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Tag Archive | "virus"

Tracheobronchite infettiva

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La tracheobronchite infettiva del cane o complesso della tosse dei canili costituisce un insieme di patologie infettive del tratto respiratorio, altamente contagiose, caratterizzate dalla comparsa di una tosse secca, che può permanere per più giorni e settimane.
Ha un’eziologia multifattoriale, cioè nel suo determinismo entrano in gioco sia virus sia germi. E’ trasmessa con la tosse e gli starnuti, ha un’incubazione di 3-10 giorni ed è particolarmente diffusa nei canili. La sintomatologia clinica può comparire in forma lieve o grave.

La forma lieve è la più comune ed è caratterizzata da una tosse secca, particolarmente frequente quando l’animale è eccitato, facilmente provocabile con la trazione del collare, di durata variabile da 7 a 14 giorni.

La forma grave è meno comune, colpisce soprattutto i cuccioli e può evolvere verso una broncopolmonite. Può essere presente febbre, costante, bassa e/o altalenante che influisce negativamente sull’appetito.

Altri segni clinici comprendono: scolo nasale, abbattimento, scarso appetito, difficoltà respiratoria. Il trattamento terapeutico nel caso della forma lieve non è necessario, in quanto la stessa è tende ad autolimitarsi e si risolve nell’arco di 7-14 giorni.

Nella forma grave si potrà ricorrere all’uso di antibiotici e farmaci per sciogliere il muco presente nell’albero respiratorio. E’ opportuno vaccinare i cani con un vaccino polivalente annualmente.

E’ consigliabile isolare i soggetti colpiti dall’infezione e, soprattutto nei canili, ricorrere a disinfezioni ambientali periodiche.

Gastroenterite infettiva

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La gastroenterite infettiva del cane è un’affezione altamente contagiosa ed acuta, sostenuta da un virus, il quale ha una particolare affinità per le cellule in rapida moltiplicazione come quelle intestinali, del midollo osseo, dei linfonodi.

Diffusa in tutto il mondo, colpisce cani di ogni età, anche se ricorre con maggiore frequenza nel periodo che va dallo svezzamento ai sei mesi di vita. La trasmissione avviene in seguito all’ingestione del virus, che è in grado di resistere nell’ambiente per lungo tempo. I sintomi clinici compaiono generalmente a distanza di 5 giorni dall’esposizione al virus e sono rappresentati da perdita di appetito, febbre, depressione, vomito intenso, diarrea liquida persistente, di difficile trattamento, talora emorragica, disidratazione progressiva ed eventualmente morte. Sporadicamente nei cuccioli di 4-12 settimane di età può verificarsi un improvviso decesso dell’animale a seguito della localizzazione del virus in sede cardiaca e conseguente insorgenza di insufficienza cardiaca acuta. Frequente è durante il decorso della malattia la comparsa di tutta una serie di complicazioni, le quali possono essere rappresentate da infiammazione a carico del fegato, anemia, invaginamento intestinale conseguente agli intensi movimenti peristaltici dell’apparato digerente.

La diagnosi di gastroenterite infettiva è in genere sospettata sulla base dei sintomi clinici e delle alterazioni a carico del sangue caratterizzate nelle prime fasi della malattia da una marcata diminuzione dei globuli bianchi. Per una diagnosi di certezza si può ricercare il virus nelle feci attraverso metodiche di laboratorio, dal momento che è eliminato in maniera significativa durante la fase acuta della malattia. Il trattamento si basa fondamentalmente su un’intensa reidratazione, sulla somministrazione di antibiotici per via parenterale, farmaci contro il vomito, antidiarroici, vitamine del complesso B. L’eradicazione del virus dall’ambiente non è facile, a motivo della sua resistenza a diverse sostanze disinfettanti ed agenti esterni. Esso è comunque inattivato dall’ipoclorito di sodio. Fondamentale per proteggere il cane dall’infezione in questione è seguire un adeguato programma vaccinale. Questo si basa sull’inoculazione di un primo vaccino a 6-8 settimane di età con richiamo ogni 4 settimane sino alla sedicesima e quindi un richiamo annuale. Può essere praticata la vaccinazione della cagna gravida due settimane prima del parto con un prodotto spento, con lo scopo di incrementare il tasso anticorpale dei cuccioli allorché assumeranno il colostro.

