4 anni. L’aumento del peso medio da adulto all’interno della razza considerata è un fattore di rischio per la GDV. L’obesità è meno importante e non viene associata al rischio di GDV.
Fra le cause predisponenti alla torsione dello stomaco vanno evidenziate la voracità di taluni soggetti, la somministrazione di un pasto unico ed abbondante fatto spesso per tempi lunghi e con alimenti grossolani e poco digeribili.

Un’altra causa ritenuta responsabile che in molti casi può essere considerata predisponente è l’improvvisa ingestione di una grande quantità d’acqua, soprattutto se bevuta subito dopo il pasto; inoltre sono da evidenziare le possibili disfunzioni a carico del piloro e la lassità a carico del legamento gastroepatico. Una ulteriore causa consiste nel far correre e saltare disordinatamente e sconnessamente il cane subito dopo l’ingestione di grandii quantità di cibo ed acqua.

Il coefficiente di inbreeding è la probabilità che due geni presenti nello stesso sito sullo stesso cromosoma siano identici poiché derivano dallo stesso progenitore, risulta più elevato negli individui che hanno sviluppato torsione rispetto a quelli esenti dalla patologia.
Il periodo della giornata in cui appare più alta la frequenza di insorgenza della GDV va dalle ore 18:00 alle ore 24:00 (59,3% dei casi).
I ricercatori della Purdue University hanno cercato di individuare alcuni fattori precipitanti nelle otto ore precedenti l’episodio di GDV; il dato che più frequentemente ricorre è stato la presenza di un evento stressante. Questo dato risulta essere in pieno accordo con altro lavoro in cui l’indagine su una razza altamente predisposta al rischio di GDV similmente al cane di San Bernardo, riporta come fattori precipitanti, recenti viaggi in auto o permanenza in canili o pensioni per cani, situazioni altamente stressanti per il cane stesso. Altri fattori riscontrati come eventi antecedenti all’episodio di torsione gastrica sono stati il cambio dell’ora del pasto e la somministrazione di un pasto più abbondante del solito.

SINTOMI
Quando un cane è in preda alla torsione gastrica la sintomatologia che presenta consiste nell’improvviso ed abnorme rigonfiamento dell’addome con violenti e frequenti conati di vomito “improduttivo”, cioè senza alcuna emissione di saliva schiumosa biancastra.
Il cane è di solito in preda ad un forte stato ansioso, presenta un respiro ansimante ed a bocca aperta, in quanto attanagliato da violenti e forti dolori. Si apprezzano anche le mucose pallide e poi cianotiche ed il polso frequente e piccolo.
Un altro segno clinico inconfondibile è dato dal fatto che quando il cane cerca di bere l’acqua, anzichè diminuire, sembra addirittura che aumenti, e questo a causa dell’eccessiva salivazione e per l’impossibile transito nello stomaco.

COME BISOGNA AGIRE PER CERCARE DI AIUTARE UN CANE COLPITO DA TORSIONE GASTRICA
Anche nel solo dubbio di presenza di GDV è necessario trasportare il cane alla clinica veterinaria più vicina e nel minor tempo possibile. Quando il fenomeno è proprio all’inizio si può tentare di introdurre una sonda gastrica nell’esofago facendola giungere, se è ancora possibile, nello stomaco.
Se non si può più procedere in questo modo si deve necessariamente ricorrere alla “gastrocentesi” che consiste nel perforare lo stomaco dall’esterno con una siringa o con il trequarti in modo che il gas possa fuoriuscire attraverso esso.
Ottenuta la decompressione gastrica, il trattamento terapeutico deve mirare a correggere i disturbi cardio-respiratori, a curare le turbe metaboliche, per poi far seguire la fase più importante che è quella chirurgica e che consiste in una gastrotonia di emergenza e nella correzione chirurgica della rotazione gastrica.

In questo modo viene svuotato lo stomaco dal cibo fermentato, si corregge la torsione riposizionando e fissando lo stomaco alle pareti addominali al fine di prevenire le recidive e si ispezionano gli organi coinvolti soprattutto milza e pancreas.
La fase post-operatoria è molto importante per questo paziente, perchè solitamente, nella prima settimana dopo l’intervento, si verificano la maggior parte dei decessi; per questo la terapia deve essere intensiva fino a completo ristabilimento del soggetto.