 

La Rabbia

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La Rabbia è un virus in grado di infettare tutti gli animali a sangue caldo, compreso l’uomo, interessando il sistema nervoso. Si trasmette attraverso la saliva in seguito al morso di un animale infetto. Il periodo di incubazione prima che si manifestino i sintomi a carico del sistema nervoso centrale è estremamente variabile, ma di solito va dalle 2 alle 8 settimane. L’eliminazione del virus attraverso la saliva inizia poco prima (in genere 10 giorni) dell’inizio della sintomatologia.

Il decorso clinico è diviso in più fasi. La prima, in genere, passa inosservata. Si possono manifestare mutamenti comportamentali, febbre, riflessi palpebrali e corneali lenti, autotraumatismi. La fase furiosa provoca irritabilità, irrequietezza, aggressività, l’animale abbaia senza motivo, attacca oggetti inanimati, vaga senza meta.

Nell’ultima fase si mette in evidenza una paralisi progressiva ascendente degli arti, della laringe, del faringe, dei muscoli masticatori cui seguono coma e morte.
La rabbia è generalmente mortale negli animali domestici. Per la prevenzione esistono in commercio vaccini da somministrarsi annualmente sia per il cane sia per il gatto, anche se tale intervento profilattico non è obbligatorio. In caso di morso da parte di un cane od un gatto, questo viene posto in quarantena da parte del servizio veterinario della ASL ed in osservazione per 10 giorni in genere presso l’abitazione del proprietario.

Durante questo periodo l’animale non deve venire a contatto con altri animali, ma deve essere controllato regolarmente. Qualora si desideri portare in vacanza il proprio cane in paesi come l’Inghilterra si deve tenere presente che attualmente esistono delle regole particolari da rispettare. Il cane deve essere vaccinato da un medico veterinario contro la rabbia. Dopo 30 giorni dalla vaccinazione o prima di 30 giorni da un’eventuale partenza l’animale deve essere sottoposto ad un’analisi del sangue per assicurarsi che il vaccino abbia dato all’animale sufficiente protezione contro la rabbia. Il prelievo può essere praticato da un veterinario libero professionista o dal Servizio Veterinario della ASL.

Il campione di sangue dovrà essere inviato, a cura del veterinario che ha praticato il prelievo, ad un laboratorio ufficiale per i necessari accertamenti per la titolazione degli anticorpi per la rabbia. Con il certificato del laboratorio che attesti l’avvenuta vaccinazione dell’animale si potrà quindi regolarmente espatriare con il proprio amico a quattro zampe.

Il cimurro

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Il cimurro è una malattia virale, altamente contagiosa, propria del cane e di altri carnivori, presente in tutto il mondo. Colpisce animali di tutte le età, anche se l’incidenza è più elevata in cuccioli non vaccinati dopo la perdita dell’immunità passiva materna, ricevuta con il colostro (6-12 settimane di età). Gli animali infetti eliminano il virus attraverso tutte le secrezioni corporee e le escrezioni. La principale fonte di infezione è l’aerosol e le possibilità di contagio sono maggiori soprattutto nei canili.

L’eliminazione del virus cessa generalmente dopo 1-2 settimane dalla guarigione; il virus è labile nell’ambiente ed è rapidamente distrutto dall’essiccazione e dalla maggior parte dei disinfettanti. La mortalità può variare dallo zero al 100% secondo la virulenza del ceppo, dell’età e della resistenza dell’ospite.

Il virus, dopo essersi localizzato in tonsille e linfonodi, infetta altri organi compreso il sistema nervoso centrale. Se la risposta immunitaria è rapida ed efficace compare una blanda sintomatologia clinica, è possibile una rapida guarigione e l’eliminazione del virus.