PREVENZIONE MEDICA E CHIRURGICA
Tutti i tentativi che sono stati effettuati nella prevenzione della GDV con ausilio di farmaci (anti-meteorici, anti-acidi, promotori della motilità gastrointestinale) hanno dato, in tempi differenti, risultati quantomeno scoraggianti.
E’ di recente segnalazione la possibilità di utilizzare l’intervento di gastropessi (che solitamente viene utilizzato nella prevenzione delle recidive) come trattamento d’elezione nei soggetti che non hanno ancora manifestato un episodio acuto di GDV ma che possono per diversi motivi (non ultimo la segnalazione all’interno della stessa famiglia o allevamento di altri casi di GDV) ricadere in una categoria a rischio.

L’intervento chirurgico consiste nel creare una certa continuità tra una parte dello stomaco (l’antro pilorico) e la parete addominale destra e più precisamente la 12°-11° costola. E’ un intervento relativamente semplice, ma non del tutto privo di rischio; per questo motivo deve essere eseguito da chirurghi che hanno dimestichezza con il trattamento della GDV.
Questo tipo di chirurgia comporta una serie di complicanze ed accortezze in soggetti che hanno già sofferto di un episodio acuto di torsione di stomaco ma che lascia un po’ più di margine di sicurezza se effettuato come intervento di elezione (programmato) in cani che non hanno ancora manifestato sintomi riferibili a GDV. Per quanto riguarda la temporalità d’intervento, questo potrebbe essere programmato in età prepubere ma consiglio di attenersi ai giudizi del veterinario di fiducia.

Esistono differenti metodiche di fissazione dello stomaco alla parete addominale; tra tutte solamente la gastropessi circumcostale e la gastropessi con tubo sono state valutate per gli effetti provocati alla motilità gastrica. Solamente la cosiddetta gastropessi circumcostale è stata considerata come tecnica che non altera in modo significativo la motilità ed il tempo di svuotamento gastrico di un organo che non ha ancora subito un episodio acuto di GDV. Per questo motivo la gastropessi circumcostale viene considerata la tecnica d’elezione per la prevenzione della GDV.

MISURE PRATICHE PER PREVENIRE LA DILATAZIONE – TORSIONE DELLO STOMACO

  • Nutrire il cane separatamente dagli altri e in condizioni di calma.
  • Non lasciare la ciotola del cibo a terra ma all’alteza della testa del cane per impedire l’ingestione di aria.
  • Frazionare la razione giornaliera in 2 – 3 pasti, per evitare un’eccessiva distensione dello stomaco.
  • Scegliere un alimento iperdigeribile, che sarà distribuito in quantità ridotta rispetto all’ alimento ordinario.
  • Scegliere un alimento che si presenti in grosse crocchette, per rallentarne l’ ingestione.
  • Un oggetto posto al centro della ciotola può agire nello stesso senso, in quanto il cane è obbligato a girargli intorno per mangiare.
  • Reidratare leggermente l’alimento, prima della somministrazione.
  • Far rispettare un periodo di circa 2 ore di riposo al cane, dopo il pasto: l’attività fisica a stomaco pieno può provocare anomalie di posizionamento; in più lo stress rallenta lo svuotamento gastrico, altro fattore predisponente della dilatazione e torsione dello stomaco.

CARATTERISTICHE FENOTIPICHE ED EREDITABILITA’

Sicuramente è il dato che sta alla base della predisposizione alla GDV.
Si è visto come i cani di taglia medio-grande-gigante siano soggetti a rischio per GDV; tra questi, quelli con alto indice profondità-larghezza del torace sono i maggiormente predisposti. Non si conosce ancora esattamente la modalità di trasmissione di questo carattere, ma se i primi dati in possesso dei ricercatori verranno confermati, questo dovrà indurre un cambiamento di rotta nella selezione di determinate razze. Di certo è un’affermazione che può far discutere, ma alla fine sarà la coscienza di ciascuno degli addetti ai lavori che detterà la soluzione.

[Fonti:
Il testo dell’articolo è stato sviluppato e rielaborato da ricerche e testi di pubblica diffusione, in particolare dal contributo di:
Roberto Malagoli, Luca Formaggini, Renato Assin, Marco Smaldone, Pascale Pibot, Marco De Lorenzi, A. T. Kidmas, Karin Berger.]
Bibliografia:
“Small animal gastroenterology” – ed. Saunders
Assin, Fondati, Formaggini, Tommasini: “Veterinary Medicine”,Gennaio 2001
BURROWS C.F. – Influence of dietary composition on gastric eptying and motility in dogs: potential involvement in acute gastric dilatation.

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