Se tale risposta non si sviluppa, si ha disseminazione del virus con conseguenti segni clinici a carico di tutti gli organi ed elevata mortalità. Il virus del cimurro, inoltre, causa una caduta delle difese immunitarie predisponendo l’organismo ad infezioni batteriche secondarie, che possono aggravare i sintomi.

La sintomatologia clinica è assai variabile. Si possono osservare sintomi generali come perita di appetito, depressione, febbre o correlati ad alterazioni a carico di vari organi. Così a carico dell’apparato respiratorio si può rilevare una rinite mucopurulenta, tosse, broncopolmonite; a carico dell’apparato gastroenterico vomito e diarrea; in corrispondenza dell’occhio uno scolo oculare mono o bilaterale spesso mucopurulento; a carico del sistema nervoso un’infiammazione acuta con convulsioni, pedalamento degli arti, tic, paresi. Altri sintomi sono dati da alterazioni a carico dei denti che appaiono “macchiati”, ispessimento dei cuscinetti plantari, pustole addominali.

La diagnosi di cimurro solitamente si basa sull’evidenziazione delle manifestazioni cliniche tipiche, presenti in un cane giovane. Non esiste un efficace trattamento antivirale per cui la terapia è sintomatica, si basa sul ricorso all’uso di antibiotici ad ampio spettro, broncodilatatori, espettoranti, farmaci contro il vomito e le convulsoni, fluidoterapia, supporto nutrizionale, pulizia degli occhi e del naso.
La prognosi è riservata, perché la malattia è spesso progressiva nonostante l’intervento terapeutico. Ai fini della prevenzione va ricordato come il cucciolo appena nato acquisisca un’immunità passiva contro il cimurro dalla madre con il colostro, la quale scende al di sotto dei livelli protettivi tra l’ottava e la quattordicesima settimana di vita.

E’ consigliabile vaccinare i cani contro il cimurro a partire dall’ottava settimana di età e ripetere la vaccinazione dopo tre-quattro settimane con richiamo annuale.

 

Epatite infettiva del cane

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L’epatite infettiva del cane è provocata da un virus canino , che è eliminato attraverso tutte le secrezioni durante le fasi acute dell’infezione e può colpire i canidi in generale. Esso penetra nell’organismo attraverso bocca e naso, si localizza nelle tonsille, per, poi, diffondersi a tutti i tessuti . Nel fegato provoca gravi alterazioni od un’infiammazione cronica , mentre negli altri organi è soprattutto causa di effetti patologici a carico dell’occhio, del rene e dei vasi in genere. A livello renale il virus persiste per lungo tempo e le urine possono rappresentare una fonte di disseminazione dell’agente patogeno, protratta nel tempo (6-9 mesi).

Questa infezione non dimostra predisposizione né di razza né di sesso; possono essere colpiti tutti i cani non vaccinati di qualunque età, ma si riscontra con maggiore frequenza in quelli al di sotto di 1 anno. La sintomatologia è variabile; può presentarsi in forma acuta con febbre assai elevata, vomito, diarrea, dolori addominali, aumento di volume del fegato, presenza di liquido in addome, infiammazione del rene, tonsillite, faringite, alterazioni a carico del cervello. I sintomi oculari possono essere evidenti durante la fase acuta dell’infezione o successivi alla guarigione da una forma subclinica. Nella forma subacuta la sintomatologia è sovrapponibile, ma si presenta in maniera più attenuata. La terapia è di supporto, va protratta sino a che non sia superata la fase acuta della malattia e si basa sul ricorso alla fluidoterapia per via parenterale con supplemento di potassio e zuccheri, alla somministrazione di antibiotici a largo spettro per prevenire l’insorgenza di complicazioni batteriche . E’ opportuno alimentare il paziente con cibi altamente digeribili. La vaccinazione si è dimostrata di grande efficacia per la prevenzione dell’infezione in questione; si consiglia di vaccinare i cani con due dosi di vaccino con un intervallo di 3-4 settimane a 8-10 settimane ed a 12-14 settimane di età.

E’ raccomandato il richiamo annuale.

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